Litigation communication: si può osare di più

08/06/2017 15:21

A cura di Andrea Sarto, Havas Pr Milan


Assediate da cause legali da milioni di dollari, le grandi Società americane sono ben organizzate per difendere la loro reputazione in tribunale. Diversamente da quanto appare nelle serie di telefilm, sono invece molto meno preparate nel difendersi da quanto accade al di fuori dell'aula giudiziaria nonostante riconoscano l'estrema importanza dell'attività di comunicazione.
È quanto emerge da una indagine realizzata lo scorso anno da un'importante agenzia di comunicazione di Chicago che ha intervistato circa un centinaio tra General Counsel e Avvocati senior di grandi Società, per la maggioranza con fatturato superiore al miliardo di USD. Si tratta di un consistente giro di affari preda di cause legali che minacciano aziende sostanzialmente impreparate ad adottare le misure necessarie per mitigare o evitare il danno reputazionale derivante.


Infatti, pur riconoscendo, praticamente all'unanimità (96%), l'importanza di gestire la comunicazione esterna verso i soggetti interessati durante le controversie legali – le cosiddette litigation communication o litigation pr – l'indagine dimostra che gli uffici legali delle società (americane) non sono, sul fronte della comunicazione, adeguatamente pronti e preparati.
Innanzitutto perché mancanti di una strategia. Due terzi degli intervistati affermano di essere sprovvisti di un piano e di non aver individuato il team da attivare per la comunicazione di crisi oltre che non disporre di delega sulle comunicazioni esterne. Si tenga conto che una crisi di reputazione da contenzioso non è un'ipotesi peregrina dato che, nell'ultimo anno, solo il 18% delle aziende (americane) interpellate ne è stata immune mentre il 15% è rimasta coinvolta in più di 10 cause legali di grande rilievo e il restante 67% in almeno una se non di più.


L'atteggiamento eccessivamente conservativo – il tradizionale "no comment" – che quasi il 60% ammette di adottare, non risponde quindi ad una scelta strategica ma al combinato di assenza di pianificazione e timore delle reazioni mediatiche che conduce alla inerzia organizzativa e a subire la pressione e la "gogna" mediatica.


Per compensare la sostanziale inadeguatezza in caso di crisi, le aziende intervistate ammettono però di rivolgersi ad esperti e consulenti esterni (il 15% sempre e il 55% occasionalmente) per gestire la comunicazione durante le litigation.


Soprattutto nell'attuale contesto in cui la copertura delle news avviene in tempo reale, solo le aziende e i team legali preparati o professionalmente supportati nell'affrontare situazioni di crisi mediatica in occasione di cause legali, saranno in grado di reagire in maniera efficace e tempestiva in modo da evitare, o almeno ridurre, il danno di reputazione che, sostanzialmente, si traduce in un danno economico aggiuntivo a quello prodotto dalla causa legale.


Questo succede in America. Ma forse anche in Italia, in termini di preparazione e consulenza di Litigation communication, si può "osare di più" ed uscire da un atteggiamento "conservativo" per adottarne uno professionalmente proattivo.