Focus PMI

Le metropoli e la pandemia: una rivoluzione annunciata

14/09/2020 08:51


Gianluca Santilli, avvocato, partner di LS LexJus Sinacta e Presidente di Osservatorio Bikeconomy, è esperto di sostenibilità, mobilità e rigenerazione urbana e dei territori.

Focus PMI è la nuova iniziativa di LS Lexjus Sinacta realizzata in collaborazione con Diritto24 , promossa con l'obiettivo di realizzare un osservatorio permanente sul sistema delle piccole e medie imprese italiane , quale strumento di aggiornamento e approfondimento in grado di analizzare gli argomenti di più stringente attualità e rilevanza per il mondo imprenditoriale, in particolare in un contesto di crisi al quale va contrapposta una nuova cultura d'impresa fondata sui principi di corretta amministrazione e attenta ad una visione positiva e sostenibile del futuro. Si tratteranno, inoltre, i temi che dovranno anch'essi costituire il patrimonio culturale di ogni imprenditore, quali gli strumenti di accesso al credito ed alla finanza alternativa, nonché la ricerca e l'innovazione.

BUONA LETTURA!

"Una bella città è come una bella festa. Se le persone si divertono, rimangono più del necessario" Jahn Gehl

"Che cos'è oggi la città? Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana, e Le città invisibili sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili. Oggi si parla con eguale insistenza della distruzione dell'ambiente naturale quanto della fragilità dei grandi sistemi tecnologici che può produrre guasti a catena, paralizzando metropoli intere. La crisi della città troppo grande è l'altra faccia della crisi della natura".

Italo Calvino, nel 1983, spiegava così agli studenti della Columbia University di New York quello che considerava "un ultimo poema d'amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città". Città invisibili è del 1972 ma di una attualità stupefacente se letto dopo il lock-down imposto dal Covid-19.

La pandemia ha dettato quasi brutalmente nuovi paradigmi che, a cominciare dalle grandi metropoli, rivoluzioneranno concezioni che altrimenti sarebbero mutate molto gradualmente, anche se la sostenibilità ne stava già influenzando il cambiamento.

Sfatiamo un mito: Amsterdam non nasce ciclabile. Negli anni '70 era strangolata dalle auto e nessuno dei suoi cittadini pensava fosse possibile rinunciare all'auto. Serviva uno shock quale l'austerity e quale, ora, può essere il Covid-19 per le grandi metropoli.

Marco Polo si chiedeva: a cosa serve davvero una città? La sua domanda è di assoluta attualità e la risposta determinerà il futuro di centinaia di milioni di persone e svelerà se sia o meno ancora vero che il 75% del PIL mondiale sarà prodotto dalle megalopoli.

Sicuramente abbiamo ora chiaro che le città non servono ad ammassare persone destinate ad una vita senza alcuna qualità. La pandemia ci ha fatto vedere città senza caos, inquinamento ed inutile stress. Non a caso Parigi, la cui Sindaca Ana Maria Hidalgo, inizialmente contestata anche ferocemente, è stata rieletta proprio grazie alla sua ferrea determinazione di renderla una città sostenibile, a cominciare dalla sua mobilità ed ha addirittura nominato una Assessora con delega alla "città del quarto d'ora", tempo necessario a raggiungere, con mezzi sostenibili, tutto: posto di lavoro, scuole, negozi, piazze da condividere, presidi sanitari, ecc.

La priorità è diventata il centellinare il tempo, esaltandone la qualità.

Il Covid-19 ha generato l'opportunità unica e irripetibile di realizzare progetti sostenibili con almeno 10 anni di anticipo.

"L'emergenza sanitaria ci ha fatto riscoprire l'importanza della vicinanza", continua a ribadire in ogni occasione Carlos Moreno, professore della Sorbona, tra i padri del concetto di smart city e fautore della città dei 15 minuti, che non dovranno obbligare le persone a rimanere nei loro quartieri ma semplicemente eviteranno ogni spostamento inutile. Ed anche Milano, prima in Italia, si sta allineando, assieme alle più importanti metropoli del mondo, ripensando la sua logica.

Molto probabilmente nasceranno i borghi urbani per ovviare alla sempre più diffusa voglia di abbandonare le città a favore di contesti umani ed assai più vivibili grazie allo smart working.

Milano da noi ma soprattutto New York e Londra, stanno subendo la desertificazione dei centri del business e di tutto l'indotto, con un crollo sino all'80% delle presenze.

Il nuovo scenario sta comportando radicali ripensamenti dei grandi investitori del real estate e le metropoli che non adegueranno rapidamente a certe logiche la loro visione, rischieranno di restare definitivamente tagliate fuori.

In tanti dicono che la pandemia ha generato e genererà una nuova normalità che, nell'ambito della mobilità e più in generale della nostra qualità della vita comporterà, almeno per qualche anno, una rilevante riduzione degli spostamenti legati a smart-working, disoccupazione, tutela per gli spostamenti di soggetti a rischio. La regola dei 15 minuti potrà essere una brillante soluzione che, anche una volta che la pandemia sarà stata definitivamente sconfitta, difficilmente sarà modificata.

La mobilità sarà il cuore delle città del prossimo futuro. L'uso dell'auto privata, che rappresenta psicologicamente un guscio protettivo, dovrà essere fermamente contrastato, offrendo soluzioni efficaci ed efficienti di mobilità smart alternativa.

La logistica potrà ed anzi dovrà essere rivoluzionata grazie alle cargo bikes che sostituiranno i furgoni che oggi assediano i centri urbani, ma anche qui sarà indispensabile progettare e realizzare hub intermodali posizionati in punti strategici e facilmente fruibili che dovranno essere utilizzati dal maggior numero di utenti possibile.

Nel ridisegnare le città, avrà una grande importanza la gestione degli spazi che diventeranno relazione, condivisione, circolazione, interazione, interscambio ed anche digitalizzazione.

Le città del post Covid-19 non saranno mai più quelle del periodo precedente. La nuova normalità nelle metropoli avrà al centro il cittadino e, ribadendo quanto diceva Fred Kent, "se progettiamo le città per le auto e il traffico, avremo come risultato auto e traffico; se progettiamo per le persone e gli spazi pubblici, avremo persone e spazi pubblici".

Ma ogni città ed ogni territorio ha proprie peculiarità che vanno rispettate e, di conseguenza, è indispensabile contestualizzare ogni intervento ed è ancor più importante è avere una visione di come dovrà essere quel contesto.

La città è nata come forma di organizzazione adatta a semplificare al meglio la vita quotidiana delle persone, dal lavoro alle necessità primarie, dagli spostamenti al divertimento fino alle relazioni sociali. Si tratta quindi di rivalutare quel bene collettivo universale incarnato nella città, che è fatto di tanti aspetti: salute, benessere, cultura, istruzione, rispetto dell'ambiente e delle persone.


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