Perché la vera informazione passa ancora dal giornalismo

09/07/2019 13:01



Marianna Valletta, Fondatrice e PR Director di Valletta Relazioni Pubbliche, (www.mariannavalletta.com)


Un buon addetto stampa sa di rappresentare un interesse di parte, lo fa perché viene pagato, lo fa per ottenere visibilità e supportare la reputazione del proprio cliente. Per questo chi si occupa di ufficio stampa non è un giornalista ma un comunicatore. Un buon comunicatore sa che per rendere efficace il suo messaggio deve passare attraverso il vaglio e l'autorevolezza di un organo di informazione. Più è autorevole la testata o il giornalista attraverso cui viene letta l'informazione e maggiore sarà il ritorno positivo sulla reputazione del brand coinvolto.

Qualche anno fa, una precisazione del genere non sarebbe stata nemmeno necessaria. Oggi quanto appena affermato può invece apparire fuori dalle logiche di un'informazione che passa sostanzialmente attraverso i social media, principale fonte di notizie per la gran parte dei pubblici.

Eppure, se guardiamo a fenomeni come le fake-news è immediatamente visibile come proprio in questo momento storico i brand abbiano la necessità di parlare attraverso mezzi di informazione autorevoli per mantenere la credibilità.

Ha fatto scalpore lo scorso marzo la scelta del brand Dolce e Gabbana di abbandonare la pubblicità a mezzo "social" per investire in una campagna pubblicitaria sulla sola carta stampata. Il lusso del resto passa attraverso il dettaglio, la ricercatezza, la qualità.

Elementi che le pagine patinate di Vogue sono in grado di rappresentare anche emozionalmente nei lettori. Allo stesso modo, soprattutto nella comunicazione in ambito finanziario ed economico, la qualità della fonte di informazione è importante per i lettori di quella tipologia di notizie. Sottoporre alla mediazione di un giornalista il proprio messaggio è anche una questione di trasparenza. Per questo motivo non è possibile prescindere dalla costruzione di relazioni trasparenti e di collaborazione con le principali testate e i giornalisti influenti del proprio settore.

Gianluca Nicoletti nel 2015, sulle pagine de La Stampa, riportò parte del famoso discorso di Umberto Eco in occasione della sua Laurea Honoris Causa: "La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità […] C'è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c'è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell'era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale»

La nostra opinione è che avesse ragione lui.

Perché se parliamo di informazione, uno non vale uno.

Vetrina