Inchiesta giornalistica nella PA: negato l'accesso ai contratti in derivati sottoscritti dal MEF

| 06/09/2016 13:42

di Angelo Paletta, Il Merito 6.9.2016


Consiglio di Stato, Sentenza 12 agosto 2016, n. 3631


La IV Sezione del Consiglio di Stato il 12 agosto 2016 ha pubblicato la sentenza n. 3631 del 14 luglio 2016, con la quale ha negato ad un giornalista l'accesso e l'estrazione in copia dei contratti in titoli derivati sottoscritti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, dove aveva presentato una richiesta in ossequio all'art. 22 e ss. della L. 7 agosto 1990, n. 241.

La motivazione della richiesta era funzionale all'avvio di un'inchiesta giornalistica in concomitanza con un'inchiesta parlamentare, i cui documenti non sono stati coperti da segreto o da riservatezza. Il tutto nel più trasparente e libero esercizio del diritto di cronaca (ex art. 21 Costituzione).

Il silenzio del Ministero di Via XX Settembre rispetto alla richiesta di accesso del 23 marzo 2015 aveva indotto il giornalista a ricorrere al TAR Lazio (n. 6692/2015 RG). Ma la III Sezione gli aveva negato l'accesso agli atti con la sentenza n. 13250/2015. Da qui l'appello ai giudici di Palazzo Spada.

Gli elementi più significativi a livello giurisprudenziale non sono forniti tanto dagli aspetti procedurali quanto dal valore sostanziale sia del diritto d'informazione a vantaggio della pubblica opinione, sia del diritto di accesso agli atti della Pubblica Amministrazione.

I giudici in Camera di consiglio hanno ritenuto che le norme per l'accesso agli atti tutelino un «interesse personale e concreto, strumentale all'accesso» la cui natura non consenta di «dilatare l'ambito applicativo della normativa garantista» dettata dall'art. 22 della L. 7 agosto 1990, n. 241.

I magistrati di Piazza Capo di Ferro hanno così ribadito il diniego, nonostante la cultura giuridica sia proiettata verso l'ampliamento del diritto di accesso civico e degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni dovute delle Pubbliche Amministrazioni (D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33). Il tutto nel quadro dell'evoluzione compiuto dalla società dell'informazione e della conoscenza (n. 2, Direttiva 2003/98/CE).

Nello specifico, il Consiglio di Stato ha stabilito che «in linea di principio non si può equiparare la posizione di una testata giornalistica o di un operatore della stampa a quella di un qualunque soggetto giuridico per quanto attiene al diritto di accesso ai documenti amministrativi». Anche se gli stessi magistrati chiariscono che le richieste di accesso agli atti, di volta in volta, andrebbero soppesate per ogni singolo caso concreto senza automatismi pregiudizievoli.

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