Blockchain e la gestione del rischio in caso di appalto

| 23/09/2019 15:23

Commento a cura di Massimiliano Arlati e Luca Barbieri, consulenti hr di ArlatiGhislandi

OECD ha pubblicato recentemente lo studio "c'è un ruolo per la blockchain in una filiera consapevole?", contributo articolato e sottilmente critico, che è stato altresì oggetto di discussione nel corso dei lavori del Global Blockchain Policy Forum, conclusosi lo scorso 13 settembre.

L'adozione di un'architettura blockchain (Blockchain Distributed Ledger Technology - BDLT) per la mappatura e il mantenimento in efficienza di una filiera produttiva o di una rete d'imprese (di seguito declinata in una applicazione pratica con riferimento alle forme di responsabilità solidale in caso di appalti) investe ambiti sia tecnologici (in via prioritaria, interoperabilità dei sistemi, data transparency e misure di coordinamento in materia di trattamento dei dati personali) che organizzativi (governance, value chain cooperation e standardisation of data model), con effetto sugli esistenti equilibri contrattuali.

ll sistema d'interazione implementato fra più imprese attraverso una BDLT consente di attivare flussi informativi capillari, permettendo di conoscere lo stato di funzionamento del contesto in tempo reale (near-real time overview) e, in particolare, di individuare con puntualità e precisione i rischi emergenti per la stabilità del sistema (accuracy of risk information) e di attivare tempestivamente le opportune misure di controllo e dominio degli stessi.

La natura immutabile dei dati ‘impressi' in una blockchain permette ai soggetti coinvolti di avvalersi di una migliore accessibilità ai dati rilevanti (supply chain transparency), generando più efficienti modalità di cooperazione (value chain cooperation) e disciplinamento.

Come anticipato, una prima pratica applicazione di una BDLT potrebbe riguardare il tema della responsabilità solidale in caso di appalto; il regime di solidarietà espone il committente (e non solo) ad un rischio economico che, quando la rete di appalti (e subappalti) sia estesa e articolata (anche in termini geografici) può assumere un rilievo tale da compromettere la ‘ragione economica' dell'intero sistema.

L'articolo 29, comma 2 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 stabilisce che in caso di appalto di opere o di servizi, il committente è inderogabilmente obbligato in solido con l'appaltatore (e con ciascuno degli eventuali subappaltatori), a corrispondere ai lavoratori impiegati nell'esecuzione dell'appalto i dovuti trattamenti retributivi e i relativi contributi previdenziali (e premi assicurativi), assolvendo altresì agli obblighi del sostituto d'imposta.

Peraltro, quando si consideri che il regime di responsabilità solidale vige sino al secondo anno successivo alla cessazione dell'appalto e che in relazione a tale forma di responsabilità attribuita al committente non opera alcun limite quantitativo, il rischio, non trascurabile, deve essere contrastato adottando idonee misure, capaci di agevolare, in termini di economia dei contratti, la formazione di un ‘affidamento efficiente' da parte del committente stesso verso gli appaltatori (e subappaltatori), preservando, più in generale, la stabilità degli equilibri contrattuali.

Una BDLT opportunamente configurata (standard data model) consentirebbe di definire sistemi d'interazione e cooperazione che garantiscano la tracciabilità dei dati rilevanti ai fini della gestione del rischio che deriva dal richiamato articolo 29, comma 2 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 (e da altre vigenti forme di responsabilità solidale), riducendo significativamente i costi di transazione e il rischio che si verifichino inadempimenti contrattuali.

Dedotte le procedure relative all'imputazione dei dati ritenuti necessari per la gestione del rischio specifico in appositi disciplinari, il committente potrà attuare un sistema di governance che sia capace, come già detto, di generare valore (value chain), che avrà cruciale rilievo anche in sede di valutazione e selezione del fornitore.

Valutati gli elementi essenziali e distintivi di una BDLT rispetto ad altre tecnologie (traditional database technology), una BDLT può sviluppare potenzialità sia di natura tecnica che organizzativa, promuovendo forme cooperative e partecipative in una prospettiva di (più) diffusa responsabilità.

Quanto precede - che costituisce una agognata evoluzione solo utopica negli anni appena addietro – garantisce una completa certificazione di processo ma non esime comunque il committente dall'effettuare un'attività di verifica sul campo seppur molto più semplice ed efficacie di quella "amanuense" ora indispensabile.

È questo l'unico vero "elemento grigio": il ricorso ad una tecnologia di registro distribuito non può di per sé garantire la genuinità del dato immesso se lo stesso non è certificato alla fonte.
Per quanto concerne il tema della responsabilità solidale, la genuinità del dato potrebbe essere più solidamente garantita se i dati riguardanti le retribuzioni corrisposte ai lavoratori dell'appaltatore (e dell'eventuale subappaltatore) impiegati nell'esecuzione dell'appalto e la corrispondente contribuzione fossero attinti – prevedendo apposite procedure automatizzate – dalla banca dati dell'INPS e dell'INAIL (e delle Casse edili, laddove si trattasse di imprese appartenenti al settore edilizio).

La BDLT che connette le imprese della filiera, di un gruppo o della rete dovrebbe dunque aprirsi agli istituti ed enti a fronte di un disciplinare concordato; è così posto un tema di ‘politica del territorio' e del dialogo (o programma) interistituzionale, che se fosse realizzato potrebbe, ad esempio, consentire di superare definitivamente la problematica (e insidiosa) disciplina afferente al documento unico di regolarità contributiva.

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