COVID 19 - professioni

Emergenza e opportunità. Come leggere Covid-19 per le professioni

| 12/05/2020 08:58

di Claudio Rorato – Responsabile Scientifico e Direttore dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale

L'emergenza sanitaria, diventata anche crisi economica, avrà importanti impatti sui modelli organizzativi e di business degli studi di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro, soprattutto per quelli di micro e piccola dimensione. Il lavoro in remoto – sottoinsieme del più ampio e ambizioso sistema gestionale di smart working – ha messo in luce tra gli studi professionali differenti capacità di reazione agli imprevisti.

La ricerca 2019/20 dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano rivela importanti gap tecnologici per il lavoro in mobilità negli studi, classificati in base alla numerosità dell'organico (micro fino a 2 persone, piccoli da 3 a 10, medi da 11 a 30, grandi oltre 30) . Solamente il 46% dei professionisti e appena il 6% dei dipendenti delle micro strutture sono attrezzati per lavorare in mobilità. Al crescere della dimensione aumenta anche la percentuale di adozione per professionisti e dipendenti. I piccoli studi passano dal 66% al 29%, i medi dal 77% al 30%, i grandi dall'88% al 69%. Tolti i grandi studi, emerge chiaramente che le altre strutture sono in crisi sul fronte dipendenti, emarginati da progetti di miglioramento legati ai modelli organizzativi. Ma è proprio nella situazione di emergenza che si distinguono gli studi che negli anni hanno sviluppato una progettualità o una strategia per rendere più efficienti i processi lavorativi, sviluppare nuovi servizi, migliorare il supporto tecnologico e, soprattutto, far crescere e coinvolgere il personale che, proprio in questi periodi, ha dovuto estrarre dallo zaino il proprio bastone da maresciallo, per gestire in autonomia e con responsabilità la clientela. I professionisti più organizzati hanno sfoderato le abilità di manager e coach, con riunioni frequenti di allineamento e sostegno nei confronti del personale. I clienti hanno ricevuto continuità di servizio, trasparenza ed efficienza senza particolari traumi. Fuori da questo schema, gli studi che consapevolmente o meno, non hanno messo in discussione in questi anni i loro modelli organizzativi e di business.

Sarebbe, però, fuorviante parlare solamente di tecnologia. Le basi dello smart working, utilizzabili almeno in parte per il lavoro a distanza – in questo periodo è più corretto parlare di home working – mettono in luce una visione ancora incompleta del lavoro agile, soprattutto quando di parla di dipendenti. La possibilità di lavorare da casa passa dall'8% dei micro studi al 69% dei grandi, mentre per i professionisti non si scende sotto il 70%. L'assegnazione di obiettivi formalizzati è carente fino alle medie dimensioni e coinvolge sia i professionisti, sia i dipendenti. Occorre soffermarsi su questi aspetti, che vanno al di là della lettura dei numeri. Non si è affermato ancora all'interno degli studi il concetto di squadra. In questo periodo non vince il singolo ma l'insieme, perché è dalla collaborazione – interna e con i clienti – che si chiude il cerchio del servizio erogato dallo studio.

Sul fronte legale, le situazioni appaiono caratterizzate da luci e ombre Gli avvocati si posizionano sempre ai massimi livelli, al pari degli studi multidisciplinari, nelle diverse leve che qualificano lo smart working, pur manifestando delle debolezze quando si passa da una visione che privilegia il lavoro in mobilità a una più compiuta di smart working (spazi con diverse destinazioni, postazioni non assegnate in un rapporto 1 a 1, obiettivi assegnati formalmente, tecnologie per la mobilità). Il crollo avviene, però, nei confronti nei dipendenti. Più che altrove, gli studi legali si dimostrano deboli nel coinvolgimento della struttura dei dipendenti, che rivela tassi di adozione nelle singole voci mediamente sotto il 10%.

Empowerment sembra essere la leva su cui puntare per coinvolgere di più le persone, sviluppando progettualità che aiutino a cementare lo spirito di squadra e a sviluppare il senso di appartenenza. Il circolo virtuoso si chiude sole a fronte di progetti o strategie ben definite, che riescano a coniugare una nuova visione perché stanno cambiando le regole del gioco.

È proprio qui il punto: quanto i modelli tradizionali di servizio e di lavoro torneranno in tutta la loro estensione una volta usciti dal Covid-19? A giudicare da ciò che sta accadendo, si profilano due scenari. Da un parte, una sorta di selezione naturale che emarginerà le strutture più piccole e meno attrezzate sul fronte tecnologico, organizzativo e del personale. Dall'altra, l'emergere di strutture che, oltre ad avere investito in questi ‘asset', saranno in grado di sviluppare una nuova visione del business, anche attraverso una maggiore flessibilità organizzativa, in grado di far fronte anche agli imprevisti, esattamente come il marinaio con la barca quando all'improvviso cambia il vento o il tempo.

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