Covid-19: Rivoluzione in tribunale.
Lo stato di urgenza potrebbe essere un "test" per dare il via alle udienze da remoto.

| 12/03/2020 15:56


Contributo a cura dell'Avvocato Manuel Alessandro Deamici di Cocuzza & Associati


Nel clima di incertezza e paura che caratterizza il nostro Paese in questi giorni, anche gli avvocati italiani stanno cercando di proseguire la propria attività professionale, alle prese con le impellenti scadenze che la caratterizzano.

A tal proposito, il Decreto legge 8 marzo 2020, n. 11 ha fornito le prime indicazioni valide per l'intero territorio nazionale, disponendo il rinvio delle udienze e la sospensione di tutti i termini fino al 22 marzo 2020, nonché la facoltà, per gli organi apicali degli uffici giudiziari, di rinviare tutte le udienze, che fossero prive del carattere di urgenza, a data successiva al 31 maggio 2020.


Il medesimo Decreto legge prevede poi, tra le misure adottabili dai predetti organi al fine di evitare assembramenti all'interno degli uffici giudiziari, la possibilità di organizzare lo svolgimento delle "udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti, mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia" (art. 2, lett. f).


Prendendo le mosse dalla situazione attuale e dall'invito contenuto nel Decreto legge 11/2020, il Dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria presso il Ministero della Giustizia, Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati, ha emanato, in data 10 marzo 2020, un provvedimento volto ad individuare i "collegamenti da remoto per lo svolgimento delle udienze civili e delle udienze penali".


Con il riferimento al settore civile, in particolare, viene precisato che "le udienze civili possono svolgersi mediante collegamenti da remoto organizzati dal giudice utilizzando i seguenti programmi attualmente a disposizione dell'Amministrazione: Skype for Business e Teams", precisando come detto collegamento dovrà avvenire su dispositivi dell'ufficio oppure su quelli personali dei giudici.


Con riferimento alle udienze penali, invece, il provvedimento chiarisce che le stesse "si svolgono, ove possibile, usando strumenti di videoconferenza già a disposizione degli uffici giudiziari e degli istituti penitenziari" o, alternativamente, mediante le piattaforme individuate per il civile, "laddove non sia necessario garantire la fonia riservata tra la persona detenuta, internata o in stato di custodia cautelare ed il suo difensore e qualora il numero degli imputati consenta la reciproca visibilità".


In ogni caso, lo svolgimento dell'udienza dovrà avvenire con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione delle parti e con obbligo per il giudice, prima dell'udienza, di far comunicare ai procuratori delle parti ed al pubblico ministero, se ne è prevista la partecipazione, il giorno, l'ora e le modalità di collegamento, nonché di dare atto a verbale delle modalità con cui si provvede ad accertare l'identità dei soggetti partecipanti.


Sembrerebbero dunque sussistenti tutte le premesse per compiere un ulteriore e significativo passo avanti nella telematizzazione dei processi e giungere alle tanto anelate udienze telematiche, come già avviene in molti sistemi giudiziari di altri Paesi del mondo, nei quali è già contemplata la possibilità di svolgere le udienze a distanza, con conseguente alleggerimento della giustizia.


L'impatto sulla nostra società del Covid-19 potrebbe dunque essere la pressione sull'acceleratore di cui avevamo bisogno affinché anche il nostro ordinamento processuale recepisse tale cambiamento, sgravando così gli avvocati e le parti di tutti gli incombenti derivanti dalla necessaria partecipazione personale alle udienze, con le conseguenti attese e il notevole impiego di tempo.


Rimaniamo dunque in attesa dei provvedimenti organizzativi che, successivamente al 22 marzo 2020, vorranno adottare i Presidenti dei Tribunali italiani al fine di implementare tale nuova modalità di partecipazione alla macchina della giustizia.

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