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ESPERTO LEGALE: l'accordo di mediazione

| 17/03/2016 11:45

A CURA DI FEDERICO CIACCAFAVA, PLUS PLUS 24 DIRITTO - ESPERTO LEGALE MEDIAZIONE


La mediazione è attività svolta da un terzo imparziale - il mediatore - finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia. Dalla nozione si evince quindi come l'accordo costituisca il "proprium" non solo dell'intero procedimento di mediazione, ma anche della stessa peculiare opera prestata dal mediatore, tenuto in primo luogo ad adoperarsi affinché le parti raggiungano proprio quell'accordo amichevole nel quale si riassume e cristallizza la definizione bonaria della controversia.
Raggiunto l'accordo amichevole di definizione della lite, il mediatore è tenuto a formare processo verbale al quale è allegato il testo dell'accordo medesimo. Come osservato da autorevole dottrina, mentre il verbale di conciliazione all'interno del quale si dà atto del raggiungimento dell'accordo, è atto del mediatore a contenuto certificativo, l'accordo ad esso allegato è invece atto negoziale e dispositivo delle parti, ovvero il contratto con il quale le stesse manifestano la volontà conciliativa, disponendo dei diritti in contestazione (2013, Cuomo Ulloa F.). In particolare, la distinzione tra accordo conciliativo e verbale di conciliazione, quali atti tra loro separati, acquista rilievo non solo sul piano formale-documentale, ma anche in punto di origine: se, infatti, l'accordo fa capo alle parti, la redazione del verbale spetta al mediatore. Inoltre, in conformità alla atipicità della autonomia negoziale consacrata nell'art. 1322 c.c., l'accordo tra le parti può avere qualsiasi contenuto così come può avere qualsiasi contenuto la manifestazione di volontà negoziale in cui l'incontro delle parti è avvenuto senza la partecipazione di terzi (2014, Filippelli M.).
Da tale impostazione discende sul piano della disciplina positiva che il processo verbale viene sottoscritto dal mediatore, unitamente alle parti ed agli avvocati: in tal caso, il mediatore certifica pure l'autografia delle sottoscrizioni delle parti o l'impossibilità delle stesse a sottoscrivere. Il processo verbale, "per ragioni di certezza", viene depositato presso la segreteria dell'organismo e di esso è rilasciata copia alle parti richiedenti.
L'accordo amichevole di conciliazione, invece, è sottoscritto dalle parti e dagli avvocati ma non dal mediatore, atteso che lo stesso, come detto, non è atto a lui riferibile, ma unicamente alle parti, le quali con la sottoscrizione, ne assumono la paternità, giuridica e morale. Trattasi, come osservato, di esplicazione di autonomia negoziale (2015, Masoni R.). Se con l'accordo raggiunto le parti concludono poi uno dei contratti o compiono uno degli atti previsti dall'articolo 2643 c.c., per procedere alla trascrizione dello stesso la sottoscrizione del processo verbale deve essere autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato. L'accordo raggiunto, anche a seguito della proposta, può altresì prevedere "il pagamento di una somma di denaro per ogni violazione o inosservanza degli obblighi stabiliti ovvero per il ritardo nel loro adempimento". Come osservato, la disposizione (cfr., art. 11, comma 3, del D.lgs. n. 28/2010) ha suscitato un dibattito dottrinale in punto di esatta qualificazione giuridica della previsione normativa.

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