Il Tribunale di Roma fa il punto sul caso delle multe di Via di Portonaccio a Roma

| 14/02/2020 15:08

Commento a cura del Dott. Domenico Navarretta – www.studiolegalesola.com

Nota a Tribunale di Roma, Sezione XIII, Sent. n. 2300/2020 – Giudice Dott. Moriconi


La vicenda. La vicenda si riferisce alla nota vicenda delle contravvenzioni erogate da Roma Capitale per divieto di transito nella corsia preferenziale di via di Portonaccio. Detta corsia preferenziale veniva sospesa nel 2011, in via provvisoria, e ripristinata in data 20 aprile 2017 con annesso controllo dell'accesso attraverso le telecamere di sorveglianza.


La vicenda ha riguardato oltre 250.000 verbali di contravvenzioni nei soli mesi di maggio e di giugno 2017, ai quali è seguita una grande quantità di controversie seriali innanzi al Giudice di Pace, prima, e innanzi al Tribunale in grado di appello poi.


Le doglianze degli utenti della strada si sostanziavano nell'assenza e, comunque, inadeguatezza di segnaletica idonea e sufficiente, ad avvertire l'utenza della riattivazione del divieto.
Il Sig. P., dunque, ritenuta l'illegittimità della sanzione irrogata, adiva in primo grado il Giudice di Pace di Roma.


Riconosciuta la fondatezza della pretesa, il verbale veniva annullato.


Roma Capitale, tuttavia, proponeva appello avverso tale sentenza innanzi al Tribunale di Roma.
All'esito del giudizio veniva riconosciuta l'infondatezza dell'appello e veniva confermata la sentenza di primo grado con relativa condanna dell'amministrazione al pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari quello già versato (ex art.1 comma 17 della l. 24 dicembre 2012, n. 228).


L'affaire Portonaccio. Come si diceva, il caso ha avuto una vasta eco mediatica: la quasi totalità delle violazioni, come ammesso dalla stessa Amministrazione, si sono concentrate in un periodo, a ridosso dell'inizio del ripristino del divieto (2 maggio 2017), che va da maggio alla fine di luglio 2017; perdurando tuttavia, ancora nell'autunno 2017 e oltre, incertezze, carenze e contraddizioni nella segnaletica. Si è calcolato che le sanzioni irrogate ammontassero a circa 23 milioni di euro.


La gravità del descritto fenomeno si deve alla circostanza che, nonostante la disattivazione della corsia preferenziale, e, quindi, il conseguente libero transito, la segnaletica di divieto rimaneva comunque installata e visibile e, per l'effetto, alla riattivazione del divieto non è stato attribuito alla segnaletica preesistente il suo reale e attuale significato, atteso che era da tempo presente e non rispettata in quanto inattuale.


Ai verbali di contestazione della violazione del divieto di transito è seguita, come immaginabile, l'opposizione in sede giurisdizionale, i cui esiti, come visto, perdurano a distanza di anni, spesso proprio a causa dell'Amministrazione che, come nel caso della sentenza in commento, propone appello ove soccombente, con il rischio, quantomai reale, di ulteriore condanna al pagamento delle spese di lite e della misura del doppio del contributo unificato.


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