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FOCUS - La nuova procedura esecutiva dopo il D.L. 59/2016 ed il D.L. 83/2015

16/05/2016 12:49


A cura di Gianluigi Fino avvocato del Foro di Bologna

Negli ultimi mesi si è assistito al proliferare dell'utilizzo della decretazione d'urgenza per operare alcune rilevanti modifiche al codice civile, al codice di procedura civile, alla legge fallimentare e alle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. Infatti, alle rilevanti novità contenute nel Decreto Legge 27 giugno 2015, n. 83 - recante "Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria" (in G.U. n. 147 del 27 giugno 2015), così come convertito dalla Legge 6 agosto 2015, n. 132 di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83" (in G.U. n. 192 del 20 agosto 2015 - Suppl. Ordinario n. 50) - si aggiungono, a distanza di pochi mesi, le "Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione" contenute nel D.L. 3 maggio 2016, n. 59 (in G.U. n. 102 del 3 maggio 2016).

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Al riguardo, si rileva che il Consiglio Superiore delle Magistratura, con la Delibera del 16 luglio 2015, non aveva nascosto un (seppur velato) scetticismo in merito alla prassi del Legislatore di procedere con decreto nella modifica dell'esecuzione forzata, posto che, se da un lato, è senz'altro vero che ciò garantisca tempi di attuazione più spediti, dall'altro lato, lo strumento normativo utilizzato potrebbe prestare il fianco ad una eventuale e possibile carenza di organicità delle norme previste in materia, le quali, al contrario, meriterebbero un complessivo e armonico intervento riformatore. È pur vero, tuttavia, che il nostro sistema necessitava – e, forse, necessita tuttora – di un'opera di modernizzazione, giacché il CSM lo scorso anno rilevava che "[…] l'iniziativa legislativa origina dal diffuso rilievo secondo cui la modernizzazione dell'ordinamento giuridico passa, per quanto specificamente attiene al diritto civile e commerciale, dalla rimozione delle criticità – in chiave, tra l'altro, di rapidità delle decisioni, di effettività della loro attuazione anche coattiva, di certezza del diritto in senso lato - che concorrono a scoraggiare gli investimenti ed a deprimere il tasso di competitività del c.d. "sistema Italia": un intervento, dunque, che non è estraneo al più ampio processo di riscrittura dei rapporti tra diritto ed economia e di ridefinizione del ruolo della giurisdizione.".

Tralasciando in questa sede le rilevanti novità introdotte in ambito fallimentare, un'analisi ad ambio respiro delle nuove norme sull'esecuzione forzata consente di affermare che il duplice intervento legislativo si sia concentrato principalmente sulla disciplina del pignoramento, rendendo, tra l'altro, più agevole la ricerca dei beni da pignorare ex art. 492 bis c.p.c., integrando gli avvertimenti contenuti dall'atto di pignoramento e introducendo una procedura esecutiva che innova rispetto alla precedente disciplina della revocatoria ordinaria. A tale riguardo, infatti, ispirati all'esigenza di garantire al creditore un mezzo più efficace per recuperare il proprio credito e, quindi, rendere inefficaci gli atti del debitore volti a sottrarre un bene alla garanzia del debito, è stato introdotto l'art. 2929 bis c.c . secondo cui il creditore che sia pregiudicato da un atto del debitore di costituzione di un vincolo di indisponibilità o di alienazione, che ha per oggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, compiuto a titolo gratuito successivamente al sorgere del credito, può procedere, munito di titolo esecutivo, a esecuzione forzata ancorché non abbia preventivamente ottenuto sentenza dichiarativa di inefficacia, purché trascriva il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l'atto di disposizione sia stato trascritto.

Nell'ipotesi in cui il pregiudizio derivi da un atto di alienazione, il creditore ha la facoltà di promuove l'azione esecutiva nelle forme dell'espropriazione contro il terzo proprietario ex artt. 602 ss. c.p.c.. In buona sostanza, nell'ipotesi in cui il debitore abbia posto in essere un atto a titolo gratuito di disposizione di un proprio bene immobile o mobile iscritto in pubblici registri, il creditore munito di titolo esecutivo potrà procedere direttamente con l'esecuzione sul bene ormai in possesso di terzi, senza dover più cercare conforto nella pronuncia giudiziale sulla revocatoria c.d. ordinaria ex art. 2901 c.c.. Di contro, il debitore, il terzo assoggettato all'espropriazione e ogni altro interessato alla conservazione del vincolo hanno la possibilità di proporre opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615 e ss. c.p.c. al fine di contestare sia la sussistenza dei presupposti richiesti della nuova norma in esame, sia la conoscenza da parte del debitore del pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore.

Per rendere più agevole la comprensione delle novità introdotte dal legislatore e per rispettare le regole legate alla logica dell'esposizione, è preferibile affrontare separatamente l'analisi dei citati decreti legge (n. 59/2016 e 83/2015) dando la precedenza all'ultimo, in ordine temporale, dei due provvedimenti. Ciò anche in considerazione del fatto che gli interventi legislativi hanno interessato differenti articoli e istituti, ad eccezione delle norme di cui agli artt. 532, 569 e 615 c.p.c., il cui testo è stato modificato da entrambi i decreti.

Le novazioni più rilevanti al codice di procedura civile introdotte dal D.L. 59/2016 sono contenute all'art. 4, rubricato "Disposizioni in materia espropriazione forzata" ed attengono, principalmente, agli elementi contenuti nell'atto di pignoramento, alla vendita dei beni pignorati, alle ipotesi di inefficacia del pignoramento, all'assegnazione in favore di un terzo del bene e, infine, all'opposizione all'esecuzione.

L'analisi delle novità prende impulso dalla previsione, che va a modificare l'art. 492 c.p.c., secondo cui il pignoramento deve ora contenere l'avviso che l'opposizione – fatte salve le ipotesi in cui sia fondata su fatti sopravvenuti - è inammissibile se proposta dopo l'ordinanza che dispone l'assegnazione o la vendita del bene. Peraltro, in tema di opposizione al titolo esecutivo, la nuova formulazione dell'art. 648 c.p.c – articoli modificato da entrambi i decreti in analisi – stabilisce che il giudice dell'opposizione sia tenuto a concedere la provvisoria esecutività del titolo relativamente alla parte del credito non contestato.

Come accennato in precedenza, l'art. 4, lett. c, D.L. 59/2016 torna ad occuparsi delle previsioni contenute all'articolo 532, in merito alla vendita dei beni pignorati per mezzo di un concessionario. La nuova formulazione, che peraltro è retroattiva, prevede ora che il giudice fissi con ordinanza il numero complessivo, comunque non superiore a tre, degli esperimenti di vendita, oltre ai criteri per determinare i relativi ribassi, alle modalità di deposito della somma ricavata dalla vendita e al termine finale (non superiore a sei mesi) alla cui scadenza il soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria. A ciò si aggiunga che per effetto della modifica dell'art. 591, secondo comma, c.p.c. , il giudice può disporre, per ogni tentativo di vendita del bene, un ribasso del prezzo fino al limite di un quarto rispetto a quello precedente, e, successivamente, fissarne un ulteriore, in aggiunta ai tre precedenti, in cui il predetto prezzo è diminuito fino alla metà. Riguardo la custodia del bene pignorato, laddove sia stata disposta la liberazione dell'immobile pignorato, il custode ha ora l'onere di portare a esecuzione l'ordine del giudice dell'esecuzione immobiliare – eventualmente con l'ausilio della forza pubblica - secondo le disposizioni dallo stesso impartite, senza che a tal fine sia necessaria la preventiva notifica dell'atto di precetto per la consegna e il rilascio di cui agli artt. 605 e ss. c.p.c..

La lettera g) dell'art. 4 D.L. 59/2016 introduce l'art. 590-bis c.p.c. (Assegnazione a favore di un terzo), secondo cui il creditore assegnatario a favore di un terzo, deve dichiarare in cancelleria il nome del terzo a favore del quale deve essere trasferito l'immobile, depositando la dichiarazione del terzo di volerne profittare nei cinque giorni successivi alla pronuncia in udienza del provvedimento di assegnazione ovvero dalla sua comunicazione. In mancanza, il trasferimento è disposto in favore del creditore, ancorché gli obblighi derivanti dalla presentazione dell'istanza di assegnazione sono, in ogni caso, esclusivamente a carico del creditore.

Volgendo ora lo sguardo alle norme di cui al D.L. 83/2015, si rileva che l'art. 13, co 1, lett. a), ha modificato l'art. 480 c.p.c., aggiungendo un'ulteriore requisito formale all'atto di precetto...

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