Corte di Appello di Milano

La delibera di Consiglio Comunale emessa ai sensi del DPR n. 2/1959 (Norme concernenti la disciplina della cessione in proprietà degli alloggi di tipo popolare ed economico) configura una vendita con riserva di proprietà

30/11/2018 11:07


Avvocato Giuseppe Chiarella, www.avvocatochiarella.it


La delibera di Consiglio Comunale emessa ai sensi del DPR n. 2/1959 (Norme concernenti la disciplina della cessione in proprietà degli alloggi di tipo popolare ed economico) configura una vendita con riserva di proprietà. L'acquirente non può essere considerato mero assegnatario.

Con sentenza n. 4728/2017 pubblicata il 13.11.2017, passata in giudicato, la Corte di Appello di Milano, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Monza, ha stabilito che il contratto di cessione in proprietà di alloggio popolare con pagamento rateale del prezzo non è un contratto di locazione con patto di futura vendita bensì una vendita con riserva di proprietà.

Nel caso in esame,un Comune Lombardo, con delibera del consiglio comunale resa ai sensi del DPR n. 2/1959, aveva deliberato "di cedere in proprietà agli assegnatari ….alloggi popolari a riscatto".

Il Giudice di prime cure aveva qualificato come "contratto di locazione con patto di futura vendita" la predetta delibera comunale, e, sul presupposto che l'assegnatario non avesse corrisposto tutte le somme dovute, aveva condannato l'assegnatario al rilascio dell'immobile oltre al pagamento di una indennità per abusiva occupazione dell'immobile.

Come anticipato, la Corte di Appello di Milano ha riformato la sentenza del Tribunale di Monza, accertando da un lato come l'assegnatario avesse corrisposto tutte le somme dovute e dall'altro qualificando come "vendita con riserva di proprietà" e non come "locazione con patto di futura vendita" la delibera del Comune interessato

Con il pagamento integrale del prezzo di vendita, conclude la Corte "si è verificata la condizione sospensiva per il trasferimento della proprietà dell'immobile" in capo all'assegnatario "senza necessità per l'assegnatario o per i suoi eredi di chiedere il riscatto".

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In caso di notifica fatta al procuratore domiciliatario che non è difensore, prevale il criterio topografico sul criterio personale

In caso di notifica fatta al procuratore domiciliatario che non è difensore, prevale il criterio topografico sul criterio personale.

La sentenza è interessante anche sotto altro diverso aspetto di carattere processuale.

L'atto di appello veniva notificato al procuratore domiciliatario del Comune lombardo non anche difensore dello stesso.

La notifica dell'appello non andava a buon fine in quanto il procuratore domiciliatario nel frattempo aveva cambiato domicilio.

Ebbene la Corte, a conferma di un indirizzo giurisprudenziale consolidato, ha affermato che "nell'ipotesi in cui una parte abbia eletto domicilio autonomo, cioè presso un domiciliatario diverso dal difensore, la parte possa notificare la sentenza presso la cancelleria del giudice a quo".

Aggiunge la Corte: "Ne consegue che la sopravvenuta inidoneità del criterio topografico, dovuta al fatto che il domiciliatario non difensore abbia trasferito il proprio studio professionale senza darne avviso alla controparte, può costituire un valido motivo per la richiesta di rimessione in termini ai fini della notifica dell'atto di appello avverso la sentenza pronunciata in quel giudizio".