posta elettronica certificata

La PEC: rilevanza ed effetti nel PCT

| 5 novembre 2015



LEX24
MODULO PROCESSO CIVILE TELEMATICO
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Approfondimento a cura di Nicola Fabiano, avvocato - Autore di Lex24 Modulo Processo Civile Telematico – Esperto Legale


La PEC e il PCT
La posta elettronica certificata (PEC) è disciplinata dal D.P.R. 11.2.2005, n. 68, recante "Regolamento recante disposizioni per l'utilizzo della posta elettronica certificata, a norma dell'articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3" e dalle regole tecniche con e relativo allegato contenute nel D.M. 2.11.2005, recante appunto "Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata". Tali norme vanno coordinate con il CAD (Codice dell'Amministrazione Digitale – D.Lgs. 82/2005) che disciplina la PEC all'art. 48, il cui comma 2, dispone "la trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata ai sensi del comma 1, equivale, salvo che la legge disponga diversamente, alla notificazione per mezzo della posta". Il PCT, invece, è strutturato con un dominio definito "dominio giustizia" che – ai sensi delle regole tecniche e delle specifiche tecniche (rispettivamente D.M. 44/2011 e Provvedimento 16/4/2014) – disciplina le PEC all'interno del citato dominio in maniera diversa per quanto attiene alla conservazione dei messaggi.

Obbligatorietà della casella di PEC
I professionisti e le imprese, ai sensi dell'art. 16, comma 7, del Decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella Legge 28 gennaio 2009, n. 2, devono dotarsi di una casella di PEC e comunicarla al proprio Ordine professionale che a sua volta provvede a trasmettere al Ministero l'Albo professionale inclusi gli indirizzi di PEC per il popolamento del ReGIndE (registro generale degli indirizzi elettronici), così come prescritto dall'art. 7 del DM 44/2011.

I messaggi di PEC
Il messaggio di PEC può essere rappresentato come una busta all'interno della quale sono contenute delle informazioni trasportate dal mittente al destinatario. Non a caso tra le definizioni contenute nel D.P.R. 68/2005 vi è quella di "busta di trasporto", proprio per indicare il tipo di operazione che si realizza con la PEC.
Il D.P.R. 68/2005 all'art. 1, lett. a), riporta - fra l'altro - la definizione di busta di trasporto che è "il documento informatico che contiene il messaggio di posta elettronica certificata". Lo stesso art. 1, lett. f), poi, definisce il messaggio di posta elettronica certificata come "un documento informatico composto dal testo del messaggio, dai dati di certificazione e dagli eventuali documenti informatici allegati". Pertanto, la "busta di trasporto" è un documento informatico che contiene un altro documento informatico (messaggio di PEC), ossia una busta (envelope) all'interno della quale c'è un'altra busta. In estrema sintesi il processo è il seguente: il messaggio di posta elettronica certificata viene inviato al server del gestore mittente il quale verifica l'identità del mittente mediante la corrispondenza delle credenziali di accesso (login e password) e predispone la ricevuta di accettazione che viene inviata al mittente; successivamente lo stesso gestore mittente provvede ad imbustare il messaggio nella "busta di trasporto" e lo firma digitalmente. La busta di trasporto viene inviata al gestore destinatario che esegue i controlli sulla validità sia della firma apposta alla busta di trasporto sia del messaggio inviato; successivamente il messaggio viene reso disponibile al destinatario e viene inviata una ricevuta di consegna al mittente. Tra le buste, infine, ai sensi dell'art. 6, comma 9, del citato D.M. c'è anche la busta di anomalia.


Le ricevute della PEC
Il "sistema PEC" classifica i messaggi in 3 categorie e precisamente: a) ricevute; b) avvisi; c) buste. Le ricevute, ai sensi dell'art. 6, comma 6, del citato D.M. 2.11.2005 sono: a) ricevuta di accettazione; b) ricevuta di presa in carico; c) ricevuta di avvenuta consegna completa, breve, sintetica. Gli avvisi, ai sensi dell'art. 6, comma 8, del citato D.M. sono: a) avviso di non accettazione per eccezioni formali ovvero per virus informatici; b) avviso di rilevazione di virus informatici; c) avviso di mancata consegna per superamento dei tempi massimi previsti ovvero per rilevazione di virus informatici.

Gli allegati della PEC
È necessario fare chiarezza sugli allegati alla PEC, perché è vero che vige il principio della immodificabilità del messaggio secondo cui è garantita la non modificabilità del contenuto che "viaggia" criptato. Tuttavia, non è assolutamente possibile attribuire la paternità di un documento informatico allegato al messaggio di PEC al mittente dello stesso messaggio. La paternità di un documento può essere riconosciuta unicamente con l'apposizione della firma (elettronica o digitale), ma non è giuridicamente corretto assumere che il file allegato ad una email di PEC sia implicitamente attribuita al mittente. Non deve neppure indurre in errore il fatto che la busta di trasporto sia firmata elettronicamente, perché la firma viene apposta da un soggetto terzo rispetto a mittente e destinatario che è il gestore di PEC. Detta firma assume rilievo unicamente per la immodificabilità del messaggio e non può attribuire altro effetto. Riguardo alla firma del gestore è appena il caso di sottolineare come l'art. 9, comma 1, del D.P.R. 68/2005 preveda l'utilizzo della firma elettronica avanzata (FEA) che allo stato – sebbene disciplinata nel CAD – di fatto non esiste. La FEA, infatti, è oggetto delle nuove regole tecniche che saranno pubblicate in Gazzetta Ufficiale prima dell'estate. Una notazione finale relativa alla prova: ai sensi dell'art. 6 del D.P.R. 68/2005, le ricevute (di accettazione e di avvenuta consegna) inviate dal gestore di PEC costituiscono rispettivamente "prova dell'avvenuta spedizione di un messaggio di posta elettronica certificata" e "che il suo messaggio di posta elettronica certificata è effettivamente pervenuto all'indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento della consegna tramite un testo, leggibile dal mittente, contenente i dati di certificazione." L'art. 9 del D.M. 2.11.2005 dispone che "a ciascuna trasmissione è apposto un unico riferimento temporale", ossia viene attribuita la data certa.

La dimensione della casella di PEC
La casella di PEC, ai fini del PCT, "deve disporre di uno spazio disco minimo pari a 1 Gigabyte" (art. 21 provvedimento 16/4/2014) e la busta telematica ha una dimensione massima di 30 Megabyte (art. 12 D.M. 2/1/2005 e art. 14 provv. 16/4/2014). Ciò vuol dire che il messaggio di PEC non può contenere documenti (allegati) che superino i 30 Megabyte. Tale limite non è attribuibile al sistema del PCT ma alle norme tecniche che riguardano la PEC.

Le notificazioni per via telematica da avvocati
Alla luce di quali norme è consentito eseguire la notificazione a mezzo PEC ? La legge 21/1/1994, n. 53 recante "Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali", è stata modificata dalla legge 228/2012 che ha introdotto l'art. 3-bis. Tale norma disciplina le notificazioni con modalità telematica a mezzo posta elettronica certificata. Il DM 44/2011 (art. 18), poi, disciplina le notificazioni per via telematica tra avvocati, mentre il nuovo provvedimento 16/4/2014 ha introdotto l'art 19-bis che è rubricato "Notificazioni per via telematica eseguite dagli avvocati – art. 18 del regolamento". Gli avvocati, pertanto, possono eseguire in proprio notifiche a mezzo PEC senza alcuna autorizzazione da parte del Consiglio dell'Ordine di appartenenza.

Notificazione a mezzo PEC: l'atto da notificare
È necessario individuare l'atto da notificare e bisogna distinguere se si tratti di documento analogico (cartaceo) oppure informatico (creato con strumenti informatici). Nell'ipotesi di documento analogico (cartaceo), lo stesso va sottoposto a scansione e salvato in formato PDF (art. 1, lett. i-ter, e art. 22 CAD; art. 19-bis, comma 2, provv. 16/4/2014); trattandosi di copia per immagine su supporto informatico, nella relata di notifica deve essere inserita l'asseverazione di conformità della copia telematica all'originale cartaceo (art. 18, comma 4, DM 44/11 e artt. 16-decies e 16-undecies D.L. 179/2012). Ottenuto il file in formato PDF, si appone la firma digitale (secondo alcuni non è necessario ma è preferibile apporre la firma digitale). Nell'ipotesi di documento informatico, che non sia presente nel fascicolo informatico ma redatto dall'avvocato con un software di elaborazione testi (word processor), esso dovrà essere salvato o esportato in formato PDF. Al file PDF ottenuto si dovrà apporre la firma digitale. Non è ammessa la scansione di immagini (art. 19-bis, comma 1, provv. 16/4/2014). Gli eventuali atti e provvedimenti contenuti nel fascicolo informatico devono essere da lì estratti e il soggetto notificante deve attestarne la conformità se si tratti di copia informatica mentre l'attestazione non è prevista nel caso di duplicato informatico.

Notificazione a mezzo PEC: la relazione di notificazione
La relazione di notificazione va redatta su documento informatico separato, ossia un file indipendente che contiene unicamente il testo della relazione di notificazione con indicazioni prescritte dalla legge (art. 3-bis L. 53/94). In particolare, il documento della relazione di notificazione deve contenere le seguenti informazioni:
•nome, cognome, codice fiscale dell'avvocato notificante
•nome, cognome o denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti
•nome, cognome o denominazione e ragione sociale del destinatario
•l'indirizzo di posta elettronica certificata cui l'atto viene notificato
•l'indicazione dell'elenco (pubblico) da cui l'indirizzo è stato estratto
•l'attestazione di conformità dell'originale cartaceo alla copia digitale
•per le notificazioni effettuate in corso di procedimento, anche l'indicazione dell'ufficio giudiziario, sezione, numero ed anno di ruolo.
Il documento (file) così predisposto dovrà essere firmato digitalmente dall'avvocato e allegato al messaggio di PEC unitamente agli altri documenti (atto da notificare). La legge non fornisce alcuna prescrizione in ordine al formato ma si ritiene che possa essere utilizzato il formato PDF.

Notificazione a mezzo PEC: il messaggio di PEC
Il messaggio di PEC trasmette al destinatario l'atto da notificare e gli altri allegati. Nel campo "A" si inserisce l'indirizzo di PEC del destinatario estratto dagli elenchi pubblici (RegIndE, INI-PEC). Nel campo oggetto si inserisce il testo "notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994". Il messaggio NON deve avere contenuto (non si scrive nulla). A questo punto si allegano i documenti e precisamente l'atto o gli atti da notificare e la relazione di notificazione.

Notificazione a mezzo PEC: il perfezionamento della notifica
L'art. 3-bis, comma 3, della legge 53/94 stabilisce diversi momenti per il perfezionamento della notificazione e precisamente: a) per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione (art. 6, comma 1, D.P.R. 68/2005); b) per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna (art. 6, comma 2, D.P.R. 68/2005) che l'art. 18 DM 44/2011 individua come completa ai sensi dell'art 6, comma 4, D.P.R. 68/2005. Nell'ipotesi in cui le notifiche non andassero a buon fine l'avvocato notificante riceverà un messaggio di anomalia secondo quanto previsto dal D.P.R. 68/2005 e ciò impedisce il perfezionarsi della notifica con la modalità telematica. Nelle ipotesi di notifica di atti di opposizione a decreto ingiuntivo o di atti di impugnazione l'avvocato sarà anche tenuto, ai sensi rispettivamente degli articoli 645 c.p.c. e 123 disp. att. c.p.c., a dare comunicazione alla Cancelleria competente con le modalità che saranno di volta in volta indicate, posto che non è previsto allo stato un sistema per questi adempimenti.

Notificazione a mezzo PEC: la ricezione di una notifica telematica
Nel caso in cui l'avvocato sia il destinatario della notifica telematica, riceverà un messaggi di PEC all'interno del quale, ovviamente, saranno presenti 2 o più allegati, a seconda se si tratti di un solo atto da notificare (in questo caso si riceverà l'atto firmato digitalmente e la relazione di notificazione firmata digitalmente). I file saranno firmati digitalmente e quindi potranno essere consultati mediante l'utilizzo di un apposito software (es. Adobe Reader o Adobe DC).

La conservazione dei messaggi e delle ricevute di PEC
Alla luce di quanto previsto dall'art. 11, comma 2, D.P.R. 68/2005 il gestore di PEC ha l'obbligo di conservare i log dei messaggi per 30 mesi. Al termine di tale periodo il gestore potrebbe non essere più in grado di fornire al mittente o a chi abbia diritto copia del messaggio e/o delle ricevute. Pertanto, sorge l'esigenza di avere sempre nella propria disponibilità il messaggio e le ricevute di PEC. È consigliabile salvare i messaggi delle ricevuta in modo da conservare i documenti informatici in questione. Del resto, i messaggi contenenti le ricevute di cui sopra vanno prodotti nel formato digitale e non analogico (cartaceo); le ricevute delle notifiche possono essere depositate come allegato generico anche nel formato .eml e .msg. Le ricevute dei messaggi di PEC sono documenti informatici e tale è la loro natura; poiché le ricevute di PEC contengono la firma digitale del gestore, non possono essere convertiti e/o trasformati in altri formati che siano diversi da quello originario (es. non si può salvare la ricevuta di in formato PDF) perché perderebbero le caratteristiche originarie. È possibile, quindi, salvare e conservare messaggi e ricevute di PEC sul proprio hard disk o su supporti esterni per poterne avere la disponibilità all'occorrenza. Tuttavia, al fine di evitare eventuali compromissioni dei dati salvati, potrebbe essere consigliato provvedere alla conservazione a norma di legge (CAD – D.Lgs. 82/2005 e DPCM 3/12/2013) così come indicato dall'AgID a questa pagina. Il sistema di conservazione dei documenti informatici offre evidenti garanzie, poiché ai sensi dell'art. 43, comma 1, CAD "sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge".
Nella remota ipotesi che fosse necessario il formato cartaceo, le ricevute dovranno essere stampate e munite della attestazione di conformità della copia analogica all'originale informatico secondo l'art. 9 della L. 53/1994 e le norme del CAD.
I messaggi di PEC che si ricevono dal dominio giustizia godono di un diverso regime di conservazione, posto che – ai sensi dell'art. 4, comma 3, del D.M. 44/2011 e dell'art. 4, comma 6, del Provvedimento 16/4/2014 – il Ministero garantisce la conservazione per cinque anni.


Rassegna giurisprudenziale breve delle principali pronunce sulle notifiche a mezzo PEC

CIVILE

La notifica a mezzo Pec del ricorso per Cassazione si perfeziona per il notificante nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione e per il destinatario con la ricevuta di consegna. La mancata produzione della ricevuta di avvenuta consegna determina l'inesistenza della notifica con conseguente impossibilità per il giudice di disporne il rinnovo ex articolo 291 c.p.c. Così si è pronunciata la Cassazione in relazione alle modalità con cui si notifica il ricorso in Cassazione tramite PEC (Corte di Cassazione, Sezione L civile, Sentenza 7 ottobre 2015, n. 20072);

Una notificazione eseguita dall'avvocato ai sensi dell'articolo 3 bis, anteriormente alla data del 15 maggio 2014 si doveva, dunque, reputare nulla e tale da giustificare, in mancanza di costituzione del convenuto, un ordine di rinnovo della notificazione (Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 9 luglio 2015, n. 14368) nel caso di notifica telematica, la prova dell'avvenuta notifica deve avvenire mediante il deposito telematico della copia dell'atto notificato (compreso di relata firmata digitalmente), della ricevuta di accettazione e della ricevuta di avvenuta consegna COMPLETA del messaggio PEC, così come dettato dall'art. 3 bis co 3 I. 53/94 e dall'art. 19 bis co. 5 delle specifiche tecniche del 16.4.2014 (Tribunale Velletri, Sezione 2 civile, Sentenza 24 maggio 2015);
non sussiste la nullità della notificazione per mancata consultazione della casella di PEC da parte del destinatario della notifica (Corte d'Appello Milano, Sezione 4 civile, Sentenza 10 dicembre 2014, n. 4416);

FALLIMENTARE
Spetta però al titolare dell'indirizzo di PEC, reso pubblico con l'iscrizione del Registro delle Imprese, aver cura del regolare funzionamento del proprio sistema elettronico così da garantirsi la regolare ricezione della posta elettronica all'indirizzo PEC reso pubblico. Eventuali problematiche nella ricezione, verificatesi nel sistema e riguardanti la fase successiva alla consegna alla casella di posta elettronica del destinatario non rilevano sulla regolarità della notifica (Corte d'Appello Milano, Sezione 4 civile, Sentenza 8 gennaio 2015, n. 54);
In ordine alla notifica a mezzo pec, si rileva come l'attestazione di consegna rende legalmente certa l'avvenuta conoscenza, coincidente con la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario del messaggio, in tutto equiparata alla notifica a mezzo posta. Ne deriva che è irrilevante la mancata "apertura" del messaggio dovuta ad incuria del destinatario che ha perduto la password, essendo unicamente rilevante l'avvenuta consegna nelle forme legislativamente descritte con assoluta precisione, che generano certezza dell'effettiva conoscibilità dell'atto. Ciò premesso, nella fattispecie, ove era controverso se dovesse ritenersi valida o meno la notifica del provvedimento di fissazione dell'udienza prefallimentare a mezzo PEC, che in base a quanto dedotto dalla reclamante, non sarebbe andata a buon fine, in quanto pervenuta ad altra società, avente il medesimo nominativo ed il medesimo indirizzo PEC, si è evidenziato come il meccanismo vigente delle notifiche "a mezzo PEC" consente una verifica del loro esito di natura meramente virtuale. Ed infatti, il Cancelliere individua l'indirizzo PEC, cui va notificato il ricorso ed il decreto di convocazione prefallimentare, ricavandolo automaticamente dal sistema, attraverso l'inserimento del solo codice fiscale del "soggetto passivo" dell'iniziativa, ai sensi dell'art. 15 L.F.. All'esito, dalla corrispondente "ricevuta telematica", rilasciata dopo il segnalato completamento dell'operazione, non risulta il codice fiscale del destinatario, bensì soltanto l'indicazione della sede legale e del suo (eventuale) indirizzo di posta elettronica certificata, oltre l'attestazione che l'indirizzo così utilizzato è stato reperito nell'ambito di INIPEC (Indice Nazionale Indirizzi PEC), oppure traendolo dal Registro delle Imprese; invero, l'unico elemento informativo ulteriore che si trova "certificato" riguardo il destinatario della notifica è costituito poi dal "numero identificativo del messaggio", recante l'indicazione del momento di tale avvenuto invio, con la data e l'orario dell'operazione così effettuata. Orbene, si è poi precisato come le cancellerie degli Uffici Giudiziari, incaricate di curare gli incombenti prodromici ad instaurare il contraddittorio, ex art. 15 L.F., sono vincolate ad utilizzare il sistema operativo predisposto dal Ministero, che ricava l'indirizzo pec del fallendo secondo quanto risulta "in archivio" come "associato" al relativo "codice fiscale", ovvero alla partita IVA, desumendolo dai dati inseriti nel cd. INIPEC. Si è, tuttavia, appurato come sia possibile che presso l'INIPEC si trovino iscritte più imprese con il medesimo indirizzo pec, anche se per una sola di esse tale indirizzo risulta poi attivo. Una volta che gli addetti delle Cancellerie si siano attenuti al sistema a loro disposizione, non sono esigibili ulteriori ricerche. Del resto, alcun controllo successivo è previsto, ai fini della verifica circa la reale corrispondenza tra il titolare dell'indirizzo PEC, cui si intendeva far pervenire quella notifica, e l'elemento identificativo (codice fiscale/partita IVA) del soggetto al quale essa risulta poi effettivamente recapitata, considerato che tale coincidenza non è automatica e che la possibile consultazione dei dati che varrebbero ad evidenziare tale erronea consegna esula dal contenuto della relativa ricevuta telematica. Nel caso di specie, si è evidenziata l'esistenza di due imprese aventi sia la medesima ragione sociale e sia lo stesso indirizzo PEC, per entrambe indicato nelle rispettive visure del Registro Imprese presso le competenti CCIAA provinciali, ma diversità di sede, nonché differente data di costituzione e di oggetto dell'attività d'impresa e di Codice Fiscale. Nel caso concreto, è stato provato che il messaggio telematico contenente gli atti ex art. 15, comma 3, L.F. fu spedito dal funzionario incaricato, ottenendo quindi il rilascio della ricevuta di avvenuta consegna del messaggio inviato all'indirizzo pec in questione. Parimenti, provata era la diretta disponibilità di tale notifica da parte dell'omonima società, tanto che questa inviava comunicazione diretta all'indirizzo e-mail della Cancelleria di provenienza, con la quale intendeva riferire al Tribunale dell'errore verificatosi. Si è, dunque, rilevato come, malgrado l'apparente buon fine della notifica ex art. 15 L.F., tale notifica non poteva ritenersi validamente ed utilmente perfezionata, ai fini del suo scopo essenziale di instaurare il contraddittorio nei confronti della società (reclamante) poi dichiarata fallita. Siffatta soluzione è apparsa convincente anche nell'ipotesi in cui la ricevente della notifica via PEC avesse poi provveduto ad inoltrare il messaggio, nella sua interezza ed in maniera tempestiva alla società reclamante, dato che neppure in questo modo la notifica a mezzo pec avrebbe potuto dirsi aver raggiunto il proprio scopo. All'uopo, si è evidenziato come, in ordine all'ipotetica sanatoria della notifica per raggiungimento dello scopo, la fondamentale rilevanza che l'ordinamento conferisce all'esercizio del diritto di difesa implica che gli unici strumenti utili sono la rinnovazione dell'atto invalido, oppure la costituzione della parte vulnerata in giudizio, atteso che soltanto a tali condizioni può dirsi ottenuta la certezza di una completa e tempestiva conoscenza dell'atto o degli atti notificati. Il mero intervento di terzi estranei al contraddittorio non può, invece, ottenere tale risultato sanante e l'esigenza di una tale limitazione sistematica emerge tanto più evidente nel caso di notifiche a mezzo pec, una volta appurato che lo stesso strumento telematico è per sua natura in via di evoluzione, presentando attualmente una tipologia operativa che rende inevitabile l'uso di strumenti presuntivi, volti a sostituire con una "relazione virtuale" la conoscenza effettiva. Ne deriva che in un meccanismo siffatto proprio le modalità formali rivestono allora un ruolo funzionale irrinunciabile, tenendo presente che lo scopo della notifica non sta soltanto nel portare un determinato atto a conoscenza del destinatario, quanto piuttosto nel conseguire una certezza legale di tale trasmissione. Di talché, il suddetto raggiungimento dello scopo non va ragguagliato alla circostanza della conoscenza effettiva ma "anomala", ovvero, ottenuta extra ordinem, ma piuttosto al compimento di una fra le ulteriori attività processuali tipiche, cui l'atto notificato è destinato a dare impulso. In definitiva, una volta che non si abbia la costituzione in giudizio della parte interessata, l'unico elemento decisivo sta nell'osservanza delle regole di notifica, mentre il riscontro degli aspetti residui esula dalla verifica del relativo scopo giuridicamente rilevante. La notifica viziata resta suscettibile di sanatoria per effetto della costituzione del convenuto, non trovando, quindi, equipollenti nella semplice certezza di avvenuta ricezione, che, di per sé, è circostanza estranea al processo medesimo. Considerate, tuttavia, nella fattispecie, le chiarissime e davvero rilevanti relazioni tra la notifica del ricorso-decreto ed il soggetto cui essa doveva pervenire come effettivo destinatario, insite nella corrispondenza letterale fra la "pec" e la sua denominazione societaria, con l'iscrizione alla CCIAA su apposita iniziativa e con la relativa domanda per conseguire quella "pec" come prescelta, si è ritenuto che la notifica oggetto di gravame non dovesse ritenersi inesistente ma semplicemente nulla, con conseguente rimessione del giudizio al Tribunale competente, ai sensi dell'art. 354 c.p.c. e declaratoria di nullità dell'impugnata sentenza di fallimento (Corte d'Appello Bologna, Sezione 3 civile, Sentenza 20 ottobre 2014, n. 2158).
Piena regolarità dell'avvenuta notifica dell'istanza di fallimento a mezzo PEC quale risultante dalla ricevuta di avvenuta consegna; ricevuta che rende legalmente certa l'avvenuta conoscenza coincidente con la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario del messaggio, in tutto equiparata alla notifica a mezzo posta (Corte d'Appello Bologna, Sezione 3 civile, Sentenza 30 maggio 2014).
La trasmissione dell'atto per via telematica effettuata ai sensi dell'art. 48 del D.Lgs. 7/3/2005 n. 82 (come sostituito dall'art. 33, c. 1, del D.Lgs. 30/12/2010, n. 235) equivale alla notificazione per mezzo del servizio postale, la quale si ha per eseguita al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario e ciò indipendentemente dalla "apertura" del messaggio. (Fattispecie in tema di notifica dell'istanza di fallimento e relativo decreto di convocazione) - Corte d'Appello EMILIA ROMAGNA - Bologna, civile, Sentenza 30 maggio 2014;

LAVORO
La notifica, da parte dell'avvocato, di un decreto ingiuntivo con modalità telematica a mezzo di posta elettronica certificata all'indirizzo del destinatario risultante da pubblici elenchi, ai sensi della L. n. 53 del 1994, come modificata dall'art. 16 quater, D.L. n. 179 del 2012, con l'osservanza di tutte le formalità ivi previste, si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista ex art. 6, comma 1, D.P.R. n. 68 del 2005 e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall'art. 6, comma 2, D.P.R. n. 68 citato. Ne consegue l'assoluta irrilevanza, ai fini della tempestività dell'opposizione al provvedimento monitorio, la dedotta difficoltà del destinatario dell'ingiunzione ad aprire i file allegati alla posta elettronica certificata, contenenti, appunto, l'ingiunzione di pagamento. Né può ritenersi configurabile una ipotesi di forza maggiore nella mancata conoscenza del decreto ingiuntivo qualora tale mancata conoscenza sia riconducibile ad un comportamento volontario e lato sensu colposo dell'ingiunto (come nel caso di specie), ed è quindi inammissibile l'opposizione tardiva allo stesso (Tribunale Mantova, Sezione L civile, Sentenza 3 giugno 2014, n. 98).
La notifica a mezzo posta elettronica certificata non si esaurisce con l'invio telematico dell'atto, ma si perfeziona con la consegna del plico informatico nella casella di posta elettronica del destinatario, e la prova di tale consegna e' costituita dalla ricevuta di avvenuta consegna. La mancata produzione della ricevuta di avvenuta consegna della notifica a mezzo p.e.c. del ricorso per cassazione, impedendo di ritenere perfezionato il procedimento notificatorio, determina quindi l'inesistenza della notificazione, con conseguente impossibilità per il giudice di disporne il rinnovo ai sensi dell'articolo 291 c.p.c., in quanto la sanatoria ivi prevista è consentita nella sola ipotesi di notificazione esistente, sebbene affetta da nullità (così sull'ultima affermazione ex multis Cass. n. 3303 del 1994, Cass. n. 8287 del 2002, Cass. Sez. U., n. 20604 del 2008). Ciò è quanto avvenuto nel caso in esame, in cui la difesa non ha prodotto la ricevuta di avvenuta consegna della notifica tramite p.e.c., neppure nel previsto supporto analogico (trasposizione cartacea del contenuto del documento informatico) - Corte di Cassazione, Sezione L civile, Sentenza 7 ottobre 2015, n. 20072;

PENALE
In vero, al di là delle stesse previsioni normative in tema di notificazione degli atti a persone diverse dall'indagato o imputato con lo strumento della posta elettronica certificata, il mezzo di notifica impiegato per l'avviso ex articolo 415-bis c.p.p. al difensore deve reputarsi perfettamente legittimo alla luce del disposto dell'articolo 148 c.p.p., comma 2-bis, che consente la notificazione degli avvisi destinati ai difensori "con mezzi tecnici idonei", tra i quali non può non includersi anche l'uso della posta elettronica certificata. Sistema di comunicazione che assicura la conoscenza dell'atto con garanzie pari, se non maggiori, rispetto a quelle offerte dalla trasmissione mediante telefax (modalità di notificazione considerata pacificamente esperibile dalla giurisprudenza di legittimità proprio alla luce del menzionato articolo 148 c.p.p., comma 2-bis) - Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 31 luglio 2015, n. 33882
Anche dopo l'entrata in vigore del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, e relativa conversione in legge, sono valide le notificazioni a persona diversa dall'imputato o indagato eseguite per via telematica, ai sensi del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, e relativa conversione in legge, dagli Uffici giudiziari gia' autorizzati dal decreto 1 ottobre 2012 del Ministro della Giustizia (Corte di Cassazione, Sezione U penale, Sentenza 22 luglio 2015, n. 32243).

AMMINISTRATIVO
Notifica del ricorso a mezzo PEC. Sulla base della disposizione così richiamata si sono pronunciati in termini di inammissibilità del ricorso alcuni Tribunali amministrativi (Tar Puglia-Lecce, III, 2144/2014; Tar Piemonte I, 33/2015 e recentemente anche dal Tar Lazio, III-Ter n. 396/2015 e Tar Puglia-Bari, II, n,. 299/2015), mentre altri consessi hanno formulato conclusioni diverse, ritenendo l'ammissibilità anche nel processo amministrativo della notifica mediante PEC (Tar, Calabria, n. 183 del 4.2.2015 e precedentemente Tar Lazio, III, n. 11808/2014). Ne consegue che, in considerazione dell'inesistenza di un indirizzo unanime è possibile ricondurre la fattispecie in esame alle ipotesi in cui, in base al disposto di cui all'art. 37 c.p.a., è consentito al giudice disporre la rimessione in termini della parte per errore scusabile conformemente ad analoga richiesta presentata nel corso dell'odierna Camera di Consiglio. Dispone, infatti, l'art.37 che "Il giudice può disporre, anche d'ufficio, la rimessione in termini per errore scusabile in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o di gravi impedimenti di fatto" (Tribunale Amministrativo Regionale Veneto - Venezia, Sezione 3 Ordinanza 8 ottobre 2015, n. 1016).
L'articolo 46 del Dl 90/2014, convertito dalla legge 114/2014 non esclude l'applicazione della legge 53/1994 con conseguente immediata applicazione degli articoli 1 e 3 bis, come modificati dall'articolo 25 comma 3° lettera b) della legge 183/2011 secondo cui l'avvocato «può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo della posta elettronica certificata. Pertanto, nell'ambito del «processo amministrativo telematico (Pat) contemplato dall'art. 13 delle norme di attuazione di cui all'Allegato 2 al cod. proc. amm. è ammessa la notifica del ricorso a mezzo PEC anche in mancanza dell'autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2°, del c.p.a.». Lo ha affermato il Consiglio di Stato nella sentenza 2682/2015 chiarendo l'ambito applicativo della disciplina della notifica del ricorso a mezzo PEC (Consiglio di Stato, Sezione 6, Sentenza 28 maggio 2015, n. 2682);
Ammissibile il ricorso introduttivo notificato a mezzo PEC (Tribunale Amministrativo Regionale Puglia - Lecce, Sezione 2, Sentenza 30 marzo 2015, n. 1076);

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