Pubblicità, Trasparenza e Appalti: quale connubio?

| 10/04/2020 11:53

Commento a cura di Gessica Cucco


L'importanza della pubblicità e trasparenza quali principi, tra gli altri, ai quali l'attività amministrativa deve tendere è stata da tempo enucleata dal legislatore con la storica legge sul procedimento amministrativo facendo di essi un vera e propria chiave dell'ordinamento democratico.


La L. 241/1990, dunque, ha sancito il principio di pubblicità, favorendo l'evoluzione dei rapporti tra PA e cittadini da una parte e, d'altra, il principio di trasparenza informando, in tal modo, l'agire della pubblica amministrazione.


Il principio di pubblicità, che sostanzialmente si traduce negli obblighi di pubblicazione posti a carico degli enti aggiudicatori nell'ambito di questo specifico di settore, ben si sposa con il principio di trasparenza in virtù del quale si realizza una piena conoscibilità dell'organizzazione e dell'attività della Pubblica Amministrazione.


Tuttavia va evidenziato che solamente con il D.Lgs 33/2013, da ultimo modificato con il D.Lgs 97/2016, la PA è stata resa propriamente un'amministrazione partecipata dai cittadini in quanto consente a questi ultimi di detenere un mezzo di controllo sul corretto esercizio del pubblico potere e di monitorare l'operato della realtà amministrativa nelle Pubbliche Amministrazioni.


Nell'ambito del settore degli appalti pubblici il principio di pubblicità si concretizza in una serie di obblighi di informazione nei confronti dei cittadini attraverso i quali vi è una piena conoscibilità delle procedure finalizzate imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa e totale comprensibilità delle scelte adoperate dalla Pubblica Amministrazione per conseguire l'interesse generale.


Alla luce di tali premesse, pertanto, quali sono le previsioni legislative in tema di adempimenti posti a carico delle amministrazioni o, meglio, degli enti aggiudicatori?


Il codice dei contratti pubblici, D. Lgs n. 50/2016, tra i principi comuni sulle modalità di affidamento ed in particolare all'art. 29 rubricato "Principi in materia di trasparenza", detta un obbligo di pubblicazione e suo aggiornamento sul profilo committente, secondo le indicazioni del d.lgs. n. 33/2013, degli atti relativi:


– Alla programmazione di lavori, opere, servizi e forniture;
– Alle procedure per l'affidamento di appalti pubblici di servizi, forniture, lavori e opere, di concorsi pubblici di progettazione, di concorsi di idee e di concessioni;
– Alla composizione della commissione giudicatrice e ai curricula dei suoi componenti;
– Al provvedimento che determina le esclusioni e le ammissioni nella procedura di affidamento;
– Ai resoconti della gestione finanziaria dei contratti al termine della loro esecuzione;
– Avviso ai candidati e ai concorrenti ammessi e relativa indicazione dell'ufficio o delle modalità telematiche per l'accesso riservato e finalizzato alla visione degli atti all'uopo previsti, salvo quanto stabilito nei casi previsti ex art. 53, commi 3 e 4 del D. Lgs n. 50/2016.


Dunque, l'attuale normativa prevede l'osservanza di una serie di disposizioni in tema di pubblicità degli atti di gara.


Inoltre vi sono ulteriori dettami normativi, come gli artt. 22 e 30 del Codice dei contratti pubblici, che hanno il fine ultimo di rendere i relativi procedimenti più partecipati e trasparenti.


Difatti le amministrazioni committenti hanno l'obbligo di pubblicare i progetti di fattibilità che concernono le grandi opere infrastrutturali e di architettura di spessore sociale che comportano una naturale ed inevitabile incisione sull'ambiente e sull'assetto territoriale.


Il tenore normativo dell'art. 22 del predetto Codice dei contratti pubblici attribuisce, altresì, valenza agli incontri ed ai dibattiti con i portatori di interessi, grazie ai quali gli operatori economici hanno la possibilità di partecipare alla funzione istruttoria esternando le proprie valutazioni e i cui esiti e riscontri sono egualmente oggetto di pubblicazione diffusa.


Invece l'art. 30, sempre nel fine del perseguimento della più ampia partecipazione, traccia i principi per l'aggiudicazione e l'esecuzione di appalti e concessioni quali: i principi della libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e pubblicità.


Ultimo tassello normativo in materia, ma non di minore caratura, è rappresentato dalla trasparenza in funzione di prevenzione della corruzione e dell'illegalità nella Pubblica Amministrazione, in attuazione della Legge n. 190/2012, nata per potenziare i livelli di legalità nel settore degli appalti pubblici e per concorrere a realizzare la trasparenza amministrativa e funzionale.


Lo stesso Consiglio di Stato, con parere sullo schema di decreto, evidenziava l'importanza del connubio tra trasparenza e contrasto alla corruzione al fine di rendere effettivo il rapporto di piena fiducia che deve intercorrere tra cittadini e potere pubblico.


A tal riguardo l'art. 1, comma 32, della Legge Anticorruzione, con riferimento all'area di rischio "scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi", pone puntuali obblighi per le Stazioni Appaltanti le qual sono tenute a pubblicare sui propri siti web istituzionali i dati precisi relativi alle procedure bandite al fine "di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche", ponendosi come misura di prevenzione della corruzione. Trattasi degli stessi dati che sono anche oggetto di trasmissione alla Commissione per la valutazione, Trasparenza e integrità delle Pubbliche Amministrazioni che opera come Autorità Nazionale Anticorruzione.


Per di più, il principio di trasparenza imposto in materia di contratti pubblici, non solo è rimarcato dalla Legge Anticorruzione, ma è altrettanto consolidato dalla previsione ex art. 37 del D. Lgs 33/3013 che, mantenendo ferme le norme sulla pubblicazione delle banche dati e gli obblighi di pubblicità legale, impone a tutte le PA, comprese le Stazioni Appaltanti, di pubblicare gli atti e le informazioni oggetto di diffusione pubblica ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici.


Per completare la traiettoria normativa appena delineata non si può prescindere dal diritto di accesso ai documenti amministrativi, istituto che consente ai soggetti titolari di un particolare interesse di accedere agli atti di gara al fine di tutelare la propria sfera giuridica. Gli strumenti a disposizione dei cittadini e in particolare, nella materia di cui trattasi, degli operatori economici è il diritto i accesso disciplinato dagli artt. 22 e ss. della L. 241/1990 e dall'art. 53 del Codice dei Contratti Pubblici.


Per concludere, va evidenziato come la trasparenza tracciata dallo stesso D. Lgs. 33/2013 ammette un vero e proprio controllo democratico in virtù della disposizione di cui all'art. 5 che, istituendo il cd. accesso civico generalizzato, prevede che gli atti della procedura d gara non siano più di esclusiva accessibilità dei solo concorrenti, ma anche da parte di tutti i cittadini i quali, pertanto, possono avere contezza di atti amministrativi senza che sia richiesta alcuna legittimazione, a condizione che le modalità di accesso siano esercitate nel rispetto degli interessi pubblici e privati previsti ai sensi di legge.

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