Percorso di giurisprudenza - Privacy e cyber security

Intelligenza artificiale e Pubblica Amministrazione

| 21/01/2020 09:16

"Dal mostro di Frankenstein ideato da Mary Shelley al mito classico di Pigmalione, passando per la storia del Golem di Praga e il robot di Karel Capek, che ha coniato la parola, gli esseri umani hanno fantasticato sulla possibilità di costruire macchine intelligenti, spesso androidi con caratteristiche umane" (Considerando n. 1 della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica, di seguito la "Risoluzione"). Quanto è breve il passo dalla fantasia alla realtà? Tanto breve che Paesi come Stati Uniti, Giappone, Cina e Corea del Sud stanno prendendo in considerazione, avendo in un certo senso già adottato, atti normativi in materia di robotica e intelligenza artificiale.

E in Europa a che punto è la regolazione dell'intelligenza artificiale?

La convinzione circa la necessità della creazione di un sistema di norme che disciplinino la responsabilità e la trasparenza, nella garanzia e nel rispetto di tutti i principi universali e umanistici che intrinsecamente caratterizzano il vecchio continente, ha condotto tanto l'Unione quanto alcuni Stati membri a riflettere sulla possibile elaborazione di norme giuridiche uniformi e sull'introduzione di modifiche legislative che tengano conto delle applicazioni emergenti della tecnologia.

Infatti, sebbene sia indubbio che i regimi e le dottrine giuridici esistenti possano già trovare applicazione attraverso un'interpretazione, ad un tempo estensiva ed evolutiva, del diritto positivo vigente, la mancanza assoluta di disposizioni direttamente concernenti la robotica ha indotto il Parlamento europeo, con la richiamata Risoluzione, a invitare "la Commissione a proporre definizioni europee comuni di sistemi ciberfisici, di sistemi autonomi, di robot autonomi intelligenti e delle loro sottocategorie, prendendo in considerazione le seguenti caratteristiche di un robot intelligente:
a) l'ottenimento di autonomia grazie a sensori e/o mediante lo scambio di dati con il suo ambiente (inter connettività) e lo scambio e l'analisi di tali dati;
b) l'autoapprendimento dall'esperienza e attraverso l'interazione (criterio facoltativo);
c) l'adattamento del proprio comportamento e delle proprie azioni all'ambiente;
d) l'assenza di vita in termini biologici".

È appena il caso di sottolineare come quello dell'intelligenza artificiale sia un campo per il quale meglio si adatta la flessibilità del soft law: la velocità dell'innovazione, infatti, si scontra con la rapida obsolescenza cui vanno in contro le norme dell'hard law. È, forse, anche questa la ragione per la quale la Commissione ha, nel giugno 2018, nominato un gruppo di esperti (High-Level Expert Group on Artificial Intelligence, inteso anche come "AI HLEG") al fine precipuo di farsi fornire consulenza, soprattutto tecnica, nelle materie di intelligenza artificiale (1).

Alla luce di quanto finora esposto, sembra evidente che una definizione univoca e condivisa della locuzione "intelligenza artificiale" (detta anche "AI") non esista. Quello che è certo è che le soluzioni AI si basano oggi su alcune metodologie e tecniche algoritmiche. Senza alcune pretese di esaustività e a titolo meramente esemplificativo si pensi al machine learning, al deep learning, al natural language processing, alla realtà aumentata e alla realtà virtuale.

Tuttavia, quando si parla di applicazione di algoritmi a materie umanistiche quale quelle giuridiche, più di una precauzione è necessaria. Se, da un lato, è vero che gli algoritmi possono diventare lo strumento attraverso il quale correggere le storture e le imperfezioni che caratterizzano i processi cognitivi umani, anche perché permettono di prendere decisioni del tutto neutrali, frutto di calcoli matematici basati su dati, dall'altro, è anche certo che le scelte e le decisioni che ne conseguono non sono quasi mai completamente asettiche ma vanno calate nel caso concreto imponendo uno sforzo intellettivo umano che non è unicamente razionale. Ecco perché l'adozione di modelli predittivi, la loro interpretazione e la conseguente formulazione di giudizi sono tutte operazioni frutto di precise scelte e di valori elaborati dall'uomo.

Ebbene, rispetto alla gestione dell'interesse pubblico, l'uso di sistemi automatizzati, mediante l'utilizzo di una procedura digitale e attraverso algoritmi, può risultare particolarmente vantaggioso con riferimento a procedure seriali o standardizzate, in quanto pienamente rispondente ai canoni di economicità e di efficienza dell'azione amministrativa, così come declinati dall'articolo 97 della Costituzione e dall'articolo 1 della legge 241 del 1990. Tuttavia, il ragionamento non può applicarsi in maniera indiscriminata arrivando al punto di comportare un'elusione degli altri principi cui deve ispirarsi l'azione amministrativa, specie per quelle procedure che impongono un giudizio discrezionale della PA.

Trovare il bilanciamento tra vantaggi e svantaggi appare fondamentale perché l'uso sapiente e disciplinato degli algoritmi permette alla Pubblica amministrazione una notevole riduzione della tempistica procedimentale quando le operazioni sono ripetitive e prive di discrezionalità; l'esclusione di interferenze dovute a comportamenti negligenti degli esseri umani alle dipendenze della stessa; la garanzia di maggior imparzialità della decisione automatizzata.

La digitalizzazione dell'amministrazione pubblica, dunque, deve essere vista con favore perché fondamentale per migliorare la qualità dei servizi resi ai cittadini e legata a filo doppio alla semplificazione e alla trasparenza nei processi decisionali. Come sostenuto anche dagli economisti e i policy makers europei più importanti, l'e-governement ha degli indubbi vantaggi anche sull'arginamento del c.d. rischio amministrativo: l'uso di tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle Pubbliche amministrazioni può contribuire in maniera significativa alla competitività di un Paese, tanto da poter essere considerato come uno strumento fondamentale per il superamento della crisi economica .

Ad oggi, il Codice dell'Amministrazione digitale (D. Lgs. 82/2005), oggetto peraltro di continue modifiche necessarie per stare al passo con il processo d'informatizzazione, costituisce un approdo decisivo in questa direzione. Va dato quindi atto del fatto che molteplici sono stati i campi di intervento dell'algoritmo rispetto alla gestione della cosa pubblica. Si pensi all'atto amministrativo informatico; ai nuovi metodi di comunicazione tra amministrazione e privati come nel caso della partecipazione dei cittadini alle decisioni amministrative attraverso social network o piattaforme digitali; alle modalità di scambio dei dati tra le pubbliche amministrazioni....continua la lettura in Plusplus24Diritto

Vetrina