EDILIZIA, quale futuro per il BIM?

01/10/2019 14:31

Nel settore delle costruzioni il BIM (Building Information Modeling, ma la M sta anche per Management) è da tempo argomento di enorme ancorché confusa risonanza. Il Sole 24ore ha affrontato in più circostanze la materia, cercando di apportare un po' di chiarezza (si veda tra l'altro Edilizia e Territorio, 14 Giugno 2018, e Diritto 24, 11 Gennaio 2018).

Il tema del BIM infatti non solo coinvolge i professionisti sul versante dell'offerta, ma simmetricamente i pubblici funzionari e gli amministratori sul fronte della domanda di opere pubbliche. Questa duplice visione è ulteriormente complicata da ciò che si percepisce oggi nel contesto normativo in cui il BIM si colloca. Da una parte, gli scaglioni di tempi e importi per l'obbligatorietà del BIM nei pubblici appalti non sono modificati. Dall'altra, si manifesta una volontà generalizzata di superare l'impostazione che aveva caratterizzato il Codice degli appalti dal 2016, che evidentemente non ha attecchito nel sistema per via dei diversi dubbi sollevati da imprese e funzionari pubblici: non ultimi, quelli in materia della effettiva vincolatività delle Linee Guida rispetto alle stazioni appaltanti. I lunghi tempi di approvazione dei Regolamenti attuativi del Codice Appalti, contribuiscono ulteriormente all'incertezza normativa agli occhi di amministrazioni e imprese.

Sotto il profilo tecnico professionale, sembrano profilarsi due fronti: quello delle organizzazioni di progettazione medio-grandi, che "scommettono" sul BIM , e quello delle organizzazioni più piccole, che vedono nel BIM uno strumento certamente interessante ma non privo di incognite, non ultima quella dei costi. Non si può in ogni caso dimenticare la presenza di piccole realtà di eccellenza sparse in tutta Italia. Nello stesso tempo, si sta diffondendo presso le pubbliche amministrazioni un certo interesse alla materia, senza dubbio sospinto dalla futura obbligatorietà graduale del BIM per gli appalti pubblici.

Per contribuire a portare chiarezza sia sul versante tecnico che su quello normativo, è nata a Trento la Summer School "BIM e Project Management", da pochi giorni conclusa e che si è svolta presso il DICAM (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale), gemmata dal Corso di laurea in Ingegneria Edile – Architettura, dell'Università di Trento.

La BIM School si è aperta il 29 agosto e si è conclusa il 14 settembre, con un ritmo di tre giorni di 8 ore ciascuni, per tre settimane, e un totale di trenta discenti.

L'iniziativa, voluta dal precedente direttore del DICAM Marco Tubino e dall'attuale direttore Oreste Bursi, si è potuta avviare grazie alla forte sinergia che la Provincia Autonoma di Trento è riuscita ad instaurare con Università di Trento, e che ha dato vita ad un co-finanziamento della Provincia e dell'Ateneo, appoggiato con convinzione dal Senato accademico e dal Rettore Paolo Collini.

"Il nostro Ateneo intende sempre essere in prima linea nell'innovazione", dice il Prof. Collini, "e ben venga l'innovazione in un settore in affanno come l'edilizia".

"È stato uno sforzo notevole dal punto di vista organizzativo – dice il direttore e membro del Comitato Scientifico della BIM School, il Prof. Maurizio Costantini – "ma lo sforzo più consistente è stato quello sopportato dal Comitato Scientifico, sul programma e sui docenti, che è potuto partire precocemente: il supporto del DICAM e degli organizzatori è stato impagabile".

"È interessante analizzare il profilo dei partecipanti", aggiunge la professoressa Mariapaola Gatti, attuale membro della Giunta di direzione del Dipartimento e che ha fortemente voluto e operativamente supportato la nascita della BIM School – "una quindicina di partecipanti sono funzionari pubblici della PAT e una decina sono ingegneri liberi professionisti provenienti da più province. Abbiamo poi voluto prevedere una partecipazione di alcuni laureati dottorandi e di laureandi in tesi, in modo che possano respirare l'aria che si vive nelle professioni e nell'amministrazione".

E il metodo didattico? "Questa Scuola è l'amplificazione, con maggiori risorse, di quelli che avevamo chiamato "i sabati del BIM", di cui il Sole 24ore ci aveva fatto a suo tempo onore di menzione" – spiega ancora il prof. Costantini. E prosegue: "Quell'esperienza era fondata su lezioni teoriche concise seguite da workshop nei quali si mescolano discenti senior e junior affiancati da tutor esperti di processi BIM. Obiettivo di questi eventi era dimostrare che il BIM non è un software ma una metodologia di lavoro che ha molto a che fare con il project management. Per questo la soluzione più azzeccata è stata quella di far lavorare assieme chi ha esperienza di processo edilizio e chi di chi ha dimestichezza con il software ma non ancora delle complessità dei processi di appalto reali".

Gli organizzatori Alessandro Mosna e Antonio Rusconi, appena conclusa la BIM School UniTn, esprimono soddisfazione: "Lo sforzo di preparazione del materiale didattico è stato rilevante, ma fin dai primi workshop abbiamo visto un riscontro interessante agli argomenti e al metodo. Abbiamo avuto modo di apprezzare il forte e crescente interesse delle amministrazioni pubbliche verso il BIM".

Uno dei problemi dei workshop organizzati per gruppi di lavoro è la differenza di velocità di elaborazione da parte dei gruppi: il problema è stato superato? "Ci è costato tempo e impegno, appunto, preparare il materiale didattico, che non si limita ai temi e agli esercizi proposti" osservano Mosna e Rusconi. "Il metodo della BIM School prevede di fornire ai partecipanti le "risposte" complete agli esercizi e ai lavori: nessuno rimane a mezz'aria e tutti possono vedere il loro lavoro finito, ripassandolo a casa o in ufficio. Questo consente di ottimizzare notevolmente i tempi di tutoraggio".

Apprezzata la articolata relazione di inquadramento del prof. Costantini e le riflessioni generali su cosa sia – e su cosa non sia – il BIM. "Per quanto sia banale, va sempre ribadito che il BIM non è un software, o tanti software, ma un modo di ragionare e di affrontare il progetto, l'appalto, la costruzione, la gestione, e la decostruzione: è da tempo lo strumento chiave dell'Ergotecnica edile, ovvero dell'organizzazione del processo edilizio" dice Costantini. E in proposito, un altro dei partecipanti rileva con sollievo: "Abbiamo chiaro ora che un funzionario pubblico non deve diventare per forza un virtuoso del software: il nostro compito è capire cosa di positivo possiamo ricevere come Amministrazioni e come collettività da un processo BIM."

"Non sappiamo come e quando finirà il complesso quadro di riforma delle opere pubbliche", dice Giuseppe Rusconi, avvocato, professore a contratto al Politecnico di Milano, e relatore nella seconda giornata di BIM School. I messaggi chiave lanciati in proposito dal prof. Rusconi sono chiari. Un primo punto, ampiamente supportato da esempi, riguarda quella che ha definito "la preminenza del diritto comunitario", che si esplica in tutte le forme e i modi possibili sulla legislazione nazionale e sui livelli ulteriori regionali e locali: "lo strumento elettronico non deve e non può essere discriminatorio, e a questo deve fare grande attenzione il funzionario pubblico" afferma Rusconi, e indica i modi attraverso i quali il funzionario pubblico deve rispettare la par condicio come cardine diritto del diritto comunitario. E osserva come, non casualmente, nell'elenco delle parole chiave di EUR-Lex non ci sia la voce "lavori" o "opere pubbliche", ma la normativa relativa la si trovi in "Tutela della concorrenza". "La normativa non è a favore della PA", conclude Rusconi, "La normativa tutela la concorrenza, la PA è arbitro della libera concorrenza".

Claudio Vittori Antisari, titolare della società di consulenza BIM Strategie Digitali e Docente a contratto del Politecnico di Milano, nei suoi interventi aggiunge: "il BIM è uno strumento in grado di portare maggiore efficienza ed efficacia a processo edilizio, ma necessita di una mano consapevole per raggiungere la sua massima espressione. Il successo nell'adozione di questa tecnologia passa necessariamente attraverso la maturazione di una committenza, sia pubblica che privata, in grado di essere parte attiva e promotrice del processo. Un processo BIM che non viene attivato da una committenza consapevole è destinato a vedere molte delle sue potenzialità inespresse".

A una conclusione chiara arriva la BIM School, in linea con lo stato dell'arte: il BIM è una tecnologia complessa, la cui adozione richiede investimenti nel settore tecnologico, manageriale e nel capitale umano della filiera.

"L'adottare strategie di implementazione graduale, avendo obiettivi mirati sui diversificati utilizzi del BIM ed introducendo alla tecnologia allo stato più attuale come Artificial Intelligence, Generative Design e Machine Learning, rappresenta la volontà e necessità di risultare competitivi in un mercato del lavoro sempre più dinamico ed esigente", conclude Nicola Ianeselli, membro del Bim User Group Italia e fondatore di Global Design Group, società di consulenza sul Facility Management con sede negli USA.

D'altra parte, ad oggi, il BIM rappresenta una tecnologia accessibile e matura, già adottata da una porzione minoritaria ma significativa dell'industria. L'intensa attività normativa che si sta svolgendo a livello nazionale, europeo ed internazionale testimonia lo stato di fermento attuale. Per la pubblica amministrazione si presenta come un'importante sfida nella quale, da un lato, c'è in palio un efficientamento della macchina pubblica, dall'altro la necessità di cogliere adesso questa opportunità prima che l'obbligo di legge porti ad un adeguamento frettoloso e poco consapevole.

Questo con l'obiettivo di una migliore pianificazione della spesa e di una maggiore efficienza dei processi progettuali, costruttivi e gestionali: project engineering e project management non sono espressioni di moda, dal fumoso significato, ma tecnologie accessibili, in grado di razionalizzare un settore, quello dell'AEC, che – tra i settori industriali – è oggi l'unico a non saper tenere sotto controllo, tempi, costi e risultati. Oggi è possibile cambiare, e il miglioramento non è dietro l'angolo: abbiamo già svoltato.

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