antiriciclaggio

Come cambierà il dispositivo europeo antiriciclaggio alla luce del recentissimo Action Plan lanciato dalla Commissione?

| 29/07/2020 10:30

a cura di Marco Letizi, Avvocato e Dottore Commercialista. Esperto della Commissione Europea e del Consiglio d'Europa


Inquadramento giuridico del sistema europeo antiriciclaggio

Con la Risoluzione dello scorso 10 luglio, il Parlamento europeo ha adottato il Piano d'azione della Commissione sulla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, invocando un approccio a tolleranza zero e procedure di infrazione contro numerosi Stati membri che non hanno ancora attuato la direttiva 2015/849/UE e recepito la più recente direttiva 2018/843/UE.

Il Piano di Azione pubblicato dalla Commissione Europea il 7 maggio 2020 completa una prolifica produzione normativa dell'Unione, che si fonda sulle ben note tre Direttive antiriciclaggio, emanate nel giro di quattro anni (la sesta direttiva, deve ancora essere trasposta nell'ordinamento nazionale, i Paesi membri hanno tempo sino a dicembre 2020, mentre per le precedenti la Commissione ha avviato procedure di infrazione contro diversi Stati membri per il loro mancato o parziale recepimento).

A questo nucleo centrale, si aggiungono alcune recenti direttive, che rafforzano taluni aspetti del dispositivo complessivo di contrasto dell'Unione. In particolare, la Direttiva n.2019/878 del 20 maggio 2019, in materia di rafforzamento della cooperazione tra le autorità e gli organismi responsabili del rispetto delle norme antiriciclaggio e le autorità competenti responsabili dell'autorizzazione e della vigilanza prudenziale presso gli enti creditizi e gli istituti finanziari e che consolida il ruolo dell'Autorità Bancaria Europea (ABE) nella sua attività di vigilanza in materia di compliance e di intensificazione della cooperazione su temi afferenti all'antiriciclaggio e all'antiterrorismo; la Direttiva n. 2019/1153 del 20 giugno 2019 (che dovrà essere trasposta dagli Stati membri entro il 1 agosto 2021) che faciliterà l'accesso ai registri centralizzati dei conti bancari e dei conti di pagamento da parte delle autorità degli Stati membri impegnate nella lotta al riciclaggio e, infine, la Direttiva n. 2019/1937 del 23 ottobre 2019, in materia di whistleblowing, che introduce una serie di misure poste a protezione delle persone che lavorano in determinati settori, pubblici o privati, e che rendono note violazioni del diritto dell'Unione afferenti al loro contesto lavorativo.

A rafforzare l'articolato dispositivo di contrasto, la Commissione ha pubblicato, il 19 luglio 2019, un pacchetto di comunicazioni che stabiliscono una serie di misure che tentano di mitigare i punti di debolezza del sistema europeo antiriciclaggio e che evidenziano la necessità di una migliore implementazione e armonizzazione delle norme esistenti anche mediante l'introduzione di un regolamento europeo, l'interconnessione di database centralizzati relativi alle informazioni sui conti correnti bancari, la previsione di istituire un organismo europeo con compiti di vigilanza in materia di antiriciclaggio e di finanziamento del terrorismo nel settore finanziario e un organismo di coordinamento e supporto delle attività delle Unità d'Informazione Finanziaria degli Stati membri.

Action Plan della Commission Europea del 7 maggio 2020

La Commissione Europea ha ulteriormente consolidato il sistema di contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo, con l'obiettivo di sovrintendere e coordinare le norme europee nello specifico settore, nonché di superare gli esistenti elementi di criticità che indeboliscono il sistema normativo nel suo complesso. È quanto prevede il Piano d'Azione della Commissione, pubblicato lo scorso 7 maggio, contenente misure volte a contrastare più efficacemente tali fenomenologie criminali, concepito in risposta alla risoluzione del Parlamento Europeo del 19 settembre 2019, che sollecitava la Commissione ad una maggiore incisività delle misure antiriciclaggio a livello europeo e ad un veloce recepimento delle direttive già emanate da parte degli Stati membri e della posizione assunta da Ecofin il 5 dicembre 2019, che invitava la Commissione ad esplorare azioni volte ad un rafforzamento del vigente apparato normativo.

Le principali novità introdotte dal Piano d'azione

Anzitutto, viene previsto il monitoraggio della corretta implementazione della IV e V direttiva da parte degli Stati membri. Al riguardo, la Commissione sta completando uno studio sull'effettiva applicazione della IV direttiva, che verrà completato a metà del 2021 e i cui risultati verranno compendiati in una specifica relazione della Commissione. Con riferimento al recepimento della V direttiva, la Commissione ha già lanciato una serie di procedure di infrazione contro gli Stati membri che si sono resi inadempienti circa l'obbligo di comunicare le relative misure di attuazione.

La seconda novità riguarda l'ipotesi di rendere immediatamente applicabili, sotto forma di regolamento, le norme europee concernenti la lista dei soggetti obbligati, i requisiti dell'adeguata verifica della clientela, i controlli interni, la segnalazione di operazioni sospette, i meccanismi relativi all'accesso alle informazioni sui conti correnti bancari e titolari effettivi contenuti nei database centralizzati e una più armonizzata procedura di identificazione dei soggetti PEP.

La terza novità, in realtà già anticipata nel pacchetto di comunicazioni del 19 luglio 2019, riguarda l'istituzione di un organismo europeo di supervisione, avente competenza su tutti i settori di rischio (finanziari e non finanziari), con il compito di integrare e supportare direttamente i sistemi di vigilanza nazionali, garantire l'applicazione armonizzata delle norme dell'Unione in materia di antiriciclaggio e di finanziamento del terrorismo, assicurare un costante flusso informativo concernente le vigenti procedure di compliance e le principali lacune nel sistema ed intensificare il coordinamento con le autorità di vigilanza dei Paesi terzi. Il Piano di Azione delinea, altresì, un'ipotesi alternativa, prevedendo che l'organismo di supervisione europeo possa avere una responsabilità diretta sul settore finanziario e indiretta sul settore non finanziario, ovvero limitata al solo settore finanziario. La Commissione precisa che i compiti di supervisione a livello europeo potrebbero essere affidati ad una Agenzia di nuova istituzione oppure all'Autorità Bancaria Europea, il cui ruolo è stato di recente rafforzato dalla Direttiva n.2019/878 del 20 maggio 2019.

Ulteriore novità riguarda la previsione di istituire un organismo di coordinamento e supporto al sistema delle UIF nazionali, con una particolare attenzione all'individuazione di operazioni sospette aventi una dimensione transazionale e allo sviluppo di analisi congiunte relative a casi transfrontalieri.

Nel Piano di Azione si ipotizza di affidare detto ruolo di supporto e coordinamento ad una Agenzia Europea già esistente, come ad esempio la piattaforma europea delle UIF, o ad un indipendente organismo di nuova istituzione.

Il Piano di Azione si concentra, altresì, sul rafforzamento della cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo, mediante l'introduzione di nuove norme atte a rendere più speditiva l'individuazione, il sequestro e la confisca degli asset criminali a livello europeo (Regolamento n. 2018/1805), l'istituzione del Centro Europeo per i crimini economici e finanziari istituito presso Europol, la realizzazione di un nuovo network operativo in materia di antiriciclaggio (AMON), che faciliterà le indagini finanziarie transfrontaliere tra le competenti autorità e, infine, l'Ufficio del Procuratore Europeo competente in materia di reati contro le frodi in danno del bilancio dell'Unione Europea (operativo dalla fine del 2020).

Infine, la Commissione delinea una nuova metodologia di identificazione dei Paesi terzi, aventi deficienze strategiche nei rispettivi regimi antiriciclaggio e di finanziamento al terrorismo che si basa sull'interazione tra l'Unione e il GAFI nel processo di elaborazione delle liste, sulla consultazione degli esperti nei Paesi membri e su una maggiore interlocuzione con i Paesi terzi da svilupparsi in cooperazione con il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE).

Quale membro del GAFI, la Commissione continuerà a tenere conto delle raccomandazioni del GAFI per affrontare i rischi derivanti dalle operazioni che coinvolgono i Paesi terzi pur tuttavia ritenendo anche la capacità di applicare misure adeguate indipendentemente dalle raccomandazioni adottate dal GAFI.

In tale contesto, l'individuazione dei menzionati due nuovi organismi europei, rispettivamente, di supervisione e di coordinamento e supporto al sistema delle UIF nazionali, potrebbero essere funzionali a mitigare il rischio derivante dai Paesi terzi attraverso l'adozione di opportune misure in capo ai soggetti obbligati, in relazione al tipo e gravità delle deficienze strategiche dei sistemi antiriciclaggio di quei Paesi.

Nell'ambito misure volte a gestire i rischi derivanti dai rapporti con i Paesi terzi, il Piano di Azione della Commissione individua anche uno strumento di assistenza tecnica in favore dei Paesi terzi volto a migliorare la loro capacità di individuare e superare gli elementi di criticità dei loro sistemi nazionali antiriciclaggio e di finanziamento al terrorismo.

I Paesi terzi che sono stati inseriti nella lista: Bahamas, Barbados, Botswana, Cambogia, Ghana, Giamaica, Mauritius, Mongolia, Myanmar, Nicaragua, Panama e Zimbawe.

I Paesi terzi che sono stati esclusi dalla lista: Bosnia- Herzegovina, Etiopia, Guyana, Repubblica Democratica di Lao, Sri Lanka e Tunisia.

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