Amministrativo

E' illegittima la riduzione dell'orario di apertura di un locale in assenza di un presupposto legittimante

20/03/2019 11:30


a cura dell'Avv. Francesco Paolo Francica, di Carnelutti Studio Legale Associato


Con la sentenza n. 85, del 26 gennaio 2019, la Seconda Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Brescia ha chiarito che è illegittimo ridurre, in maniera rilevante, l'orario di apertura di un locale se non sussistano accertate ragioni di interesse pubblico.

La fattispecie oggetto del giudizio del TAR concerne un locale situato nel bergamasco, iscritto dal Piano di Zonizzazione Acustica del Comune di Bergamo nella classe "V-Aree prevalentemente industriali", area nel cui ambito non sono presenti abitazioni. Il locale, titolare di autorizzazioni per lo svolgimento di iniziative all'aperto, era operativo dalle 22.00 alle 4.30 del giorno successivo.

Il Comune di Bergamo ha, in un primo momento, ritenuto sussistente la violazione del "Regolamento per la convivenza tra le funzioni residenziali e le attività degli esercizi commerciali e artigianali alimentari, dei pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande di svago nel territorio cittadino", approvato con deliberazione n. 79 del Consiglio Comunale di Bergamo del 15 giugno 2015, contestando, in particolare, la mancata adozione di ogni utile accorgimento al fine di contenere, nella fascia oraria compresa tra le ore 23.00 e le ore 7.00, ogni comportamento che, all'interno del locale, generasse disturbo alla quiete pubblica. Inoltre, in un momento successivo, il Comune ha inserito il locale tra le attività per le quali è prescritto un orario di apertura massimo tra le 6.00 e le 00.30 del giorno successivo.

Il T.A.R. ritiene che le contestazioni mossa al locale con riferimento al fatto che la musica fosse udibile all'esterno, non trovando alcun fondamento in accertamenti di intensità e verifiche del livello di immissioni sonore nel più vicino centro abitato, siano del tutto generiche.

Il Collegio rammenta che la limitazione dell'orario, secondo la normativa vigente, è consentita solamente laddove siano ravvisate specifiche esigenze di tutela della salute e del riposo che presuppongono, pertanto, un puntuale accertamento, attraverso apposita istruttoria.

Nel caso di specie risulta assente il presupposto legittimante, costituito dalla circostanza per la quale risulti accertato che la musica, o la presenza di persone all'esterno del locale, siano percepibili oltre il livello di normale tollerabilità e che, dunque, possano recare un danno al riposo ed al diritto alla pubblica quiete nelle limitrofe zone residenziali.

Pertanto, la limitazione all'esercizio di un'attività imprenditoriale risulta illegittima qualora non sia supportata da un'adeguata motivazione.

Il provvedimento in analisi che ha ridotto l'orario dell'attività espletata dal locale, in quanto privo di del necessario supporto motivazionale, è in contrasto con:

1) l'art. 3 del d.l. 138/2011, il quale ha abrogato ogni indebita restrizione delle attività economiche, se non giustificata dalla protezione della salute umana;

2) con il principio generale secondo il quale la limitazione dell'orario di apertura deve essere fondato su ragioni rilevanti ai fini dell'esigenza di tutela della salute pubblica o dell'ordine pubblico;

3) con il principio di proporzionalità della limitazione, imposto dalla normativa comunitaria.
Tuttalpiù il Comune avrebbe potuto legittimamente imporre l'adozione di misure idonee ad evitare che la musica fosse percepita all'esterno, ma non anche adottare un provvedimento che incide in misura rilevante sull'orario di apertura del locale.