PCT

Cassazione: rituale la comunicazione effettuata in cancelleria e non a mezzo PEC se antecedente all'1/1/2012

| 15 maggio 2014


Il PCT, obbligatorio dal prossimo 30 giugno, ha introdotto diverse modifiche processuali tra cui quelle relative alle comunicazioni e alle notificazioni. In particolare, il regime delle comunicazioni e delle notificazioni è stato invertito rispetto al sistema previsto dagli articoli 136 e 137 c.p.c. che è diventato residuale.
Infatti, l'art. 16, comma 4, del D.L. 179/2012 (L. 221/2012) stabilisce che "nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all'indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni…". Il comma 8 del citato articolo 16 dispone "Quando non è possibile procedere ai sensi del comma 4 per causa non imputabile al destinatario, nei procedimenti civili si applicano l'articolo 136, terzo comma, e gli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile ...".
Sulla scorta di tale impianto normativo quando non è possibile effettuare comunicazioni e notificazioni per via telematica per causa non imputabile al destinatario, si applicano gli articoli 136, comma 3, e 137 e seguenti c.p.c.
In buona sostanza comunicazioni e notificazioni vengono effettuate direttamente dalla cancelleria mediante invio del messaggio al gestore dei servizi telematici (GST) che provvede a sua volta all'invio del medesimo messaggio alla casella PEC del difensore. L'avvocato ha l'obbligo, ormai dal 2009, di comunicare il proprio indirizzo di PEC all'Ordine di appartenenza e, in questo modo, viene alimentato il RegIndE.
Com'è noto, per i giudizi dinanzi alla Corte di Cassazione, al momento il PCT è in fase sperimentale e quindi non è possibile il deposito telematico degli atti, mentre - in relazione alle comunicazioni e notificazioni - il riferimento è l'art. 366 c.p.c. La Corte di Cassazione si è già pronunciata sulle questioni connesse alla introdotta modifica dell'art. 366 c.p.c. e segnatamente con la sentenza a sezioni unite n. 10143/2012.
Tuttavia, di recente, la Cassazione Sezione Lavoro è tornata a pronunciarsi sul tema con la sentenza n. 9876/2014 del 7/5/2014, e, nel confermare un orientamento ormai consolidato del giudice di legittimità in ordine alla domiciliazione ex art. 366 c.p.c., si è evidenziato come la domiciliazione ex lege presso la cancelleria opera unicamente quando non sia possibile effettuare la comunicazione a mezzo PEC. Tale sentenza, comunque, rileva poiché viene espressamente precisato che sussiste un doppio regime normativo, relativamente alla domiciliazione ex lege presso la cancelleria della Corte di Cassazione, la cui linea di confine temporale è la data dell'1/1/2012. Da tale data, infatti, è in vigore la nuova formulazione dell'art. 366 c.p.c. che è stato modificato dall'art. 25 della L. 12/11/2011, n. 183 con l'aggiunta della seguente espressione «ovvero non ha indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine».
Pertanto, la nuova formulazione del comma 2 dell'art. 366 c.p.c. è la seguente: "Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma, ovvero non ha indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, le notificazioni gli sono fatte presso la cancelleria della Corte di cassazione".
La Corte, quindi, con la sentenza in esame, sottolinea come vada applicato il diverso regime normativo dell'art. 366 c.p.c. se il provvedimento da comunicare sia ante o post 1/1/2012, tenuto conto che nel primo caso la comunicazione è validamente effettuata presso la Cancelleria in assenza della indicazione di domicilio in Roma ed anche se il difensore nel proprio atto abbia specificato l'indirizzo di PEC comunicato all'Ordine.
Nella fattispecie in esame, la Corte aveva emesso un'ordinanza in data 12/7/2011 che è stata ritenuta ritualmente e regolarmente comunicata il 28/7/2011 presso la cancelleria, anche se il difensore aveva indicato in atti il proprio indirizzo di PEC; ciò in quanto, la nuova formulazione dell'art. 366 c.p.c. è entrata in vigore appunto il giorno 1/1/2012.
Il Giudice di legittimità precisa che per il periodo antecedente alla data dell'1/1/2012, stante la formulazione precedente dell'art. 366 c.p.c., in assenza di indicazione del domicilio in Roma le comunicazioni vanno regolarmente effettuate presso la cancelleria.

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