Comunicazione politica e tecniche normative: irrazionalità e indeterminatezza di alcune misure adottate in tema di libertà di circolazione

15/05/2020 08:48


Matteo Moriggi, Avvocato del Foro di Viterbo, Rosita Ponticiello, Avvocato del Foro di Viterbo


Il dibattito sulle misure di contrasto al COVID-19 è certamente fluviale e onnipresente e, soprattutto nelle ultime fasi dell'emergenza, ha coinvolto anche i profili giuridici e costituzionali a ciò connessi.


La discussione sull'evoluzione della comunicazione politica nel corso dell'attuale pandemia è certamente altrettanto interessante.


Ciò che risulta ancora scarsamente analizzata, invece, è l'eventuale connessione tra i due aspetti appena citati.


E' dunque possibile individuare un rapporto tra l'innovativo utilizzo degli strumenti normativi in tema di COVID-19 e le peculiarità - anch'esse in parte inedite - della comunicazione politica sullo stesso tema?


Per valutare tale eventualità, risulta opportuno analizzare - per ragioni di sintesi - solo alcune tra le tante misure recentemente adottate.


Merita attenzione, in particolare, la reintroduzione della possibilità di far visita ai "congiunti".
In relazione a tale singolare vicenda, il "corto-circuito" tra produzione normativa e comunicazione politica risulta particolarmente evidente.


L'utilizzo nel corso di una diretta televisiva, da parte del Presidente del Consiglio, del termine "congiunti" ha creato comprensibili incertezze, riportate anche nel testo normativo.
La comunicazione politico-istituzionale, poi, ha chiarito tramite le F.A.Q. presenti sul sito internet del Governo quale dovesse essere il senso di tale definizione.


Formalmente, le FAQ e le relative risposte non sono un fenomeno innovativo, né di per se fonte di anomalia costituzionale.


Sostanzialmente, però, sembra che le stesse, lungi dal fornire un mero (e legittimo) ausilio interpretativo, siano state presentate in sede di comunicazione istituzionale quasi come se potessero avere un ruolo pratico, in via di fatto, di pseudo-integrazione della norma.
Sembra, quasi, che un'istituzione che aveva comunicato e redatto la disposizione in maniera ambigua, abbia poi voluto chiare il contenuto della stessa in modo - ancora una volta - del tutto accentrato ed addirittura informale (non è nemmeno ben chiaro chi specificamente si occupi della redazione delle risposte a tali F.A.Q.).


Spostando l'attenzione sul piano giuridico formale, la situazione non è migliore: la definizione di "congiunti", infatti, è stata "chiarita" da un atto del Gabinetto del Ministero dell'Interno (N. 15350/117(2) Uff. III Prot. Civ.) che, nell'"interpretare" la norma, di fatto si spingeva fino al punto di definire le relazioni idonee a motivare gli spostamenti come "connotate da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti".


Al di là della correttezza formale di tale intervento (quantomeno dubbia), anche dal punto di vista sostanziale l'eccezione al divieto di circolazione rimaneva del tutto evanescente e immateriale, né supera tale problematica il riferimento alla (complessa) giurisprudenza frettolosamente citata nell'atto del Gabinetto del Ministero dell'Interno sopra indicato.


Come potrebbe, infatti, il Pubblico Ufficiale in sede di controllo accertare tale impalpabile definizione?


Dovrebbe forse confrontarsi, durante un posto di blocco, con gli articolati orientamenti della Corte di Legittimità?


Al di là di grotteschi interventi di "Polizia Sentimentale", la situazione appare seria: a tutt'oggi i limiti del diritto costituzionale di circolazione sono compressi (da un periodo di tempo ormai consistente e di cui non si vede la fine) in base a una normativa che, oltre ad essere formalmente discutibile, è quantomeno ambigua e fatta oggetto di interventi di comunicazione istituzionale del tutto anomali.


Infatti l'atto suddetto non prevede nessuna esclusione esplicita per i rapporti amicali, che dunque dovrebbero poter autorizzare lo spostamento, laddove connotati da una "duratura e significativa comunanza di vita e di affetti".


Eppure la comunicazione istituzionale ha sentito il bisogno di intervenire sul punto, in senso ulteriormente repressivo della libertà costituzionale, annunciando per via mediatica che, in effetti, il rapporto amichevole non permette l'esercizio del diritto di circolazione.


Le misure adottate, peraltro, hanno avuto (o conservano) vigenza anche in altri campi in cui è difficile comprenderne la proporzionalità e ragionevolezza.


La comunicazione sia istituzionale che giornalistica, infatti, ha insistito moltissimo e superficialmente sull'importanza aprioristica dello "stare a casa".


Le norme (in particolare locali) mancato più volte di razionalità, vietando comportamenti anche intrinsecamente inidonei alla diffusione del virus, quali - per lungo tempo - l'attività sportiva all'aperto in solitaria.


Tali problematiche, forse, potevano essere in parte giustificate dal panico generatosi nella primissima fase dell'emergenza, ma non sembra che successivamente si sia intrapreso fino in fondo un necessario ed indispensabile cambiamento di rotta.


Simbolica, sul punto, è l'Ordinanza del Presidente della Regione Lazio in tema di imbarcazioni, che prevede "lo spostamento, nell'ambito del territorio regionale, all'interno del proprio comune o nei comuni dove sono i natanti o le unità diporto di proprietà, per lo svolgimento, per non più di una volta al giorno, delle sole attività di manutenzione, riparazione, e sostituzione di parti necessarie per la tutela delle condizioni di sicurezza e conservazione del bene", ragion per cui risulta escluso l'utilizzo dell'imbarcazione per ragioni di piacere, senza distinguere nemmeno se il natante sia utilizzato in solitaria o meno.


Ebbene, quale è la possibilità che un soggetto, solo in mezzo al mare, possa contrarre o trasmettere il COVID-19?


Perché, dunque, dovrebbe esserne compressa la libertà?


Quale è la razionalità di misure del genere?


La questione appena richiamata, obiettivamente di marginale importanza quantitativa, è più che altro simbolica, ma niente affatto isolata.


Sia la comunicazione istituzionale che la produzione normativa, infatti, si sono mostrate ambigue, per lungo tempo, su moltissimi profili ben più rilevanti : possibilità di fare sport, passeggiate, recarsi in spiaggia, muoversi all'interno del proprio comune, visitare figli per le coppie separate, acquistare determinati beni (e dove), visitare le persone care e quant'altro.
Si tratta di problemi di enorme importanza pratica, solo in parte risolti dagli allentamenti tipici della Fase 2: essi perdurano, ad esempio, per quanto concerne la già citata tematica dei "congiunti", in relazione ai rapporti di amicizia.


L'idea alla base del presente articolo, sembra dunque confermata: comunicazione politica e produzione di norme si intrecciano ed influenzano reciprocamente come non mai.
Non si vuole, con ciò, arrivare ad affermare che ci si stia muovendo verso una "dematerializzazione" della norma, ove la sua comunicazione diviene più importante di quanto scritto nel relativo testo; ciò sarebbe decisamente voler provar troppo.


In sede di applicazione giudiziale, infatti, verrà certamente fatto ordine.


Ciò che conta, tuttavia, è che nel presente momento storico il cittadino medio è quantomai disorientato e una comunicazione politica affrettata e allarmistica rischia di produrre un fenomeno grave.


Si rischia di ridurre ancor di più, nella psiche delle persone, quegli spazi di libertà che sono già gravemente compressi dalle norme che si vorrebbe commentare.


Quel tipo di danno, soprattutto, cadrebbe in capo alla vita quotidiana di larghe fasce della popolazione e rimarrebbe, in ogni caso, difficile (se non impossibile), da riparare
Non resta che auspicare, per il futuro, maggiore razionalità e equilibrio.

Vetrina