Talk sulla Riforma del Processo Civile, domani presso lo studio legale Scicchitano confronto tra docenti universitari, avvocati e magistrati

16/12/2019 11:31


Nel processo di primo grado ci sono 2224 giudici che sono chiamati a gestire 900 mila processi a cognizione piena e del lavoro, 44 mila procedure fallimentari, 300 mila a cognizione sommaria, 390 mila procedure esecutive. 1 milione e 634 mila processi; significa circa 750 processi per ogni giudice di primo grado .


"Questi dati sono stati completamenti ignorati nelle premesse logiche del disegno di legge di riforma del processo civile – spiega l'avvocato Sergio Scicchitano, fondatore dello studio legale Scicchitano - Non si può pensare di cambiare la struttura del processo, senza pensare alle infrastrutture che andranno a sostenerla, senza partire dalle basi. Insomma la riduzione del processo civile ad un solo rito accelerato non funzionerà se non si predispone un sistema sanzionatorio che tuteli adeguatamente il rispetto delle buone intenzioni e, soprattutto, uffici idoneamente attrezzati a sostenere tale accelerazione."


Di questo e di molto altro si parlerà domani, alle 18, presso lo studio legale Scicchitano, in via Emilio Faà di Bruno a Roma, nel talk sulla riforma del processo civile. Oltre all'avvocato Scicchitano, interverranno il professore avvocato Bruno Sassani, Ordinario di Diritto Processuale Civile nella Facoltà di Giurisprudenza della Università di Roma "Tor Vergata", il professore avvocato Oberdan Tommaso Scozzafava, ordinario di Diritto civile presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli studi di Roma "Tor Vergata", il professore avvocato Giovanni Doria, ordinario di diritto privato, Università Tor Vergata di Roma, il professore avvocato Attilio Zimatore, Ordinario di Istituzioni di Diritto Privato presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Università Luiss Guido Carli, il giudice dottor Vincenzo Vitalone.


"La riforma del processo civile varata dal Governo Conte rappresenta una serie di buone intenzioni che, purtroppo, difficilmente diventeranno realtàcontinua Scicchitano - E' evidente la mancanza di senso della realtà: chi ha ideato il nuovo impianto normativo sembra non conoscere gli intoppi che rallentano i processi."


"Bisognerebbe rivolgersi a chi vive quotidianamente i tribunali. In altre parole: ci troviamo di fronte ad una summa di previsioni astrattamente condivisibili – e in larga parte già presenti nel codice - ma non applicabile dagli Uffici Giudiziari che non sono attrezzati per sopportare efficacemente un carico di contenzioso imponente."


La calendarizzazione delle udienze, ad esempio, è in vigore già dal 2011, ma viene sistematicamente aggirata dagli Uffici Giudiziari, che, per il carico del ruolo realmente eccessivo, viene rinviata.


"Non si può pensare di riformare il processo introducendo termini perentori per gli Avvocati e mantenendo termini dilatori per i Giudici che, in questo assetto di riforma, avrebbero l'intera gestione del processo." afferma l'avvocato Scicchitano.


Esaminando gli obiettivi della riforma varata dal Consiglio dei Ministri meno di un mese fa, con legge delega del 05.12.2019 si possono individuare: il dimezzamento dei termini di durata del processo e la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (mediazione e negoziazione assistita).


In sintesi i passaggi fondamentali sono:


a) la riduzione e la semplificazione del processo di cognizione di primo grado attraverso l'istituzione del rito unico introdotto con ricorso, anziché con citazione.
Il nuovo rito prevede una serie di preclusioni processuali che dovrebbero delimitare l'oggetto della controversia, e in qualche modo, anche le richieste istruttorie sin dalla prima udienza.
Inoltre è prevista, l'eliminazione della udienza di precisazione delle conclusioni e quella di giuramento del CTU.


b) La ulteriore riduzione delle ipotesi in cui il tribunale giudica in composizione collegiale


c) L'equiparazione del processo davanti al giudice di pace al modello del tribunale in composizione monocratica, eliminando il tentativo obbligatorio di conciliazione


d) Eliminazione di fatto, del rito Fornero


e) Eliminazione dei cd. filtri in appello ex art. 348 bis e ter c.p.c. - peraltro già significativamente svuotati dalla Suprema Corte e dalla prassi applicativa - e razionalizzazione del processo di secondo grado attraverso l'eliminazione dell'inutile udienza di precisazione delle conclusioni


f) Ancora, in materia di risoluzione alternativa delle controversie viene ampliato il novero delle materie rientranti nella negoziazione assistita, che sarà semplificata attraverso l'uso di un modello di convenzione elaborato dal Consiglio Nazionale forense.


g) Importante, anche la previsione di possibilità di attività di istruttoria stragiudiziale ad opera degli Avvocati, che avranno anche la possibilità di audizione di terzi e di provocare la confessione stragiudiziale.


In pratica, si cerca di replicare il modello del processo del lavoro - strutturato ed organizzato per una serie limitata di controversie - all'intero universo della cognizione ordinaria.


I poteri istruttori, di direzione e gestione del processo del giudice istruttore vengono sensibilmente ampliati, di modo che, come qualcuno degli addetti ai lavori ha già intuito, siamo alla presenza del declino del processo civile ad impulso di parte.


Secondo l'avvocato Scicchitano. "Il Ministro della Giustizia è partito dai dati di media di durata dei processi definiti ma non ha tenuto conto della mole dei procedimenti attualmente pendenti. Auspichiamo che il Parlamento, in fase di attuazione della presente riforma, possa tener conto dell'esperienza e delle osservazioni degli Avvocati e mitigare la spinta propagandista di questo governo."

Vetrina