Stop all'automatismo della revoca di patente in caso di sottoposizione a misure di sicurezza: il TAR Marche con ordinanza del 24.07.2018 invia gli atti alla Consulta

28/09/2018 08:10


Nota a cura dell' Avv. Paolo Ghiselli, Patrocinante in Cassazione

Il titolo del breve commento delinea il principio di diritto, sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale, che ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata "…la questione di legittimità costituzionale dell'art. 120, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285 (Nuovo codice della strada), per contrasto con gli articoli 3, 4, 16 e 35 della Costituzione, nella parte in cui dispone che il prefetto "provvede" - invece che "può provvedere" - alla revoca della patente nei confronti di coloro che sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali.
E' una vexata quaestio, quella della revoca di patente nei confronti di persone sottoposte a condanna penale per reati riguardanti gli stupefacenti o sottoposte a misura di sicurezza o di prevenzione come compiutamente indicate nell'art. 120 c.d.s. per perdita dei c.d. "requisiti morali".


L'espressione pleonastica evidenzia l'irragionevolezza di norma che viene applicata in modo automatico nei casi succitati e come quello che ha riguardato il ricorrente sottoposto a misura di sicurezza.


Va detto che la questione era già stato oggetto della recente decisione della Corte Costituzionale (9 febbraio 2018, n. 22) che con riguardo all'ipotesi di condanna per reati riguardanti gli stupefacenti aveva sancito l'incostituzionalità della norma nella parte in cui dispone che il prefetto "provvede", invece che "può provvedere" alla revoca di patente.
Il difensore aveva sollecitato il collegio ad applicazione estensiva del portato del principio al caso in considerazione.


Di qui la esaustiva, articolata e pregevole ordinanza che analizza l'art. 120 c.d.s., le criticità di un'applicazione automatica e dispone la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
Il Collegio ha evidenziato che la questione esplicherebbe effetti anche sulla giurisdizione (giudice ordinario od amministrativo) tutt'altro che risolta.


A questo punto si attendono gli sviluppi di un caso che interessa tanto i giuristi amministrativisti quanto i penalisti considerati gli effetti sul piano amministrativo di un giudicato penale.

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