DOSSIER PLUS PLUS 24 DIRITTO

Società tra avvocati (STA)

| 18/09/2018 12:57


Dossier a cura della Redazione Plus Plus 24 Diritto, agg. settembre 2018

LE SOCIETA' FORENSI
premessa a cura dell'avv. Laura Biarella

Evoluzione delle società tra professionisti

Nell'agosto 2017, per il tramite della cd. Legge sulla concorrenza, veniva inserito, all'interno dell'articolato di cui alla Legge n. 247 del 2012, in tema di ordinamento della professione forense, l'articolo 4 bis, che disciplina l'esercizio della professione forense in forma societaria.

Si osserva che, fin dall'entrata in vigore del D.Lgs. n. 96 del 2001, il quale prevedeva una regolamentazione della società tra avvocati che tuttavia registrava una scarsa applicazione pratica, la novella del 2017, la quale si presenta maggiormente organizzata rispetto alla primigenia, rappresenta anche l'input per una più moderna impostazione, rispondente alle esigenze, avvertite dagli operatori settoriali, nell'ambito dell'esercizio della professione forense. Va infatti rammentato che l'esercizio delle professioni cd. protette, e cioè quelle esercitabili unicamente a seguito della relativa iscrizione ad un ordine o un albo, in forma associata o societaria risultava, fino all'anno 2011, un evento raro e circoscritto.

La Legge n. 1815 del 23 novembre 1939 poneva, appunto, il limite alla costituzione di società per l'esercizio di professioni protette, dove l'unica forma associativa autorizzata ai professionisti era rappresentata dallo studio associato, composto da soggetti regolarmente registrati ad un albo professionale, e contenente, nella denominazione, il nome e il cognome della globalità degli associati. Già una trentina di anni fa, dapprima la giurisprudenza, ed in seguito il legislatore, avevano aperto alcuni spiragli, in senso associativo, alla disciplina, dando in tal modo veste giuridica ai bisogni, che da più parti erano stati manifestati, in merito al divieto associativo, divenuto retaggio storico del tutto collidente con l'evoluzione della società.

Più in dettaglio, un grande passo in avanti veniva compiuto con l'introduzione dell'articolo 17 della Legge n. 109 del 1994, mediante il quale veniva reso possibile costituire società per l'esercizio dell'attività di ingegneria e, ancora più limitatamente, per l'esecuzione di studi di fattibilità, ricerche, consulenze, progettazioni o direzioni dei lavori, valutazioni di congruità tecnico-economica o studi di impatto ambientale, sotto la forma di "società di ingegneria" (di capitali oppure società cooperative, alle quali potevano partecipare pure non professionisti, in assenza di limiti normativi specifici) ovvero di "società di professionisti" (di persone o cooperative, costituite solamente tra professionisti iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali).

La motivazione della deroga al divieto, e quindi l'apertura a forme organizzate, trovava base nell'esigenza di far esercitare l'attività di progettazione nell'ambito delle grandi opere pubbliche. L'anno 2001 segnava una svolta fondamentale, in senso associativo, della professione forense: per la prima volta veniva regolamentata in forma societaria e, più tardi, veniva esplicitamente disciplinata la costituzione di società tra professionisti finalizzata all'esercizio di professioni organizzate in ordini professionali.

La disciplina del 2011 relativa alle società tra professionisti in genere.

A seguito dei plurimi sforzi di regolamentazione della materia de qua, attraverso l'introduzione di disposizioni sparse, e quindi per singole categorie professionali, nel 2011 l'ordinamento giuridico italiano veniva dotato di una disciplina unitaria in tema di esercizio in forma societaria delle professioni ordinistiche: "è consentita la costituzione di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del Codice civile. Le società cooperative di professionisti sono costituite da un numero di soci non inferiore a tre" (articolo 10, comma III, Legge n. 183 del 2011).

Dalla riportata disposizione emergeva chiaramente che le società tra professionisti non rappresentassero un genere autonomo con causa propria, bensì convenivano nel genus delle società disciplinate dal Codice civile, con l'effetto che le medesime potevano considerarsi sottoposte, totalmente, alla disciplina legale del modello societario prescelto, restando comunque salve le deroghe e le integrazioni esplicitamente previste dalla regolamentazione speciale in relazione al singolare oggetto disciplinato.

La norma in questione include, tra le tipologie sociali, sia gli schemi normativi personalistici (quali società semplice, in nome collettivo, in accomandita semplice) che quelli capitalistici (quali società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata), comprendendo pure quello cooperativo, con la precisazione che, in tal caso, il numero minimo di soci non può essere inferiore a tre, in aderenza a quanto statuito dall'art. 2521, comma II, c.c., il quale legittima cooperative con meno di nove soci, a condizione che i soci siano come minimo tre e tutti persone fisiche.

Sempre secondo l'impianto normativo del 2011, le società tra professionisti potevano essere costituite da professionisti aderenti al medesimo ordine professionale, ovvero, finanche da professionisti di differente estrazione: ulteriormente si osserva che, conformemente alla dizione normativa di cui al comma VIII dell'articolo 10, la società tra professionisti poteva essere costituita anche per l'esercizio di plurime attività professionali.

Per quanto concerne l'oggetto sociale, il comma IV dell'articolo 10 (sempre della Legge n. 183 del 2011), rinviava all'esclusività dello svolgimento dell'attività professionale da parte dei soci, con l'effetto che, risultava non praticabile l'inserimento, nell'ambito dell'oggetto sociale, di attività differenti dall'esercizio delle professioni protette.

Si aggiunga che al capitale potevano partecipare sia soci professionisti, anche stranieri, purché iscritti all'albo, nonché soci non professionisti. Limitatamente a questi ultimi, risultavano legittimati a partecipare anche per finalità di autentico investimento. La legge, come limite, imponeva che il numero dei soci professionisti, e la relativa partecipazione al capitale sociale, fosse in ogni caso tale da determinare la maggioranza dei due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci.

La società tra avvocati

La materia delle società in ambito forense, fino dal 2001, era regolata dall'articolo 16 del D.Lgs. n. 96 del 2001 che, al comma I, recitava: "l'attività professionale di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio può essere esercitata in forma comune esclusivamente secondo il tipo della società tra professionisti, denominata nel seguito società tra avvocati".

L'ermeneutica si era orientata in senso restrittivo, legittimandola unicamente in presenza dell'esclusività del modello societario, dell'iscrizione in una sezione speciale del registro delle imprese, e riconoscendola non assoggettabile a fallimento. In pratica, veniva concepita quale tipologia autonoma di società.

La disciplina del 2001 tuttavia, rimaneva in vigore anche a seguito dell'introduzione della disciplina del 2011 sulle società tra professionisti: il comma IX dell'art. 10 della Legge n. 183 del 2011 stabilisce, infatti, che sono fatte salve le società tra professionisti costituite in conformità ai modelli già vigenti al momento dell'entrata in vigore della legge e, tra queste, si rinvengono anche le società tra avvocati costituite ai sensi del D.Lgs. n. 96 del 2001.

Nel 2012, nell'ambito della normativa afferente all'ordinamento forense.....CONTINUA SU PLUS PLUS 24 DIRITTO