Urbanistica ed infrastrutture

L'appaltatore "pubblico" è responsabile per i danni all'immobile privato

16/11/2017 10:16

Commento a cura di Alessandro M. Basso - Avvocato (Foro di Foggia) e giornalista pubblicista

Il Tribunale ha ritenuto che, in tema di opere pubbliche e quindi di contratti pubblici, gravi, in via ordinaria, sull'appaltatore il dovere di custodia, di vigilanza e del neminem laedere: così, l'appaltatore è tenuto ad adottare (tutte) quelle cautele idonee ad evitare danni a terzi, derivanti dall'esecuzione delle opere, a pena di responsabilità codicistica per fatto illecito .


Trib. Foggia Sez. III Civ. 02/10/2017, n. 2162

Il principio si argomenta dalla sentenza del Tribunale di Foggia Sez. III Civ. n. 2162/2017, depositata il 02 ottobre 2017.


IL CASO
Una s.r.l. eseguiva, in forza di relativo appalto da parte del Comune, opere di adeguamento e completamento della rete pluviale urbana: a tal fine, effettuava degli scavi profondi sul marciapiede per la posa delle relative tubazioni. Successivamente, però, emergevano alcune lesioni all'immobile privato adiacente e, precisamente, sul muretto di recinzione e sulla pavimentazione a ridosso del cancello di ingresso: veniva, quindi, disposta apposita consulenza tecnica d'ufficio che accertava la riconducibilità delle lesioni ad un cedimento del sottostante terreno di fondazione dovuto agli scavi effettuati dalla s.r.l.


LA DECISIONE
Accertate le lesioni all'immobile viciniore di un privato e la relativa eziologia, la società appaltatrice di opera pubblica deve risarcire al privato i danni, corrispondenti ai necessari costi di ripristino, determinati con computo metrico-estimativo da apposita c.t.u., altresì con rivalutazione monetaria ed interessi legali.


I PRECEDENTI ED I POSSIBILI IMPATTI PRATICO-NORMATIVI
In primis, vanno richiamati gli artt. 2, 24, 41 e 97 Cost., 1173, 1321 e 2043 c.c. nonché la Direttiva 2014/24/UE.
Bisogna, quindi, focalizzare, sul piano logico-giuridico, sui concetti di potestà, procedimento e provvedimento, diritto, interesse, illecito e legittimazione.
Prima facie, si potrebbe pensare alla configurabilità di una sorta di diritto, sine conditione, all'iniziativa economica privata e di non lesività, ex se, dell'opera pubblica.
Apparentemente, quindi, bisognerebbe stabilire se: a) trattasi di obbligazione di mezzi o di risultato; b) si possa/debba valutare soltanto la legittimità o anche la liceità dell'operato (e/o dell'opera) e, dunque, la configurabilità dell'interesse legittimo o anche di diritti soggettivi; c) un'opera pubblica possa essere aggiudicata soltanto ad una s.p.a.
In realtà, in termini sostanziali, quattro le osservazioni da effettuare.
La prima sulla qualificazione intuitu personae del rapporto tra committente ed appaltatore, istituto peraltro disciplinato anche a livello comunitario: una sorta di sostituzione e non di mera rappresentanza.
La seconda, anche quale sub-osservazione, sulla configurazione dell'appaltatore quale imprenditore autonomo quando coincidono gli aspetti direttivi e quelli esecutivi (Cass. 20-04-2004 n. 7499, 26-06-2000 n. 8686, 20-11-1997 n. 11566, 29-10-1997 n. 10652, 12-02-1997 n. 1284 e 30-05-1996 n. 5007).
Segnatamente, sotto il profilo giuridico-economico, l'attività d'impresa e, quindi, dell'appaltatore si caratterizza per l'autonomia e la libertà di gestione e ciò determina l'assunzione del rischio e la presunzione di responsabilità: la ratio è responsabilizzare chi agisce ed assolutizzare, laddove possibile, tale concetto. In altri termini, dall'appalto scaturiscono l'autonomia gestionale del rischio e l'autonomia dell'organizzazione dell'impresa, in termini di scelta e di utilizzo dei mezzi ritenuti necessari e delle modalità di esecuzione.
La terza sugli obblighi tipici di condotta gravanti sull'appaltatore: sul punto, è da tenere presente che, anche ex art. 1669 c.c., l'appaltatore deve comportarsi secondo diligenza professionale, rispettando dunque le norme tecniche vigenti.
Egli deve, cioè, considerare tutte le caratteristiche del suolo (es. fattori ambientali, geomorfologici e strutturali) che possono incidere sugli immobili ed orientare, conseguentemente, la progettazione e la realizzazione della (propria) opera (Cass. Sez. II Civ. 09-11-2017 n. 26552).
In tal senso, va, inoltre, ricordato che, superato peraltro il dogma dell'irrisarcibilità dell'interesse legittimo (Cass. n. 500/99), il nocumento ha assunto una nuova (e, forse, ulteriore) fisionomia e prospettiva.
La quarta ed ultima osservazione inerisce gli obblighi eventualmente ricadenti sul committente.
Il potere di vigilanza e controllo del committente non rileva in termini extracontrattuali: egli, cioè, non ha il dovere di cooperare materialmente all'esecuzione del lavoro dato in appalto.
Mutatis mutandis, il committente sarà, invece, responsabile per culpa in eligendo, e ciò anche se sia inapplicabile l'art. 2049 c.c., nonchè se l'appaltatore sia (stato) un mero esecutore di ordini, cioè un nudus minister, o se il committente si sia di fatto ingerito, cooperando materialmente con l'impresa palesemente priva delle capacità e dei mezzi tecnici necessari.
De iure condito, tecnicamente, le opere de quibus, eseguite con scavi, possono causare lesioni agli immobili circostanti: in tal senso, un'opera pubblica, superando la dimensione pubblicistica per approdare in quella privatistica, diviene fonte di danno civilistico risarcibile. Il privato danneggiato, quindi, può ben chiedere ed ottenere relativo risarcimento nei confronti dell'appaltatore, anche quando quest'ultimo sia un privato ed anche quando abbia effettuato opere su un'area pubblica.
In altri termini, la (eventuale) legittimità dell'appalto non determina una sorta di staticità della condotta dell'appaltatore e, dunque, non esclude, a priori, l'offensività del relativo operato: così, più che di illecito endo o post-procedimentale, potrebbe parlarsi di illecità "sopravvenuta", rendendo così direttamente applicabile il codice civile al privato appaltatore di opera pubblica.
Rebus sic stantibus, nel merito, la condotta della s.r.l. è contra legem e giuridicamente inquadrabile nel rapporto "causa-effetto": dunque, sono fondati la causa petendi ed il petitum del privato proprietario dell'immobile danneggiato (nella fattispecie, difeso dall'avv. Antonella Palumbo).
E', quindi, irrilevante che il danno risulti cagionato alle cose e/o alle relative pertinenze: altresì, è indifferente l'entità dei danni, la tipologia delle opere appaltate, che l'appalto sia comunale o di altro Ente (anche gerarchicamente superiore) e che l'appaltatore sia una società di capitali.
In tal senso, in termini di "dinamiche", l'istituto della proprietà privata è invocabile, in re ipsa e sia pur secondo una lettura costituzionalmente orientata, in ambito pubblicistico: così, il diritto privato (finisce per) prevale(re) su quello pubblico e, precisamente, il diritto civile su quello amministrativo.
Appare, quindi, attualmente condivisibile l'orientamento del Tribunale secondo cui, in ambito di rapporti "procedimentali" tra P.A. e privato, l'appalto manifesta la propria natura pluri-giuridica, e non esclusivamente "polarizzata": così, l'appaltatore è responsabile sotto ogni profilo, pubblicistico (amministrativo, penalistico) e privatistico (civilistico), e quindi in via non soltanto verticale, verso il committente, ma anche orizzontale, cioè verso terzi.