Successioni

Successione: il rapporto tra eredi e banca in ordine ai dati bancari del de cuius

| 20 gennaio 2016


A seguito del decesso di un soggetto si apre ex art. 456 c.c. la successione mortis causa, istituto giuridico in cui un altro soggetto (erede) subentra in tutti i rapporti patrimoniali attivi e passivi del defunto, assicurando in tal modo la continuità dei rapporti stessi.
Non sfuggono alla successione i rapporti intercorrenti tra de cuius e banca: all'erede faranno così capo tutti i diritti e i doveri spettanti già al defunto nei confronti dell'istituto di credito.
La questione assume particolare significato laddove, a fronte della morte di un soggetto, vi sia la necessità per gli eredi (soprattutto se in contenzioso tra loro) di ricostruire l'asse ereditario, di cui si possono trovare significative tracce nei movimenti di conto del de cuius.
Non si sta parlando dunque di poter disporre delle somme presenti sul conto corrente del defunto, argomento articolato e dipendente da variabili quali l'unicità della titolarità del conto o la contitolarità, la firma congiunta o disgiunta sullo stesso, ma bensì della facoltà di richiedere alla banca uno storico di quanto è accaduto, della possibilità di avere notizia circa i rapporti tra de cuius e istituto di credito fino a dieci anni prima della morte deltitolare e del dovere gravante sulla banca stessa di fornire tali informazioni.
In merito l'articolo 119 del T.U.B. (Testo Unico Bancario – d.lgs. n.385 del 1 settembre 1993) afferma che "il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione". A fronte di un'interpretazione eccessivamente letterale che le banche davano a tale disposizione rigettando le richieste della clientela troppo generiche o comunque non riguardanti una specifica e circostanziata operazione, la Cassazione si è più volte pronunciata censurando tali comportamenti (Cass. Sez. I n. 12093 del 27/9/2001, Cass. Sez. I n. 11004 del 12/5/2006), sottolineando che la normativa va interpretata in base al principio di buona fede nell'esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.) e che quindi il cliente o chi per lui ha il diritto di ottenere tutta la documentazione di cui è interessato nel rispetto del solo limite temporale decennale.
Successivamente, con l'entrata in vigore del Codice della Privacy (CdP - d.lgs. n.196/2003), la disciplina sopra esposta ha subito una sensibile modifica: agli articoli dal 7 al 10 sono stati regolati il diritto di accesso ai dati personali, nonché l'esercizio degli stessi, le modalità di esercizio e il riscontro all'interessato.
L'accesso ai dati personali ex artt. 7 e 8 CdP deve essere gratuito e garantito in forma intelligibile e, in base al comma 3 dell'art. 9 CdP, "i diritti di cui all'art. 7 riferiti a dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio […]".
Fuori discussione è l'interesse proprio dell'erede di ottenere tutta la documentazione riguardo i movimenti del conto corrente del de cuius per ricostruire l'asse ereditario e inoltre "la richiesta di cui all'art. 7 è formulata liberamente e senza costrizioni". Tutti i documenti devono quindi essere consegnati senza la previsione di alcun corrispettivo né rimborso spese in capo al richiedente.
Solo in seguito ad un risultato negativo della ricerca o ad un "notevole impiego di mezzi in relazione alla complessità o all'entità delle richieste" è possibile richiedere un contributo spese comunque mai eccedente i costi effettivamente sopportati per la ricerca fatta.
A riguardo il Garante della protezione dei dati personali si è pronunciato col provvedimento n. 372 del 11/10/2011 in cui ha sottolineato come l'erede (nel caso di specie il figlio del de cuius) abbia titolo per esercitare il diritto di accesso ai dati personali del defunto nei confronti della banca senza dover essere soggetto ad oneri o condizione alcuna: "il diritto di accesso ai dati personali […] deve essere garantito gratuitamente e non può essere condizionato, per quanto attiene alle modalità di esercizio, a quanto statuito, ad altri fini, dal testo unico in materia bancaria".

Vetrina