DOSSIER PLUS PLUS 24 DIRITTO

Il rito super accelerato alla luce del nuovo Codice dei contratti pubblici

06/12/2017 14:57

DOSSIER PLUS PLUS 24 DIRITTO, agg. dicembre 2017 Premessa d'autore a cura dell'Avv. Pietro de Carlini e dell'Avv. Giuseppe Rusconi - Studio Rusconi & Partners


L' esigenza di un regime speciale processuale in materia di pubblici appalti, è stata percepita in tutta la sua necessarietà sin dalla legge Merloni (l. 11 febbraio 1994, n. 109), tanto è vero che con l'art. 9, 1° comma, d.l. 3 aprile 1995, n. 101, convertito nella legge 2 giugno 1995, n. 216 (cd. "Merloni bis"), il Legislatore è intervenuto con l'inserimento dell'art. 31 bis, recante una rubrica dal testo decisamente significativo: "Norme acceleratorie in materia di contenzioso".

In questo dossier

Il rito appalti e il nuovo rito super accelerato - Generalità

Disciplina delle ammissioni e delle esclusioni ex art. 120, commi 2 bis e 6 bis. c.p.a. e la loro giustiziabilità

Le vicende della (ipotetica) fase cautelare nell'ambito del rito super accelerato Giudizio pendente e impugnazione dell'intervenuta aggiudicazione

Il rito super accelerato in relazione al rito abbreviato comune ex art. 119 c.p.a. ed inammissibilità del ricorso straordinario al presidente della repubblica

In seguito, grazie all'art. 19, d. l. 25 marzo 1997, n. 67, convertito in legge 23 maggio 1997, n. 135, si può tecnicamente parlare di una prima, oggettiva forma di "rito speciale" applicato agli appalti pubblici, con termini processuali dimidiati e dispositivo della sentenza pubblicato entro sette giorni dalla data dell'udienza.

Tre anni dopo, la ben nota legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa) inserendo l'art. 23 bis nella storica legge TAR (l. 6 dicembre 1971, n. 1034 - Istituzione dei tribunali amministrativi regionali) innovava il processo amministrativo con termini processuali dimidiati, salvo quelli per la proposizione del ricorso, per tutti i pubblici appalti.

L'art. 245, D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) con la sua disciplina in materia di strumenti di tutela si affiancava alla l. n. 205/2000, conferendo una prima sistematicità alle norme processuali sino ad allora in vigore.

Ulteriori misure sono, poi, intervenute con l'art. 8, d.lgs. 20 marzo 2010, n. 53 (Attuazione della direttiva 2007/66/CE che modifica le direttive 89/665/ CEE e 92/13/CEE per quanto riguarda il miglioramento dell'efficacia delle procedure di ricorso in materia d'aggiudicazione degli appalti pubblici), con il quale sono state apportate alcune modificazioni all'art. 245, d.lgs. 163/2006.

Come noto, quest'ultimo ha avuto vita breve, dal 27 aprile al 15 settembre 2010, avuto riguardo al fatto che il 16 settembre 2010 è entrato in vigore il d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (Codice del processo amministrativo).

Ogni previsione del "vecchio" art. 245 è stata trasferita nell'art. 120 c.p.a., ma con modificazioni così significative da farne una realtà giuridica del tutto diversa. Prima dell'attuale codice dei contratti pubblici, di cui al d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e del "correttivo", 19 aprile 2017, n. 56, è intervenuta un'ulteriore modifica al rito, con l'art. 40 del d. l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114.