Sanzioni e restrizioni all'export verso la Russia: dagli USA la condanna alla reclusione per un manager italiano. La gravità delle pene impone adeguate procedure di compliance.

30/07/2020 09:49

di Gianluca Cattani | Fabio Cozzi - Studio Legale Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher LLP

Nel corso del mese di dicembre 2019 il Dipartimento della Giustizia americano US District Court for the Southern District of Georgia aveva reso noto l'avvio di un procedimento penale nei confronti di alcune società e individui – inclusi due cittadini italiani, il direttore commerciale e manager di una società italiana attiva nel settore dell'energia e il direttore commerciale di un'altra società italiana attiva nel settore delle infrastrutture e delle costruzioni – per avere cercato di esportare – insieme a soggetti russi - una turbina Vectra 40G di fabbricazione americana in Russia, in violazione delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti nei confronti della Russia, in particolare in seguito all'annessione della Crimea avvenuta nel 2014 e tuttora considerata illegale dalla comunità internazionale. In particolare, gli imputati sono stati accusati di avere occultato, ricorrendo a condotte decettive e fraudolente, la vera destinazione della turbina, ingannando la società produttrice americana circa l'identità dell'utilizzatore finale del componente, e sono stati altresì accusati di riciclaggio e frode bancaria. Il procedimento si è concluso – come riferito nel mese di giugno 2020 dal Dipartimento della Giustizia USA - con la condanna di un manager italiano a 28 mesi di reclusione, per aver preso parte a quello che è stato definito dall'agente dell'FBI responsabile dell'indagine "un audace e svergognato schema di evasione delle sanzioni americane", in particolare dell'International Emergency Economic Powers Act ("IEEPA") e dell'Export Control Reform Act .

Le sanzioni americane contro la Russia riguardano, tra le altre cose, un severo regime autorizzativo per l'esportazione verso la Russia di componenti e tecnologie utilizzabili nei settori militare e della proliferazione nucleare, nonché in determinati settori strategici, tra i quali quello dell'estrazione di petrolio e gas in acque profonde e nel circolo polare artico. In particolare, il Dipartimento del Commercio americano (the Department of Commerce – Bureau of Industry and Security, "BIS") gestisce un'apposita lista di soggetti ("Entity List"), che comprende società, enti di ricerca, individui, organizzazioni private e governative, sottoposti all'obbligo di specifica licenza per l'esportazione, la ri-esportazione o il trasferimento di determinati beni e tecnologie, con vincoli ulteriori e più stringenti rispetto a quelli previsti dalla normativa generale americana sulle esportazioni (Export Administration Regulations, "EAR").

Nel caso che ha visto coinvolti i due manager italiani, la società russa, di San Pietroburgo, reale destinataria della turbina, era inclusa nella Entity List sin dal settembre 2014: era dunque necessario, ai fini dell'esportazione del componente di fabbricazione americana in favore di tale soggetto, ottenere una specifica autorizzazione dal Dipartimento del Commercio. Il rilascio di una licenza in questi casi è estremamente raro, di qui la creazione dello schema decettivo finalizzato a creare l'apparenza di un diverso destinatario finale.

Il caso non è per nulla isolato, ma ha attirato l'attenzione per il coinvolgimento di soggetti italiani e per la gravità delle condotte accertate, particolarmente spregiudicate, evidentemente anche per i rilevanti importi in gioco (la turbina avrebbe avuto un valore di oltre 17 milioni di Dollari). Al di là dei casi più eclatanti, come quello appena descritto, il rischio di violazione delle stringenti normative che regolano l'esportazione di determinati prodotti verso Paesi soggetti a restrizioni di ampia portata o settoriali (come nel caso della Russia) è senz'altro tra i più rilevanti per i soggetti che operano a livello globale, considerata la gravità delle sanzioni: nel caso ora citato la sanzione poteva arrivare sino a 20 anni di reclusione, oltre a sanzioni pecuniarie sino a 1 milione di Dollari, per la violazione diretta delle norme americani, e 250 mila Dollari e 5 anni di reclusione per la cospirazione e per aver indotto un soggetto americano (il produttore della turbina) a violare la normativa sulle esportazioni.

Il rischio è talvolta sottovalutato nella convinzione che gli Stati Uniti non abbiano giurisdizione rispetto a soggetti non americani e a transazioni avvenute al di fuori del territorio americano, ma la realtà è ben diversa: le autorità statunitensi agiscono a fronte di violazione della normativa sulle esportazioni anche nei confronti di soggetti non statunitensi, quando si tratta di beni o tecnologie di origine americana (esportate o ri-esportate o semplicemente trasferite), ancorché incorporati in un bene più complesso di diversa origine, ovvero quando si tratta di società controllate da un soggetto americano, o ancora quando vi sia stato un contributo nel determinare la violazione delle misure restrittive da parte di un soggetto americano.

Gli scenari che possono determinare la sostanziale valenza extraterritoriale della normativa statunitense sono dunque vari e complessi. Inoltre, sanzioni analoghe a quelle americane sono state imposte anche dall'Unione Europea, proprio nei confronti della Russia, in relazione all'esportazione di beni e tecnologie duali, con destinazione militare o finalizzate a talune specifiche attività, tra le quali quella della prospezione petrolifera di profondità. A livello europeo, le sanzioni, e la loro applicazione, sono demandate agli stati membri. Nel caso dell'Italia, i soggetti che effettuino operazioni di esportazione di prodotti in violazione di misure restrittive, ovvero servizi di intermediazione o di assistenza tecnica in violazione dei divieti contenuti nei relativi regolamenti, rischiano la reclusione da 2 a 6 anni. Nel caso in cui l'esportazione o le attività di intermediazione in paesi sanzionati non siano vietate ma soggette a controllo da parte delle autorità deputate (in Italia nello specifico l'Autorità UAMA presso il Ministero degli Affari Esteri), la stessa pena è prevista per coloro che compiano le medesime operazioni senza la prescritta autorizzazione, oltre ad una sanzione pecuniaria da Euro 25.000 a Euro 250.000.

É inoltre prevista la confisca obbligatoria dei beni utilizzati al fine di compiere i predetti reati.
Le conseguenze possono dunque essere rilevanti, e nel caso delle sanzioni statunitensi eventuali condotte illecite possono portare a pregiudizi di ampia portata al punto da determinare – a seconda dei regimi sanzionatori applicabili – financo il rischio di inclusione nelle liste di soggetti sottoposti a misure restrittive (Specially Designated Nationals and Blocked Parties, "SDN List", o la Foreign Sanctions Evaders List, relativa a Iran e Siria), con conseguente esclusione dal mercato americano e dal sistema finanziario internazionale.

È dunque sempre più importante che le imprese siano aggiornate sulle possibili implicazioni di queste complesse normative di controllo alle esportazioni. In caso di violazioni infatti il rischio reputazionale può essere elevatissimo e i danni ingenti. Per questo è necessario strutturare policies e procedure efficaci, definire accuratamente responsabilità e ruoli del personale addetto alla compliance, svolgere attività di training e formazione continua per tenere alto il livello di protezione aziendale. E' importante però sottolineare che per le imprese virtuose esistono anche interessanti opportunità. Solo le industrie più attrezzate potranno infatti affrontare in sicurezza le sempre più complesse regolamentazioni in materia e coglierne i relativi frutti commerciali.

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