LA RICONVERSIONE DELLA POLITICA DI SICUREZZA E PACE

26/05/2020 15:49

a cura dell' Avv. Laila simoncelli


I. Nuove dimensioni della sicurezza umana
Negli ultimi decenni il tipo e le dimensioni dei fattori costituenti una minaccia per la sicurezza sono cambiati, ogni Paese ha bisogno di istituzioni e strutture in grado di creare e sostenere società pacifiche, e questa analisi ha l'obiettivo di offrire una valutazione di distanza rispetto a questa affermazione e una prospettiva ai governi nella creazione di società più pacifiche e resilienti, in grado di resistere a shock interni ed esterni. Riteniamo infatti fondamentale aumentare la consapevolezza riguardo alle infrastrutture per la pace e al loro ruolo essenziale nel quadro delle strategie sostenibili per le politiche di sicurezza. Lo sviluppo sostenibile non può essere realizzato senza pace e sicurezza, e pace e sicurezza necessitano nuovi e rigenerati paradigmi.

L'ONU ha compiuto sforzi concertati nell'ambito della propria architettura di pace e sicurezza per sviluppare le infrastrutture per la Pace a livello globale. Nel 2006 ha istituito la Peacebuilding Commission (PBC), il Peacebuilding Support Office e il Peacebuilding Fund (PBF). L'architettura opera in conformità con la definizione del consenso sulla costruzione della pace che è stata adottata dal Comitato politico del Segretario generale nel 2007. Più di recente la risoluzione dell'Assemblea Generale del 19.12.2016,A/C.3/71/L.29 art. 3 e art.4– richiamando la dichiarazione del diritto dei popoli alla pace (Risoluzione dell'Assemblea Generale 39/11, annex 1984 ) – riconosce che la Pace non è solo assenza di conflitto, ma richiede anche un processo partecipatorio positivo e dinamico, in cui il dialogo è incoraggiato ed i conflitti vengono risolti in spirito di reciproca comprensione e cooperazione (A/C.3/71/L.29, Preambolo) e dove gli Stati sono esortati assumere appropriate misure sostenibili per implementarla.

Purtroppo molta e troppa attenzione è stata dedicata al dibattito sulla sicurezza rispetto alle capacità di difesa basate sulle istituzioni militari, mentre nessuna o pochissima è stata dedicata al dibattito sulle capacità di pace attraverso un quadro civile e strutturale di pace.

Dovremmo e potremmo avere istituzioni di pace con un Ministero della Pace e con varie componenti proprio come nel caso delle istituzioni militari: corpi di cadetti di pace, capacità di attirare l'assistenza e la solidarietà volontaria, formazione e istruzione, amministrazione, posti di lavoro e opportunità di carriera, status professionale, rappresentanza diplomatica, una politica industriale ed economica, proprio come il Ministero della difesa ha tutte queste componenti.
Gia dal 1994 con "Nuove dimensioni della sicurezza umana" l'ONU, nel suo Human Development Report, libera il tema della sicurezza da quelle interpretazioni restrittive legate alle aggressioni esterne o come sicurezza globale di fronte alla minaccia nucleare, per formularne una completamente nuova. Sicurezza significa creare sistemi politici sociali, ambientali, economici e culturali che insieme forniscano gli elementi costitutivi della sopravvivenza, il sostentamento e la dignità.

Una prospettiva inspirata dalle parole dello stesso Kofi Annan, allora Segretario Generale, per il quale "la sicurezza umana, nel suo significato più largo, abbraccia molto più che l'assenza di un conflitto violento. Comprende infatti i diritti umani, la good governance, l'accesso all'educazione e alla sanità e infine la garanzia che ogni individuo abbia le opportunità e le possibilità di scelta per esprimere il suo potenziale. Ogni passo in questa direzione è anche un passo verso la riduzione della povertà, lo sviluppo economico e la prevenzione dei conflitti. Libertà dal bisogno, libertà dalla paura e la libertà delle future generazioni di ereditare un ambiente naturale sano – questi sono gli elementi costitutivi di una sicurezza umana, e dunque nazionale".
Se durante il secolo scorso i principali pericoli per la collettività e per gli stati-nazione erano rappresentati dai conflitti bellici, oggi i fattori di crisi primari - economici, culturali, lavorativi, ambientali - non sembrano essere diretta conseguenza delle operazioni belliche quanto piuttosto di un modello politico-economico che ha avuto modo di dimostrare tutti i suoi tragici limiti.
Gli investimenti nelle dotazioni di armamenti si sono rivelate incapaci a risolvere situazioni di crisi; anzi, nella maggior parte dei casi sono stati una delle principali cause. Ciononostante, la struttura militare continua ad essere lo strumento prediletto dalla maggior parte dei governi nel predisporre strumenti per la sicurezza e la politica internazionale preferendola a soluzioni di altro tipo.

Ma occorre cambiare strada e riconsiderare innanzitutto le priorità della politica e dell'uso delle risorse. Non ci sono processi inevitabili, una nuova visione attuativa è possibile promuovendo una globalizzazione dal basso: organizzazioni della società civile, comunità ed istituzioni locali e regionali che si adoperano a prevenire e rifiutare ogni forma di violenza, a sostituire la cultura della guerra con la cultura della pace, la cultura della competizione senza scrupolo con quella della cooperazione, l'esclusione con l'accoglienza, l'individualismo con la solidarietà, la separazione con la condivisione, l'arricchimento con la ridistribuzione, la sicurezza nazionale armata con la protezione.

II. Il Ministero della Pace risvolto evolutivo nelle politiche di Sicurezza
Il concetto di crisi e sicurezza di Stati, regioni e popolazioni si è sempre più intrecciato, durante gli ultimi sei anni, con quello di fragilità, ed è urgente predisporre una nuova alleanza istituzionale tra i cittadini e le istituzioni. Con l'Istituzione del Ministero della Pace, si lavorerebbe in modo proattivo e interattivo con ogni ramo della pubblica amministrazione su tutte le questioni politiche relative alle condizioni di pace includendo la ricchezza intellettuale e spirituale del popolo italiano coinvolgendo organizzazioni private, pubbliche e non governative nell'amministrazione e nel suo sviluppo di politiche e programmi, raccomandazioni politiche e policy specifiche.
Il lavoro del nuovo Ministero dovrebbe essere dedicato alla costruzione della pace e allo studio delle condizioni favorevoli alla pace sia interna che internazionale, in particolare assumendo un ruolo di leadership in coordinamento con gli ministeri nell'affrontare questioni di pace, ordine, giustizia e buon governo e nel portare avanti le responsabilità di protezione civile coordinandosi con ogni livello della società civile. In buona sostanza mantenere la pace come principio organizzativo nella società con:

•promozione di politiche di Pace
•disarmo: monitoraggio dell'attuazione degli accordi internazionali, studi e ricerche per la graduale differenziazione produttiva e la riconversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa
•Difesa della Patria Civile Non Armata e Nonviolenta
•Prevenzione e Riduzione della violenza sociale e culturale
•qualificazione delle politiche di istruzione rispetto a nonviolenza, trasformazione positiva e nonviolenta dei conflitti, diritti umani.
•promozione di un linguaggio libero dall'odio
•dialogo interculturale e processi di integrazione
•attività di ricerca per la pace, il disarmo, e la giusta e duratura risoluzione dei conflitti
•prevenzione dei conflitti armati , riconciliazione, riparazione e mediazione, promozione dei diritti umani, solidarietà internazionale, educazione alla pace nel mondo.

III. Il crescente interesse per le infrastrutture per la pace
L'ultimo decennio ha mostrato un costante aumento dell'interesse per le strutture di pace basate sulle esigenze locali.
Ad esempio, negli ultimi anni abbiamo visto molti esempi di elezioni contestate. La violenza post-elettorale in Kenya nel 2007/08 in un Paese percepito come stabile e pacifico ha avuto un grande impatto sulla comunità internazionale e questo accade e può accadere in molti altri Paesi anche europei. Le storie di come il Ghana e il Kenya sono riusciti a prevenire o a ridurre la violenza creando un'infrastruttura per la pace, hanno avuto un impatto in molti altri Stati e, di conseguenza, molti visitatori stranieri si sono recati ad Accra e Nairobi per un consiglio.
Di interesse in Italia per l'intervento civile in zone di aperto conflitto è l'esperienza del Corpo Non violento di Pace <Operazione Colomba> per un'alternativa risoluzione e riconciliazione del conflitto in diversi stati. (Albania, Palestine, Lebanon, Colombia).

Mentre il Costa Rica ha istituito il suo Ministero della Giustizia e della Pace già nel 2009 seguito da Nepal, Isole Solomon, come recentissima istituzione lo troviamo in San Marino Etiopia e Afghanistan, mentre il Togo, la Sierra Leone, la Costa d'Avorio, l'Uganda, il Burundi e il Kirghizistan stanno tutti esaminando eventuali misure per preparare strutture di pace.
Proposte di legge e azioni civiche in tal senso sono state e/o sono attive in Australia, Stati Uniti, Regno Unito e Canada (BILL C-373) e in un vasto movimento di alleanza internazionale (Gamip). Come gia concludeva John Paul Lederach sulla base della sua partecipazione ai processi civili di pace:"Ho una tesi piuttosto modesta. Credo che la natura e le caratteristiche dei conflitti contemporanei suggeriscano la necessità di un insieme di concetti e approcci che vadano oltre la tradizionale diplomazia statalista. Costruire la pace negli odierni conflitti richiede un impegno a lungo termine per la creazione di un'infrastruttura a tutti i livelli della società, un'infrastruttura che rafforzi le risorse della riconciliazione dall'interno di quella società e massimizzi il contributo dall'esterno".

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