La tutela della salute tra trattamento terapeutico e contenimento della spesa sanitaria: illegittimo il "consiglio" della regione nell'uso di alcuni farmaci

08/11/2017 10:41

Commento a cura di Alessandro M. Basso - Avvocato (Foro di Foggia) e giornalista pubblicista


Il principio si argomenta dalla sentenza del Consiglio di Stato Sez. III n. 4546/2017, decisa il 21 settembre e depositata il 29 settembre.

Il quesito, oggetto della sentenza del Collegio, è se una Regione (nella fattispecie, il Veneto) possa, mediante una o più raccomandazioni evidence-based, sconsigliare, ai medici operanti nelle strutture ospedaliere pubbliche, l'uso di determinati farmaci oncologici, regolarmente autorizzati dall'Agenzia Italiana del Farmaco, valutati come meno convenienti nel rapporto costi/benefici, magari consigliando l'utilizzo di altri farmaci.

I principali elementi sui quali focalizzare, almeno prima facie, l'osservazione sono: sul piano formale-procedurale, la configurazione della Regione (a statuto ordinario), le relazioni bilaterali ed altresì trilaterali tra A.I.F.A., Stato e Regioni nonchè l'utilizzo della raccomandazione, quale strumento "giuridico" generalmente inteso in termini di mera esortazione (dunque, non obbligatoria) a tenere un certo comportamento; sotto il profilo sostanziale, la possibilità, o meno, di usufruire di farmaci specifici (nella fattispecie, per la cura del carcinoma ovarico e mammario).

In subiecta materia, dunque, vanno richiamati gli artt. 2, 3, 5, 32, 41, 97, 113 e 117 Cost.

Più precisamente, è da notare che i farmaci oncologici rientrano nei livelli essenziali di assistenza, rectius nelle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali ergo da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale, e perciò rientranti nella potestà esclusiva statale (Corte cost. 29-05- 2014 n. 151 e 12-01-2011 n. 8, Cons. Stato sez. III 8-09-2014 n. 4538): è evidente, quindi, che un atto/provvedimento come quello in esame, sia pur se contenente contestualmente un suggerimento (negativo) ed un invito (positivo), si traduce in un limite pubblicistico nell'utilizzo (pubblicistico) di alcuni medicinali.

Segnatamente, la valutazione relativa all'immissione in commercio dei medicinali, alla loro classificazione, alle relative indicazioni terapeutiche, ai criteri delle pertinenti prestazioni, alla determinazione dei prezzi, al regime di rimborsabilità ed al monitoraggio del loro consumo compete esclusivamente all'A.I.F.A. (Cons. Stato 02-02-2015 n. 490).

La ratio è duplice e, cioè, evitare ingiustificate disparità di trattamento tra pazienti residenti nelle diverse Regioni e garantire la libertà, secundum legem, dei medici in sede di prescrizione farmaceutica: ciò in applicazione, peraltro, del fondamentale, rectius essenziale, diritto alla salute, valido erga omnes.

De iure condito, è, dunque, irrilevante il nomen iuris dell'atto/provvedimento emanato dall'Ente pubblico territoriale : le regioni, quindi, contrariamente a quanto sostenuto dal T.A.R. Veneto- Venezia Sez. III 06-11-2015 n. 1150, non possono classificare, sia in via legislativa che amministrativa, (alcun)i farmaci come moderatamente raccomandati e(d altri) come non raccomandati.