Stato di crisi e resilienza: un Ministero ad hoc

| 03/07/2020 08:48

Commento a cura dell'Avv. Laila Simoncelli


I. Un vuoto istituzionale da colmare


Una "cultura della pace" (di cui al nostro art. 11 Cost) è stata definita come "un insieme di valori, atteggiamenti, comportamenti e modi di vita che rifiutano la violenza e prevengono i conflitti affrontandone le cause alla radice per risolvere i problemi attraverso il dialogo e la negoziazione tra individui, gruppi e nazioni". In breve, la costruzione di una cultura della pace richiede lo sviluppo di una nuova mentalità giuridica verso il conflitto e la violenza.
Molti ministeri e dipartimenti esistenti nell'attuale assetto organizzativo del nostro ordinamento - Difesa, Affari Esteri, Interno, Istruzione, pari Opportunità e altri - sono coinvolti in vari aspetti nel tentativo di costruire una società più pacifica, ma i loro sforzi sono comunque limitati dalle molte altre funzioni in cui si impegnano e non specificamente a ciò dedicate; se è vero che si può sostenere che questi ministeri svolgono alcune o diverse delle funzioni che ineriscono alla difesa della Pace, manca un loro ruolo proattivo, strategico e sistematico, di respiro a lungo termine e non emergenziale.
Legittimo è chiedersi se il Ministero dell'Interno o della Difesa, i cui compiti sono concentrati sul proteggere il Paese da qualsiasi invasione dall'esterno con strategie militari, politiche di armamento e strategie di controllo da aggressioni, possa coprire funzionalmente quella più specifica politica, strategica e strutturale, "proattiva" verso i pilastri delle società pacifiche e costruttrici di pace attinenti, tra gli altri, al monitoraggio sul Disarmo, promozione dei Diritti umani e dello Sviluppo sostenibile e ancora la Difesa Civile Non Armata.
E' quindi necessario un impulso istituzionale specifico, un ministero per la costruzione della pace per incoraggiare in ogni modo possibile, la resilienza e la coesione sociale. Un tale ministero sarebbe funzionalmente ed interamente dedicato all'edificazione della pace, alla costruzione della pace e all'educazione alla pace.
Del resto questa necessità storico-giuridica è quanto mai evidente da quanto stiamo attualmente vivendo con le crisi generate dal coronavirus, una delle più grandi sfide storiche del Pianeta. La pandemia di Covid-19 ci ha fatto toccare con mano l'estrema fragilità dei sistemi complessi e interconnessi. L'emergenza è uno shock sistemico che incide prepotentemente su abitudini, comportamenti, modelli e ogni tipo di eredità del passato, facendo emergere nodi infrastrutturali mai risolti. Stiamo vivendo una crisi di proporzioni senza precedenti che sarà un banco di prova anche per un rinnovamento istituzionale per il futuro dell'unità europea.
In questo contesto, non è più possibile declinare il concetto di sostenibilità senza associarlo a quello di resilienza individuando, accanto alle varie unità istituzionali di crisi, una unità di resilienza, un nuovo Ministero ad hoc, per proteggere, promuovere, prevenire, preparare e trasformare secondo un criterio di sicurezza umana diverso.


II. La Costituzione e la partecipazione dei cittadini


Il ministero per la costruzione della pace è stato istituito in diversi, e non pochi Paesi, ed è un'esperienza reale da cui attingere, un modello da seguire e la dimensione del suo compito può essere efficacemente replicata, senza timore per la novità.
Basti pensare che i ministeri dell'ambiente e delle Pari Opportunità erano inediti 30 anni fa, così come quello della Salute poco più distante nel tempo: ora la maggior parte dei Paesi li ha istituiti.
Significativo per un parallelismo strategico proprio il percorso del Ministero della Salute in Italia; si pensi che solo con la legge Pagliani-Crispi del 1888 inizia il processo di cambiamento delle funzioni istituzionali in ambito sanitario- che erano essenzialmente intese come compiti di polizia sanitaria con un approccio di vigilanza igienica e controllo ed affidate al Ministero dell'Interno. Solo molto tempo dopo, dal 1945, tali funzioni furono assunte dall'Alto commissariato per l'igiene e la sanità pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con un'evoluzione prospettica nuova; l'obiettivo strategico non era più solo curare, ma prevenire e mantenersi in buona salute nel corso della vita. Molte malattie si potevano quindi evitare, intervenendo sui principali fattori di rischio modificabili (tabagismo, abuso di alcol, scorretta alimentazione, sedentarietà) e poi curare grazie alle diagnosi precoci.
Si poteva incidere con prevenzione universale oltre che specifica "disinnescando in maniera proattiva" i fattori di rischio ed infine con la legge 296 del 13 marzo 1958 venne istituito e non senza un ampio e acceso dibattito giuridico, il Ministero della Sanità: assorbì le competenze dell'Alto Commissariato e delle altre amministrazioni centrali preposte alla sanità pubblica e nel 2001 anche il nome del Ministero cambierà da Sanità a Salute. Si passa dalla politica di sicurezza come controllo sanitario ad una politica di sicurezza della salute proattiva.
Questi nuovi Ministeri essendo stati creati, sono diventati un fatto consolidato della vita politica e hanno sviluppato uno slancio proprio. Alla fine, ciò che una volta era visto come puramente utopistico, è stato riconosciuto praticamente possibile e quanto mai di saggezza costituzionale.
D'altra parte, la crescente richiesta di partecipazione dei cittadini alle decisioni e alle azioni che riguardano la cura di interessi aventi rilevanza sociale, presenti nella nostra realtà come in quella di molti altri paesi europei, ha oggi la sua legittimazione nella nostra legge fondamentale e anche nella legislazione europea col principio di sussidiarietà, cardine delle relazioni tra Stato e corpi intermedi.
Dopo la riforma del Titolo V della Carta Costituzionale (art.118), viene sostanzialmente sancito il dovere, da parte delle amministrazioni pubbliche, di favorire la partecipazione il cittadino alla costruzione del Paese, sia come singolo sia attraverso i corpi intermedi, nella consapevolezza delle conseguenze positive che ne possono derivare per le persone e per la collettività in termini sia di benessere spirituale che materiale.
Si veda in proposito la recente Sentenza n.131/2020 della Corte Costituzionale che offre spunti di grande rilievo rispetto alla c.d. "sussidiarietà orizzontale" affrontando nel caso concreto una vera e propria forma "procedimentalizzazione dell'azione sussidiaria – strutturando e ampliando una prospettiva che era già stata prefigurata" dal principio di cui all'ultimo comma dell'art. 118 Cost..
Si può sostenere che molte delle funzioni del nuovo ministero nel creare una cultura della pace, sono in realtà funzioni che la società civile da tempo "agisce" e sono queste azioni civiche che cercano quella "casa istituzionale ed amministrativa" la quale, in conformità al dettato costituzionale, ha il dovere di favorirle in modo strutturale su larga scala e di farsi ascolto co-progettuale.
Il ministero potrà e dovrà utilizzare l'esperienza e le competenze della società civile, il naturale e miglior veicolo per costruire una cultura della pace, finanziandola nello svolgimento concreto di tali molteplici attività, liberandola, realizzando ed espandendo la sussidiarietà costituzionale.


III. Conclusioni


Tutte le attività che hanno portato a un cambiamento sociale si sono sempre basate su un'attenta pianificazione strategica. Ciò comporta una visione per il futuro, una missione per la particolare organizzazione, i principi con cui essa opererà, i suoi obiettivi specifici, i suoi target a breve, medio e lungo termine.
L' istituzione di un Ministero ad hoc, il Ministero della Pace, è una necessità costituzionale, per una efficace e rinnovata costruzione di società pacifiche e resilienti.

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