E se l'equazione di Einstein valesse anche per il Diritto alla Pace?

| 22/06/2020 11:12


Commento a cura di Fabio Agostoni

Chiunque di noi, almeno una volta nella vita, si è fermato per un attimo a contemplare la famosa equazione di Albert Einstein

E = mc ²

Si rimane affascinati, ma anche un po' disorientati da questa breve formula che racchiude in sè una rivoluzione.

Quando apparve nel 1905, questa formula iniziò a cambiare il mondo facendo comprendere a tutti la relazione esistente tra la materia e l'energia e facendoci scoprire come esse siano, di fatto, interscambiabili.

Da qui la domanda: e se la formula dell'equazione di Einstein valesse anche per il diritto alla Pace ?

Una ipotetica formula parallela potrebbe suonare così:

Il Diritto alla Pace (dP) sarebbe uguale (=) al Dritto allo Sviluppo (dS) moltiplicato per le Infrastrutture per la Pace (IP) elevate alla potenza dei Diritti Umani (DU).

Il Diritto alla Pace rappresenta la E (Energia) di Einstein, il Diritto allo Sviluppo ne è la massa (m) che fornisce sostanza all'equazione e promuove appunto - nella sua dimensione di diritto - uno Sviluppo che è sostenibile per il nostro futuro perché legato alla Pace.

Le IP - Infrastrutture per la Pace - rappresentano la costante (c) velocità della luce, le Infrastrutture che dovrebbero, con costanza appunto, agevolare lo sviluppo sostenibile permettendo la concretizzazione del Diritto alla Pace; a condizione che il tutto sia elevato alla potenza dei Diritti Umani - il fattore esponenziale che da sostenibilità e credibilità alla formula.
Probabilmente di fronte a questa ipotetica equazione giuridica si tende a provare lo stesso disorientamento che c'è di fronte all'originaria equazione di Einstein.

Ma a guardarla bene questa formula mette semplicemente in relazione Pace, Sviluppo e Diritti Umani in una logica di diritti e di buon senso. Diritto e Buon Senso che, come insegnava già anni fa Francesco Galgano nel suo famoso "Il Rovescio del Diritto", a volte è bene vadano assieme.
Di tutte le variabili qui sopra, quella che è la più importante, la chiave di volta che permette di comprendere meglio il senso della formula, è la piccola "c" ovvero la "costante della velocità" di Einstein, che nell'equivalente formula giuridica è il fattore Infrastrutture per la Pace / Infrastructure for Peace (IP / I4P).

Fin dalle origini, un diritto per essere definito tale deve essere concreto, deve poter soddisfare i bisogni della vita, influenzare le relazioni umane, generare doveri e risolvere ingiustizie.

Ed è proprio per questo che un diritto così apparentemente astratto come il diritto alla Pace ha davvero bisogno di una costante "c" moltiplicatrice di velocità, cioè di una IP Infrastruttura per la Pace che permetterebbe al diritto di divenire concreto se non addirittura essenziale nella nostra vita di tutti i giorni.

Ma cos'è un'Infrastruttura per la Pace? Perché l'idea di creare una IP per dare concretezza al Diritto alla Pace?

Possiamo dire che un possibile motivo è questo: l'Infrastruttura per la Pace è come l'indirizzo di casa del Diritto alla Pace.

E come tutti gli "indirizzi di casa" gli fornisce una residenza, dando al Diritto alla Pace una vera e propria cittadinanza in ogni Paese.

Non un semplice domicilio, che farebbe sentire il diritto alla Pace un po' come un ospite provvisorio e a volte anche scomodo, ma una vera e propria residenza stabile che lo riconosce cittadino a pieno diritto, con tutti i diritti e doveri.

Una tale cittadinanza il diritto alla Pace l'ha già acquistata di diritto nel nostro Paese attraverso la Costituzione, ma di certo una vera Infrastruttura per la Pace (IP) come il Ministero della Pace potrebbe rivitalizzarla.

In questi tempi così strani che viviamo, dove la pandemia da COVID19 ha annullato o attenuato molti dei nostri diritti acquisiti ci siamo però accorti che alcuni valori come la solidarietà e la fraternità sono alla base del nostro ordinamento giuridico perché sono nel nostro DNA così come nella nostra Costituzione.

E allora perché non pensare alla creazione di un'Infrastruttura per la Pace (IP) - come l'istituzione del Ministero della Pace – proprio adesso in questa fase di ripresa post o intra pandemia, per promuovere e rafforzare nel concreto proprio quei valori basilari di solidarietà e fraternità che abbiamo fortemente riscoperto nel momento del bisogno e che già appartengono al nostro Ordinamento ed alla nostra Costituzione?

Già Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2014 affermava con chiarezza che: "la fraternità genera la pace sociale perché crea un equilibrio fra libertà e giustizia, fra responsabilità personale e solidarietà, fra il bene dei singoli e bene comune". Forse oggi nel 2020, dopo i mesi di lockdown e nella fluidità di questi tempi, queste parole ci sembrano ancora più vere.

Di questo erano già convinti anche i nostri "vicini di casa" francesi quando nel ‘700 fondarono la loro rivoluzione sui tre cardini: "Liberté, Egalité, Fraternité".

Anche la Comunità Internazionale è sempre più alla ricerca di un modo più forte e più diplomatico per rendere la Pace una costante ed un fattore di sviluppo. Lo sta facendo da anni con l'approvazione di dichiarazioni e risoluzioni roboanti che cercano di concretizzare sempre più il diritto alla Pace: dalla dichiarazione del 1978 "On the Preparation of Societies for Life in Peace" (A/RES/33/73) a quella del 1984 "On the Rights of Peoples to Peace" (A/RES/39/11) alla dichiarazione UNESCO del 1999 "Declaration and Programme of Action on a Culture of Peace" (A/RES/52/234), fino all'ultima dichiarazione del 2016 "Declaration on the Right to Peace" (A/RES/71/189).

Così come lo fa attraverso varie Risoluzioni adottate negli anni col titolo "Promozione della pace quale requisito vitale per il pieno godimento di tutti i diritti umani da parte di tutti" ("Promotion of peace as a vital requirement for the full enjoyment of all human rights by all" A/RES/60/163 del 2005, A/RES/62/163 del 2007, A/RES/65/222 del 2010, A/RES/67/173 del 2012, A/RES/69/176 del 2014, A/RES/73/170 del 2018); l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ricorda sempre in tutte queste risoluzioni, l'art. 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani di 75 anni fa, secondo cui "Ognuno ha diritto ad un ordine sociale ed internazionale nel quale i diritti e le libertà fondamentali enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani possono essere pienamente realizzati" e sottolinea con forza in ogni suo testo che "la Pace è un requisito vitale per la promozione e la protezione di tutti i diritti umani di tutti."

Ecco allora perché l'IP, le Infrastrutture per la Pace che, nell'ipotetica formula fisica del Diritto alla Pace, è la nostra costante moltiplicatrice della velocità, è così importante.

Anche perché l'IP funziona, tutta la formula funziona, solo se c'è l'elevazione al quadrato dei Diritti Umani. Solo se Pace e Sviluppo sono guidati dal sistema Diritti Umani che funziona appunto da "potenza" elevando i fattori moltiplicatori.

Perché, per promuovere i valori su cui fondiamo il nostro Ordinamento, per dare uno sviluppo sostenibile a noi, ai nostri figli e magari anche ai nostri nipoti, occorre avere un indirizzo a cui rivolgersi, una casa dove poter bussare; occorre sapere dove il Diritto alla Pace sta di casa per farsi compagni di ripresa.

Perché solo rendendo concreto questo Diritto alla Pace, sapremo e soprattutto dovremo applicarlo.

Come già scriveva Antonio Cassese in un saggio di alcuni anni fa intitolato "L'uomo animale crudele", se si guarda alla diffusione e all'intensità della violenza attuale nel mondo, non solo a quella che proviene dagli Stati ma anche a quella provocata dagli individui, siano essi terroristi, guerriglieri o insorti, il bilancio tende ad essere cupo.

"Per non disperare" Cassese richiamava il discorso che un grande leader americano come Robert Kennedy pronunciò a Città del Capo il 7 giugno 1966, in un'epoca in cui la lotta contro l'apartheid era al suo apice. In quel discorso Kennedy disse: "Ogni volta che un uomo si leva per difendere un ideale, o si batte per migliorare il destino degli altri, o insorge contro un'ingiustizia, egli lancia una minuscola onda di speranza (a tiny ripple of hope)", un'onda che incontrandosi con tante altre che vengono da "altre sorgenti di energia e di audacia, possono formare una corrente capace di abbattere le più possenti muraglie di oppressione".

Queste parole si possono leggere ora scolpite sulla tomba di Robert Kennedy.

Forse che possano valere anche per noi adesso e per realizzare il sogno di una società fondata sul Diritto alla Pace di ciascun individuo e di ogni popolo ?

Vetrina