L'abolizione dell'equo compenso per copia privata

20/11/2017 16:50

Commento a cura dell'avv. Giuseppe Rusconi e del dott. Niccolò Grassi, Studio legale RUSCONI e PARTNERS

Con la Sentenza n. 4938 del 25 ottobre 2017, il Consiglio di Stato si è definitivamente pronunciato sull'annullamento dell'art. 4 dell'allegato tecnico del D.M. n. 30 del 2009, il quale costituisce parte integrante del relativo decreto ministeriale, istitutivo del c.d. compenso per copia privata o equo compenso.


La SIAE – unico soggetto di riscossione - definisce il compenso per copia privata come il corrispettivo che si applica sui supporti vergini, apparecchi di registrazione e memorie, in cambio della possibilità di effettuare registrazioni di opere protette dal diritto d'autore .


Grazie a questo strumento, qualunque soggetto privato può eseguire una copia del prodotto originale su un proprio supporto, con un notevole risparmio di tempo e di costi, allo stesso tempo però concedendo una tutela nei confronti del titolare del diritto d'autore.


In questo senso si ricorda che non è direttamente il soggetto utilizzatore del videogramma o del fonogramma per finalità private, a versare alla SIAE l'equo compenso, ma i produttori e distributori di apparecchi e supporti idonei alla riproduzione prevedono, nel prezzo finale di vendita dell'apparecchio, anche l'obolo da versarsi alla SIAE.


Non sempre l'equo compenso è da ritenersi dovuto, potendo, la SIAE, esentare dal versamento gli utilizzatori di apparecchi o supporti che riproducano fonogrammi e videogrammi per usi estranei dall'utilizzo privato.


Proprio per questa ragione, alcune società internazionali, tra cui Nokia Italia, Telecom Italia, Samsung, Fastweb ed altri, hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo Regionale del Lazio, per ottenerne l'annullamento e più precisamente per l'annullamento del decreto ministeriale del Mibact del 30 dicembre 2009 e del suo Allegato tecnico, sulla determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi (c. d. "equo compenso per copia privata").


Il Tar Lazio però, aveva rigettato tali ricorsi, motivando il rigetto sul fatto che doveva essere esclusa la natura regolamentare del Decreto Ministeriale e perché, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, non vi sarebbe stata alcuna violazione degli art. 23, 41 e 76 della Costituzione.


Secondo le società ricorrenti infatti, il decreto ministeriale impugnato, era illegittimo poiché aveva assoggettato alla disciplina del compenso per copia privata, anche i dispositivi di telefonia mobile e ciò portava a due ordini di problemi: non veniva considerato che i telefoni cellulari sono destinati solo in via residuale e marginale alla registrazione di fonogrammi e di videogrammi e pertanto non dovevano essere assoggettati alla disciplina dell'equo compenso poiché il rischio/pregiudizio nei confronti del titolare del diritto d'autore era pressoché minimo; inoltre, il D.M. non aveva previsto alcuna esenzione per i dispositivi acquistati da persone giuridiche o comunque destinati a un uso professionale, essendo stato attribuito alla Siae soltanto il potere discrezionale di stipulare protocolli di esenzione con i soggetti obbligati alla corresponsione del compenso, o con le loro associazioni di categoria a cui corrispondeva pertanto un'applicazione indiscriminata dell'equo compenso per copia privata anche a soggetti diversi dalle persone fisiche, che utilizzano tali dispositivi per scopi manifestamente estranei a quelli della realizzazione di copie per uso privato.


Il Consiglio di Stato, pronunciandosi sugli appelli proposti avverso la decisione di rigetto dei ricorsi di primo grado, aveva altresì rigettato tutti i motivi di appello, ad eccezione dell'illegittimo assoggettamento a prelievo per copia privata con riguardo ai prodotti destinati a un uso esclusivamente professionale.


La Sezione V del consiglio di Stato, con la decisione n. 823/2015, ha quindi accolto – ma solo in parte - la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, diretta a verificare la conformità del sistema italiano in materia di compenso per copia privata con la disciplina dettata dalla Direttiva 2001/29/CE del 22 maggio 2001.


Con la Sentenza del 22.09.2015 C-110/15, la Corte di Giustizia, ammettendo il rinvio e pronunciandosi nel merito dello stesso ha definitivamente dichiarato l'incompatibilità del sistema nazionale italiano di esenzione dal pagamento prelievo per copia privata in capo ai produttori e agli importatori di apparecchi e di supporti destinati a un uso manifestamente estraneo alla riproduzione di copia per uso privato rispetto alla disciplina europea in quanto: è pacifico che la normativa italiana "non prevede disposizioni di applicazione generale che esonerino dal pagamento del prelievo per copia privata i produttori e gli importatori che dimostrino che gli apparecchi e i supporti sono stati acquistati da soggetti diversi dalle persone fisiche per scopi manifestamente estranei a quelli della realizzazione di copie per uso privato.


La Corte di Giustizia però, si spinge anche oltre, analizzando anche la problematica legata al diritto al rimborso, giungendo a dire che il sistema del prelievo per copia privata deve prevedere un diritto al rimborso effettivo e senza rendere eccessivamente gravosa la restituzione del prelievo, e che può anche essere richiesto dall'utente finale a condizione che i debitori siano esentati, nel rispetto del diritto dell'Unione, dal pagamento di detto prelievo qualora dimostrino di avere fornito gli apparecchi e i supporti di cui trattasi a soggetti diversi dalle persone fisiche, per scopi manifestamente estranei a quelli della riproduzione per uso privato.


La Corte di Giustizia ha statuito dunque che la disciplina italiana, nell'avere esteso il prelievo per copia privata, in maniera indiscriminata e senza sicure esenzioni, anche ad apparecchi e supporti destinati a un uso esclusivamente professionale, contrasta con il diritto comunitario; In particolare l'articolo 4 dell'allegato tecnico, non prevede criteri oggettivi e trasparenti che devono essere soddisfatti dai soggetti tenuti alla corresponsione dell'equo compenso o dalle loro associazioni di categoria, ai fini della conclusione di protocolli di accordo, dato che detta disposizione si limita a menzionare l'esenzione «nei casi di uso professionale di apparecchi o supporti ovvero per taluni apparati per videogiochi», tenendo presente peraltro che le esenzioni praticate possono, secondo i termini stessi di tale articolo, assumere un carattere oggettivo o soggettivo.


In applicazione della decisione della Corte di Giustizia, la quale – come ribadito dalla Corte di Giustizia - ha efficacia ex tunc, il Consiglio di Stato, previa riforma, delle sentenze impugnate, per avere il TAR del Lazio giudicato il sistema italiano relativo ai meccanismi di esenzione "ex ante" dall'equo compenso per gli apparecchi utilizzati dalle persone giuridiche a uso esclusivamente professionale, in linea con le disposizioni del diritto dell'Unione Europea, dev'essere dichiarato illegittimo e va annullato l'art. 4 dell'Allegato tecnico al d. m. 30 dicembre 2009, il quale costituisce parte integrante del decreto, nella parte in cui, anziché esentare in via preventiva ed in modo esplicito e diretto, generale e radicale, secondo criteri oggettivi e trasparenti, dal pagamento del compenso per copia privata, i produttori e gli importatori i quali dimostrino che gli apparecchi e i supporti sono stati acquistati da soggetti diversi dalle persone fisiche per scopi manifestamente estranei a quelli della realizzazione di copie per uso privato, si è limitato soltanto a stabilire che la Siae promuove protocolli anche per praticare esenzioni nei casi di uso professionale di apparecchi o supporti, subordinando quindi l'esenzione, a favore di produttori e importatori, dal pagamento della "copia privata" per apparecchi dispositivi e supporti destinati a un uso manifestamente estraneo alla riproduzione di copie per uso privato, alla conclusione come detto di protocolli appositi lasciati alla "libera negoziazione" tra la Siae e i soggetti debitori o le loro associazioni di categoria, e ciò a fronte di un sistema di rimborso dell'equo compenso per copia privata indebitamente versato, chiaramente inefficace poiché accessibile al solo acquirente finale di tali apparecchi, supporti e dispositivi, e non anche al produttore o all'importatore. Spetta al Mibact l'individuazione dei casi e modi di esenzione "ex ante" dalla "copia privata" per usi esclusivamente professionale, e di rimborso della "copia privata" anche a favore del produttore e dell'importatore, secondo criteri oggettivi e trasparenti.


La normativa nazionale quindi viola il principio di parità di trattamento – che costituisce principio generale del diritto dell'Unione europea - tra produttori e importatori assoggettati al prelievo per copia privata poiché la normativa nazionale si limita a imporre alla Siae, l'obbligo di "promuovere", la conclusione di protocolli esentativi, violando così anche il principio di certezza del diritto, peraltro non garantendo una efficace procedura di rimborso effettiva per i soggetti produttori importatori e distributori di apparecchi e supporti destinati a uso professionale.
In conseguenza della decisione della Corte di Giustizia, quindi, il Consiglio di stato ha definitivamente accolto, in parte, i ricorsi presentati ed ha disposto l'annullamento l'art. 4 dell'Allegato tecnico del D.M. 30 dicembre 2009, il quale costituisce parte integrante del decreto ministeriale, per le ragioni predette.


Ne consegue che, anche a fronte dell'interpretazione del diritto comunitario in materia di equo compenso, il legislatore dovrà intervenire e modificare l'odierna disciplina, introducendo un nuovo sistema di esenzione ed una nuova modalità di rimborso, conforme anche ai principi della Costituzione e del diritto comunitario.

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