Un chiarore nel buio: l'Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti, riflessioni sul professionista delle Scienze criminali e investigative

20/01/2020 14:52


A cura di Prof.ssa Deborah Capasso de Angelis, Prof. Vincenzo Lusa, Prof. Massimo Blanco***
***Presidente Nazionale, Vice Presidente Nazionale, Segretario Generale dell' Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti



Il grande cluster delle scienze che hanno come finalità lo studio del reato, l'individuazione del suo autore e l'esame del luogo ove esso si è verificato possiedono, com'è noto, radici storiche millenarie. Invero, già nell'antica Roma era statuita, nell'ambito del processo penale, l'esistenza di un embrionale stato di parità tra accusa e difesa. In particolare, entrambe le parti dovevano fornire le prove sulle quali si sarebbe edificata la futura sentenza.

Con il passare del tempo, sino all''avvento in epoca moderna delle Scienze criminali e della Criminalistica, l'evoluzione di tali comparti scientifici ha fortemente influenzato sia il processo penale, sia il diritto penale sostanziale. Come agevole esempio a quanto narrato, basti il pensare all'avvento della Scuola positivista e dei suoi fondatori, quali Cesare Lombroso, Enrico Ferri e Raffaele Garofalo, i quali, per primi, conferirono allo studio del crimine un'impronta di rango epistemologico destinata a tradursi in un'inedita visione dell'homo criminalis e delle motivazioni delinquenziali che, secondo i predetti autori, sono sempre condizionate da fattori bio-psico-sociali.

Quest'ultima nomenclatura, com'è noto, avrebbe influenzato i legislatori dell'epoca, i quali, da lì a poco, avrebbero coniato l'attuale codice penale. Non a caso, fu proprio Raffaele Garofalo (1851-1934), considerato il padre dell'odierna criminologia ("criminologia" deriva dall''unione di due lemmi: il primo di origine latina "crimen" e l'altra greca "logos"; in sintesi "criminologia" sta a significare: "il discorso sul reato"), a significare che il delinquente non è assimilabile a un uomo normale, giacché costui, a causa delle sue azioni, può essere interpretato come una varietà del genus homo (R. Garofalo: "Criminologia studio sul delitto e sulla teoria della repressione", Torino, 1891).

Come si può circoscrivere allora il criminologo e il criminalista in un'ottica moderna?

Innanzitutto, occorre rilevare che, a prescindere dai rotocalchi, dai numerosi programmi televisivi dedicati alla cronaca giudiziaria, dai film e dai vari opinionisti, in materia di devianza criminogene, che odiernamente ammantano tali ambiti di sapere con una visione a volte umbratile in argomento, gli operatori forensi sono generalmente persone dedite all'esame di problematiche assai complesse e poliedriche, quali: lo studio del reato, l'esame del suo autore, la ricerca delle prove e l'indagine connessa alla scena del crimine. Ne consegue che i suddetti esperti sono da considerarsi tout court scienziati a tutti gli effetti.

Proprio in virtù dell'esposta considerazione, si evince il perché la criminologia e la criminalistica (quest'ultima invero si occupa in sintesi delle tecniche d'indagine connesse all'esame della scena del crimine, o scena criminis, del repertamento e dell'analisi delle fonti di prova) sono attualmente definibili come le Scienze criminologiche e le Scienze della criminalistica. Pertanto, l'approccio alle nominate macroaree deve comportare un rigore improntato alle stesse regole di rango razionale, logico e deduttivo che permeano la scienza.

Pertanto, e in virtù delle sopra enunciate considerazioni, la criminologia e la crininalistica devono essere approcciate dall'operatore mediante una visione che sia ispirata alla serietà e alla costante metodologia. Nel prefato ambito di studi, e dal punto di vista dei principi sopra espressi, s'inserisce innovativamente sul suolo nazionale italiano l'Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti (Ancrim).

Essa nasce dall'idea di un gruppo di tecnici, ricercatori e docenti esperti dei due settori al fine di dare dignità alla loro professione a fronte di un dilagare crescente di una cultura che, troppo spesso, confonde la criminologia con la criminalistica, complice la presenza di alcuni professionisti che assurgono alla "tuttologia" dichiarandosi "esperti" di entrambi i campi.

Seppure alcuni qualificatissimi criminologi che operano soprattutto in ambito giudiziario, e che svolgono la professione tecnico-forense da molti anni, abbiano anche delle competenze in alcune discipline della criminalistica, spesso si assiste alla presenza, non solo mediatica ma, purtroppo, anche giudiziaria, di soggetti che spaziano dall'occuparsi sia di questioni di carattere psico-socio-criminologico, tipiche della criminologia, sia di casi a sfondo strettamente tecnico-scientifico che sono esclusivi della criminalistica, come, ad esempio, la genetica, la balistica, la dattiloscopia, l'investigazione di incendi ed esplosioni, la Digital Forensics, l'entomologia forense ecc.

Nella normalità delle cose (quindi al di là di chi passa con estrema superficialità da un ruolo all'altro) è pur vero che criminologi e criminalisti collaborano spesso tra loro su fronti operativi e di ricerca comuni, come l'investigazione giudiziaria o l'analisi dei fenomeni criminali; ciononostante, ogni criminologo o criminalista professionale e intellettualmente onesto in relazione all'importante e delicato ruolo sociale che riveste, mantiene la propria identità.

Sempre nell'ambito della poco edificante "tuttologia", sia i criminologi che i criminalisti dovrebbero essere consci dell'obbligo, non solo morale ma anche giuridico, a tutela degli utenti dei loro servizi (magistrature, avvocati, enti pubblici, aziende, privati cittadini e studenti), di proporsi unicamente per le competenze che, effettivamente, posseggono. Infatti, sia la criminologia sia la criminalistica si articolano in numerose sotto-discipline che, per la complessità e la varietà del loro contenuto, non possono essere, tutte, conosciute a fondo.

Alcune branche della criminologia e della criminalistica non solo richiedono parecchi anni di studio e una specializzazione di carattere forense, ma anche un'abilitazione professionale. Si pensi, ad esempio, alla psichiatria forense, alla medicina legale, alla psicologia forense e all'ingegneria forense.

L'Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti, la cui costituzione risale al 2015, è stata la prima associazione di "rappresentanza" ad essere fondata e, ad oggi, è quella che vanta il numero maggiore di associati.

È iscritta all'Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico e rilascia ai propri iscritti l'Attestato di Qualità e Qualificazione Professionale dei Servizi prestati ai sensi degli artt. 4, 7 e 8 della legge 14 gennaio 2013 (Disposizioni in materia di professioni non regolamentate).

L'iscrizione all'Elenco ministeriale comporta una serie di adempimenti a tutela dell'utenza, come, ad esempio, l'adozione di un codice deontologico che prevede sanzioni disciplinari, l'istituzione di uno sportello di tutela del consumatore, nonché la pubblicazione, sul sito internet, dello statuto associativo, delle modalità e dei requisiti di accesso all'Associazione e dell'elenco aggiornato degli iscritti. Ogni iscritto è soggetto ad un aggiornamento annuale obbligatorio che, annualmente, deve essere documentato e prodotto agli organi di vigilanza dell'Associazione ai fini del mantenimento della qualifica di associato.

Considerati gli scopi per cui è nata e per le regole di correttezza e trasparenza previste dal Ministero dello Sviluppo Economico, all'Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti si accede secondo ben precise regole che riguardano l'effettiva qualificazione professionale di chi ne richiede l'ammissione; la mancanza di requisiti documentati o la carenza di documentazione presentata è motivo di respingimento della domanda di ammissione al fine di preservare la qualità e la professionalità degli associati Ancrim. Non bastano, infatti, delle autocertificazioni per accedere all'Associazione: il candidato deve documentare i propri titoli di studio, le ulteriori qualifiche tecnico-forensi conseguite e dimostrare di aver maturato un'esperienza sul campo non inferiore a dodici mesi.

Per quanto concerne il ruolo di consulenti tecnici d'ufficio e periti del giudice, l'Associazione raccomanda ai propri iscritti di non presentare le domande di ammissione agli albi presso i tribunali se non dopo aver maturato almeno tre anni di esperienza quali consulenti tecnici di parte. Questo ulteriore aspetto risulta fondamentale per garantire alle magistrature un'adeguata preparazione del professionista iscritto all'Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti.

Nel merito dell'odierno clima sociale e culturale, la presidente nazionale Deborah Capasso de Angelis, in virtù della filosofia e degli scopi che caratterizzano l'Associazione, sottolinea che Ancrim ha sempre preso le distanze da tutti quei soggetti che si occupano di divulgare sui media contenuti in materia di criminologia e criminalistica, limitandosi spesso a spettacolarizzare l'evento drammatico o a trattare esclusivamente questioni di "criminal profiling"; quest'ultimo sicuramente interessante ma che, con la realtà criminale italiana, prevalentemente legata alle organizzazioni criminali mafiose che investono sovente la sfera economica e politica, ha poco a che vedere.

La presidente, inoltre, evidenzia l'aspetto evolutivo del crimine, ponendo l'attenzione sulla necessità di formare professionisti competenti e aggiornati, senza tuttavia scadere nel qualunquismo e nella "tuttologia" di cui si è già argomentato. L'Ancrim, infine, è attenta alle innovazioni tecnologiche e alle startup che si occupano della sicurezza e della difesa del cittadino, affiancandole con le proprie attività di ricerca e analisi delle trasformazioni della società in relazione alla prevenzione e al contrasto delle nuove forme di criminalità.
In conclusione, il precipitato dello spirito e delle finalità scientifiche e professionali che animano l'Ancrim, si rinvengono proprio nelle informazioni di rango generale che sono presenti nel proprio sito istituzionale.

Invero: "L'Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti, iscritta nell'Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico (legge 14 gennaio 2013, n. 4 ), si propone di rappresentare in Italia i criminologi e i criminalisti professionisti e di far conseguire ad essi il più ampio riconoscimento normativo e sociale, valorizzandone altresì le competenze tecniche in virtù delle leggi europee, nazionali e regionali vigenti, nonché del mercato, agevolando inoltre la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza. In seguito a convocazione da parte degli Uffici giudiziari preposti, l'Associazione, tramite i propri dirigenti, partecipa alle commissioni di nomina dei propri iscritti quali consulenti tecnici d'ufficio o periti del giudice presso i tribunali".

https://www.ancrim.it/index.html

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