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L'IMU sugli immobili portuali: una ulteriore penalizzazione per le imprese concessionarie?

19/11/2018 14:46

Commento a cura di Silvio Genito, partner Studio legale SAT


La genesi dell'annosa questione circa l'applicabilità o meno dell'ICI (ed oggi dell'IMU/TASI) agli immobili siti nei porti risale al 2006, quando il legislatore (1) stabilì che nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non potessero essere ricompresi gli immobili o le porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale, ed obbligò i titolari di diritti reali su tali beni di procedere entro nove mesi a dichiarare in catasto le eventuali variazioni degli immobili aventi tali caratteristiche, stabilendo altresì che, in caso di inottemperanza, avrebbe provveduto autonomamente l'Agenzia del Territorio (2). Quest'ultima emanò un provvedimento attuativo datato 2 gennaio 2007.

La predetta modifica normativa comportò una penalizzazione per le imprese concessionarie di aree demaniali – imprese ricomprese, a partire dal 2001, nel novero dei soggetti passivi dell'ICI (ed oggi dell'IMU/TASI) – che l'Agenzia del Territorio, nel corso della sua attività di classamento, aveva considerato non più appartenenti alla categoria E sulla base dei criteri previsti dal D.L. 262/2006 (ad esempio, gli immobili destinati ad uso ufficio, deposito di merci destinate all'attività commerciale, locali destinati all'attività di riparazioni e manutenzioni navali, uffici di biglietteria e disbrigo pratiche, le aree scoperte destinate all'attività portuale).

Ne scaturì un nutrito contenzioso, in qualche caso non ancora conclusosi, che talvolta ha visto soccombere il contribuente.

Un importante documento di prassi emanato dall'Agenzia del Territorio a ridosso della predetta modifica normativa è rappresentato dalla Circolare n. 4/2007 del 13 aprile 2007 la quale, facendo seguito alla precedente Circolare n. 4/2006 del 16 maggio 2006, contiene specifiche direttive ed alcune linee guida in materia di classificazione delle unità immobiliari censibili nelle categorie catastali del "Gruppo E" e per l'individuazione degli immobili o delle loro porzioni a diversa destinazione funzionale.

Il citato documento stabilisce che, affinché un immobile possa essere classificato all'interno della categoria E/1 – Stazioni per servizi di trasporto terrestri, marittimi ed aerei - deve essere soddisfatto il nesso di stretta strumentalità della sua destinazione rispetto al soddisfacimento delle attività di trasporto pubblico (3).

Sulla base di tale principio, quindi, secondo l'Agenzia del Territorio sono di norma classificabili nella Categoria E/1 i seguenti immobili, compresi gli impianti fissi e le aree connesse, ancorché di natura demaniale:

i) i fabbricati o i locali viaggiatori (compresi biglietterie, sale di attesa e di imbarco, locali adibiti ad uffici a diretto servizio di gestione della stazione);

ii) i servizi igienici ad uso libero dei viaggiatori;

iii) gli spazi di sosta dei veicoli adibiti al servizio pubblico;

iv) i parcheggi delle auto ad uso del personale dipendente, siti all'interno del perimetro della stazione;

v) le aree occupate dai binari, dalle piste aeroportuali e dalle banchine destinate al servizio pubblico;

vi) i magazzini ed aree per il deposito temporaneo e la movimentazione delle merci;

vii) le aree o le officine, destinate alla manutenzione dei mezzi di trasporto;

viii) gli impianti di produzione e trasformazione dell'energia elettrica, purché la prevalenza della potenza prodotta sia destinata alla stazione;

ix) gli impianti di stoccaggio e distribuzione del carburante finalizzati al servizio di trasporto nell'ambito della stazione;

x) le aree di rispetto e di sosta dei veicoli asserviti alla stazione;

xi) gli impianti di trasformazione e produzione dell'energia elettrica per assicurare la continuità dei servizi;

xii) gli impianti di stoccaggio e distribuzione carburanti finalizzati al servizio di trasporto nell'ambito della stazione;

xiii) le torri di controllo, i serbatoi idrici;

xiv) i pronto soccorso;

xv) i depositi bagagli;

xvi) i locali destinati alle forze dell'ordine, ovvero agli enti preposti al controllo delle merci o alla sicurezza dei passeggeri, purché interni al fabbricato ad uso dei viaggiatori.

Sempre secondo l'Agenzia del Territorio, risultano, invece, classificabili come distinte unità immobiliari, censibili nelle specifiche categorie ordinarie o speciali, gli immobili o loro porzioni, laddove autonomi per funzionalità o redditività, destinati a:

1) abitazioni e foresterie;

2) bar, caffè;

3) ristoranti;

4) rivendite di giornali, tabacchi;

5) negozi di vendita od esposizione di qualsiasi merce;

6) duty-free;

7) centri commerciali;

8) alberghi, ostelli;

9) uffici pubblici o privati;

10) caserme per gli Organi di vigilanza e sicurezza;

11) magazzini, aree di deposito per stoccaggio container o merci in genere;

12) hangar e capannoni per la costruzione, manutenzione ed il ricovero dei veicoli;

13) autosilos e aree di parcheggio;

14) altre finalità autonome e comunque non strettamente strumentali rispetto al servizio di pubblico trasporto.

Con argomentazioni del tutto sovrapponibili, ma usando una terminologia forse meno precisa, si è poi espresso il Ministero dell'Economia e delle Finanze - Dipartimento delle Finanze il quale, con Risoluzione n. 3/DF del 10 agosto 2009 e con riferimento ad un quesito circa la corretta applicazione dell'ICI sulle aree portuali oggetto di concessioni demaniali, ha stabilito che sono aree demaniali esenti da ICI quelle "che fanno parte di un compendio destinato al traffico marittimo e/o ad operazioni strettamente necessarie alle attività portuali".

Il legislatore, con la Legge di Stabilità per l'anno 2018 (4), sembra (5) aver voluto porre parziale e tardivo rimedio alle predette penalizzazioni subite dalle imprese concessionarie di aree demaniali stabilendo che alcune specifiche tipologie di immobili situati nei porti di rilevanza economica nazionale ed internazionale di competenza dell'Autorità di Sistema Portuale, a decorrere dal 1 gennaio 2020 "costituiscono immobili a destinazione particolare, da censire in catasto nella categoria E/1, anche se affidati in concessione ai privati" (6).

Si tratta in particolare:

a) delle banchine e delle aree scoperte adibite alle operazioni e ai servizi portuali di cui all'art. 16, primo comma, della Legge 28.1.94 n. 84 (7);

b) delle connesse infrastrutture stradali e ferroviarie;

c) dei depositi ivi ubicati strettamente funzionali alle suddette operazioni e servizi portuali;
d) delle banchine e delle aree scoperte dei medesimi porti adibite al servizio passeggeri, compresi i crocieristi.

Se si è ben compreso il senso di questa novella legislativa, nonostante la destinazione di tali immobili ad uso commerciale o industriale - che rappresenta il presupposto per l'applicazione dell'ICI/IMU/TASI in capo ai concessionari di beni demaniali sulla base dell'art. l'art. 2 comma 40, del D.L. 262/2006, convertito con Legge 286/2006 -, la norma consente l'attribuzione della categoria E/1 purché gli stessi immobili siano funzionali alle operazioni e servizi portuali o al servizio passeggeri, compresi i croceristi (8).

Se questa è la lettura da dare alla norma (9), per verificare la portata delle novità introdotte dalla novella legislativa analizziamo la situazione dei medesimi immobili affidati in concessione a privati alla luce della normativa catastale – interpretata secondo la prassi amministrativa sopra illustrata - antecedente a tale novella (e oggi ancora in vigore, visto che le novità entreranno in vigore dal 1.1.2020).

Ad una banchina o ad un'area scoperta (nonché le connesse infrastrutture stradali e ferroviarie) affidate in concessione ad un privato e adibite alle citate operazioni e servizi portuali (in particolare al carico, scarico, trasbordo, deposito temporaneo, movimento in genere delle merci e di ogni altro materiale) dovrebbe già poter essere attribuita la categoria E/1, visto che tali immobili potrebbero essere inquadrati, secondo quanto indicato nella citata Risoluzione n. 3/DF del 10 agosto 2009, come "compendi destinati ad operazioni strettamente necessarie alle attività portuali", nonché, secondo quanto indicato nelle citate linee guida di cui alla Circolare n. 4/2007, come "aree per il deposito temporaneo e la movimentazione delle merci" (10).

Analogamente, ad un manufatto affidato in concessione ad un privato e da questi utilizzato per il deposito temporaneo di merci sbarcate da, o da imbarcare su, una nave sembrerebbe potersi già attribuire la categoria E/1, potendo lo stesso essere ricondotto nell'ambito del punto vi) delle linee guida di cui alla citata Circolare n. 4/2007 del 13 aprile 2007 (11).

Anche alle banchine e alle aree scoperte adibite al servizio passeggeri, compresi i crocieristi, dovrebbe potersi attribuire la categoria E/1, quanto meno in relazione a quelle utilizzate per l'imbarco e lo sbarco dei passeggeri, dei rifornimenti e delle provviste di bordo, per le aree di rispetto e di sosta dei veicoli asserviti alla stazione, potendo tali immobili essere ricondotti nell'ambito dei punto i), v) e x) delle linee guida di cui alla citata Circolare n. 4/2007 del 13 aprile 2007 (12).

Apparentemente, quindi, in relazione alle categorie di immobili sopra elencate la novella legislativa non sembra apportare particolari benefici rispetto allo status quo, e ciò fa sorgere il dubbio che le interpretazioni rinvenibili nei predetti documenti di prassi, quando riferibili alle predette categorie di immobili, a partire dal 2019 non siano in realtà più utilizzabili, in quanto la revisione della rendita catastale derivante dal nuovo classamento – operato dall'Agenzia delle Entrate sulla base di dichiarazioni di variazione presentate nel corso del 2019 dagli intestatari catastali degli immobili, ovvero dai loro concessionari - avrà effetto dal primo gennaio 2020 (13).
Se ciò fosse vero, si tratterebbe di un'ulteriore penalizzazione per le imprese concessionarie di immobili portuali.

NOTE:

(1) Si veda l'art. 2 comma 40, del D.L. 262/2006, convertito con Legge 286/2006.

(2) In realtà la citata modifica normativa introduce nell'ordinamento giuridico italiano le conclusioni cui era da qualche tempo giunta la prassi amministrativa. Si veda, per esempio, la Circolare Ministeriale 27 ottobre 1997, n. 840 che, con riferimento ad alcuni locali siti all'interno delle stazioni ferroviarie – stazioni di per sé inquadrabili nella Categoria E/1 - utilizzati per attività commerciale estranea all'esercizio dell'attività di trasporto ferroviario (come bar, ristoranti, rivendite di tabacchi, libri e giornali, articoli da regalo ecc.), aveva stabilito che tali locali potessero essere oggetto di separato accertamento con l'inquadramento nelle pertinenti categorie.

(3) La necessità della presenza di un nesso di stretta strumentalità della destinazione dell'immobile alle attività censite nella Categoria E, esplicitata anche nel Provvedimento dell'Agenzia del Territorio del 2 gennaio 2007, è concettualmente assimilabile a quella della "non estraneità" rispetto all'esercizio dell'attività ferroviaria che si trova esplicitata nella Circolare citata nella precedente nota n. 2.

(4) Legge 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, commi 578 e ss.

(5) Non si è, infatti, riusciti a trovare negli atti parlamentari alcun riferimento alle motivazioni sottostanti la novella legislativa.

(6) La norma, poi, prevede che, a decorrere dall'1.1.2019, gli intestatari catastali di tali immobili, ovvero i loro concessionari, possono presentare atti di aggiornamento (DOCFA) per la revisione del classamento degli immobili già censiti in categorie catastali diverse dalla E/1. Le rendite catastali rideterminate in seguito alla revisione del classamento degli immobili hanno effetto dall'1.1.2020.

(7) A mente del quale "Sono operazioni portuali il carico, lo scarico, il trasbordo, il deposito, il movimento in genere delle merci e di ogni altro materiale, svolti nell'ambito portuale. Sono servizi portuali quelli riferiti a prestazioni specialistiche, complementari e accessorie al ciclo delle operazioni portuali. I servizi ammessi sono individuati dalle autorità portuali, o, laddove non istituite, dalle autorità marittime, attraverso una specifica regolamentazione da emanare in conformità dei criteri vincolanti fissati con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione".

(8) Ci si potrebbe chiedere perché il legislatore abbia sentito l'esigenza di chiarire che i croceristi sono compresi nella categoria dei passeggeri, ma non di definire in cosa consistano le aree scoperte destinate al servizio passeggeri.

(9) Non si è riusciti a trovare negli atti parlamentari alcun riferimento ai motivi della sua introduzione né illustrazioni del provvedimento, e ciò è probabilmente dovuto alle fasi concitate che normalmente accompagnano dell'iter approvativo della Legge di stabilità.

(10) In tal senso la Sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Trieste n. 311/08/2014.

(11) Dove la temporaneità deve essere intesa nel senso che entro un limitato periodo di tempo le merci sono destinate ad essere trasportate fuori dal deposito.

(12) Il punto è confermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Venezia (<<<sentenza n. 640/2017 del 3 ottobre 2017.

(13) Tale conseguenza si evince dalla lettura dell'art. 1, comma 580, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, a mente del quale "Per le dichiarazioni di cui all'articolo 28 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, relative agli immobili di cui al comma 578, presentate in catasto nel corso del 2019, non si applicano i criteri di classamento e di determinazione delle rendite di cui al comma 578. Per gli immobili dichiarati ai sensi del presente comma, alla revisione del classamento secondo i criteri di cui al comma 578 provvede d'ufficio l'Agenzia delle entrate, entro il 31 marzo 2020, fermo restando la possibilità da parte degli intestatari catastali degli immobili di cui presente comma, ovvero dei concessionari, di presentare atti di aggiornamento di cui al comma 579. Le rendite rideterminate d'ufficio dall'Agenzia delle entrate di cui al presente comma hanno effetto dal 1° gennaio 2020". Ma ciò significa che, in caso di presentazione delle predette dichiarazioni di variazione catastale entro il 31.12.2018, dovrebbe rimanere ferma l'applicabilità dei citati documenti di prassi.