Studi legali e frontiere tecnologiche. Oltre lo smart working, i servizi legali innovativi

| 30/03/2020 13:41


Prof. Avv. Fabio Bassan, founding partner Studio Legale e Tributario VBL, professore ordinario a Roma Tre di Diritto Internazionale, conciliatore ICSID.


Le udienze su Teams o Skype in questi giorni si stanno rivelando molto funzionali e produttive: niente dispersioni o confusione, né attese: puntualità, concentrazione, possibilità di esibire davvero documenti e prove (la condivisione dello schermo è strumento funzionale).

Lo stesso vale per i consigli di amministrazione e finanche (con qualche sforzo di fantasia ulteriore) le assemblee. Insomma, alcune evoluzioni cui la pandemia ci ha costretto potrebbero essere mantenute in parte anche terminata la crisi.


La maggior parte degli studi legali fanno fatica ad adattarsi alla nuova realtà, in cui le procedure sono telematiche e il contatto con il cliente è ridotto al minimo e comunque non fisico. Altri invece sono all'avanguardia.


Negli ultimi anni è stato fondamentale, per vocazione e per conciliare le diverse anime dello studio - che si occupa anche di arbitrati, finanza internazionale, bancario, mercati regolamentati - sviluppare un approccio e strumenti radicalmente innovativi.


"In un recente saggio, ‘Potere dell'algoritmo e resistenza dei mercati in Italia' ho elaborato in modo coerente le teorie che ho poi messo in pratica. Il presupposto da cui muovo è che i clienti non chiedono più agli studi legali solo un contributo di idee e lavoro che, in certa misura, costituisce ormai una commodity.

Richiedono strumenti plug&play, già verificati e la cui utilità è già dimostrata, da poter utilizzare in relativa autonomia. Il passaggio dalla fornitura di servizi a quella di prodotti è rivoluzionario per gli studi legali e comporta l'associazione con professionalità diverse.


Qualche esempio. Con una società di rating qualificata ESMA, ho elaborato una metodologia (illustrata in un articolo su Bancaria del 2019) che consente alle banche non solo di qualificare gli UtP (le inadempienze probabili) ma anche di individuare in tempo reale la ragione per cui l'impresa soffre di una difficoltà temporanea (assenza di liquidità, eccesso di debito, contrazione dei margini, managament non adeguato) e di intervenire così coerentemente e in tempo reale per fornire all'azienda lo strumento di cui necessita.


Con un altro sviluppatore ho elaborato un software che consente di qualificare il rischio posizionale dell'impresa, in relazione non solo ai suoi clienti e ai fornitori, ma anche agli altri clienti della banca. Il prodotto va ben oltre l'analisi recente imposta alle banche dall'EBA sulla relazione tra gruppi di clienti e costituisce un benchmark internazionale. Ma il prodotto serve anche alle assicurazioni, che trasformano in rete il portafoglio e moltiplicano il loro business grazie alla interrelazione tra i clienti.


Ancora, e più in generale, con una società di software di primario standing internazionale ho creato smart contracts inseriti in una blockchain privata costruita appositamente. Gli smart contracts si autoeseguono, eliminano il rischio di controparte, l'inadempimento e con esso – ad esempio, nel commercio internazionale - le garanzie bancarie, gli escrow accounts e i costi connessi, inclusi quelli assicurativi. Al contempo, mediante l'inserimento in blockchain dei prodotti, le aziende possono certificarne l'autenticità (si pensi all'utilizzo nel settore della moda o dell'arte).

La blockchain così costituita fornisce tutti i servizi necessari al contratto per auto-eseguirsi sino al pagamento del prezzo e risolve automaticamente tutte le patologie preliminari, intermedie e successive al contratto (la soluzione delle controversie, ad esempio, è endogena al sistema). Il fatto che l'Italia sia stato il primo paese (ed è tuttora tra i pochi) ad aver riconosciuto valore legale agli smart contracts è un vantaggio competitivo che il sistema industriale italiano sta sfruttando adeguatamente.


Si tratta di prodotti elaborati dagli ingegneri sulla base di indicazioni fornite inizialmente dai legali, i quali collaborano poi a tutte le fasi di sviluppo, per individuare coerenza e conformità dei software o delle applicazioni al diritto o alla regolazione nonché per cogliere appieno tutte le opportunità ulteriori che la tecnologia consente rispetto a una disciplina che inizialmente non la prevedeva.


Prodotti come questi cambiano in modo radicale il lavoro dei clienti e il rapporto con gli studi legali ai quali impongono un approccio nuovo, che comporta l'offerta non più di servizi, ma di prodotti e servizi a questi connessi: l'assistenza all'utilizzo e l'evoluzione coerente con quella del quadro normativo nel caso del software, i servizi della blockchain nel caso degli smart contracts (tra cui l'elaborazione dei contratti ma anche, ad esempio, la funzione di oracolo ai fini della soluzione delle controversie)".

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