Concorrenza e diffusione di informazioni sulle aziende

| 04/01/2017 12:58


di Angelo Paletta, docente di management


Con la sentenza n. 22042 del 31 ottobre 2016, la Prima Sezione della Corte Suprema di Cassazione ha fissato dei punti di chiarezza circa il contenzioso avviato da una catena di supermercati gestiti da una grande cooperativa contro il patron di una concorrente catena di supermercati che aveva scritto un libro discusso per i suoi contenuti.

Tra i denunciati anche la casa editrice nonché un economista ed un giornalista, questi ultimi presunti colpevoli di averne redatto la prefazione e la postfazione. I giudici della Suprema Corte hanno stabilito che la diffusione di informazioni che arrecano discredito e pregiudizio ad un'azienda concorrente rientra pienamente nel legittimo esercizio del diritto di critica e non costituisce di per sé un atto di concorrenza sleale per denigrazione, qualora tali informazioni siano conformi al vero e non siano un mero strumento di offese ed invettive nei confronti del concorrente.

Va sottolineato che l'obiettivo principale della normativa comunitaria ed italiana è quella di realizzare un mercato concorrenziale correttamente funzionante all'interno del quale i consumatori possano essere consapevoli ed informati. Pertanto, così come l'art. 10-bis della Convenzione d'Unione di Parigi per la protezione della proprietà industriale ritenga illecite le «asserzioni false nell'esercizio del commercio», scopo dell'impianto normativo «non può essere quello di tutelare il credito immeritato di cui un imprenditore gode e che, quindi, dovrebbe considerarsi lecita, dal punto di vista concorrenziale, la diffusione delle notizie vere, anche se il contenuto di esse possa obiettivamente determinare discredito di un concorrente».

Il fatto: dalla pubblicazione e distribuzione del libro alle querele

In seguito al contenzioso presentato ai magistrati del Tribunale e della Corte d'Appello di Milano, è pervenuto ai giudici della Corte Suprema il ricorso contenente la richiesta di risarcimento dei danni (artt. 2043 e 2598, n. 2 e 3, c.c.) presentata dalla cooperativa e dal suo presidente contro il patron della catena di supermercati concorrente, che era l'autore del libro la cui pubblicazione ha scatenato la battaglia legale. La Corte di Cassazione ha accolto alcuni punti del ricorso presentato e ne ha respinto altri, nonché ha cassato la sentenza impugnata ed ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per la definizione del giudizio. I due soggetti querelanti, che riempivano le storie del libro, hanno sempre dichiarato di essere stati diffamati e di aver subito concorrenza sleale estrinsecatasi con la denigrazione, la scorrettezza professionale e la pubblicità ingannevole perpetrata dal patron dei supermercati concorrenti. La pubblicazione, infatti, riporta parole sferzanti contro sia la cooperativa che gestisce la catena di supermercati, sia contro il suo presidente. Ma le diverse classificazioni del testo pubblicato effettuate dai giudici di merito hanno dato luogo all'applicazione di normative aventi differenti livelli di tutela legale, talvolta a beneficio e talaltre a scapito, dell'estensore.

Il diritto di critica e di cronaca in ambito giornalistico e il diritto di espressione artistica

Nella sentenza della Corte di Cassazione si apprende il principio logico-giuridico che è stato applicato per dirimere le responsabilità dell'autore del libro che ha scatenato una contesa legale con implicite finalità di concorrenza tra le due catene di supermercati, una come attore e l'altra come convenuto in giudizio. Il punto cardine del pronunciamento dei giudici, infatti, «è costituito dalla qualificazione del libro come un'opera artistico-letteraria, in relazione ai profili diffamatori in esso contenuti (e riconosciuti dagli stessi giudici di merito) ai danni della cooperativa che gestisce la catena di supermercati, in applicazione dell'esimente dell'esercizio del diritto di critica, che la sentenza impugnata ha valutato secondo parametri meno rigidi rispetto a quelli previsti per l'attività giornalistica».

La stessa Corte di Cassazione ha ricordato che già con la sentenza n. 3267 del 2008 aveva precisato che «l'erronea valutazione dell'ambito applicativo del diritto di cronaca rispetto al diritto di critica implica la violazione di norme di diritto». Ciò richiede che i giudici di merito effettuino una corretta valutazione della natura dell'opera e per questo motivo la Corte di Cassazione ha rinviato alla Corte d'Appello la verifica della reale natura del libro. Infatti, compito gravoso dei giudici è differenziare la manifestazione del pensiero che si realizza tramite un'opera letteraria rispetto a quella che si compie tramite l'attività giornalistica. Mentre l'espressione del pensiero nell'articolo giornalistico «trova il proprio fondamento nell'art. 21 Cost. e svolge la funzione di offrire informazioni o notizie su fatti e vicende, anche se con l'aggiunta di valutazioni soggettive (che integrano i diritti di cronaca e, soprattutto, di critica), l'opera letteraria, tutelata dagli artt. 9 e 33 Cost., si connota per la creatività o, comunque, per l'affermazione di ideali e valori che l'autore intende trasmettere mediante un'attività realmente inventiva o, comunque, di trasfigurazione creativa della realtà».

I giudici di Piazza Cavour hanno evidenziato che l'indirizzo giuridico consolidato è orientato ad affermare che «la responsabilità dell'autore di opere artistiche (cui appartengono quelle letterarie, teatrali, cinematografiche, ecc.) che siano lesive della personalità di chi sia in esse menzionato, non è sufficiente che il giudice accerti la natura non veritiera dei fatti o delle circostanze riferite o che possano ledere la reputazione altrui» […] «dato che compito dell'arte non è quello di descrivere la realtà nel suo obiettivo e concreto oggetto, ma di idealizzarla o esprimerla mediante figure retoriche tendenti ad una trasfigurazione creativa, ma ciò presuppone che possa immediatamente apprezzarsene l'inverosimiglianza, cioè la manifesta difformità e lontananza della rappresentazione artistica della realtà». Sulla fattispecie della lesione della reputazione altrui, la Corte di Cassazione si è già espressa con le sentenze n. 7798/2010. n. 10495/2009, Da segnalare sono anche due pronunciamenti sulla satira, il n. 21235/2013 e il n. 28411/2008, che aiutano ad ampliare la visione dell'orientamento giurisprudenziale.

Per quanto riguarda la prefazione e la postfazione, i giudici di legittimità hanno ricordato un precedente pronunciamento (v. Cassazione, sentenza n. 305/2011) stabilente che tali scritti «rappresentano una forma diversa e autonoma di estrinsecazione del pensiero che va scissa dal testo librario» e, per giunta, tali scritti sono espressione di una libera manifestazione del pensiero che è tutelata dagli artt. 9 e 21 della Cost.

Infine, la stessa Corte Suprema di Cassazione ha deciso che il diritto di critica può avere numerose configurazioni, tra cui quella di strumento di lotta commerciale. Tuttavia, il diritto di critica deve avere un ambito di applicazione che «si restringe in funzione dell'art. 2598 c.c., che al numero 2 qualifica come atti di concorrenza sleale, quindi illeciti, la diffusione di notizie e apprezzamenti […] sull'attività di un concorrente idonei a determinarne discredito» (v. Cassazione Sezione V Penale, sentenze n. 42029/2008 e n. 5945/1982). Va chiarito che in presenza di notizie e valutazioni veritiere sia sui prodotti quanto sull'attività del concorrente, un illecito concorrenziale, è ravvisabile «solo quando (e negli stretti limiti in cui) siano contestualmente formulate vere e proprie invettive e offese gratuite nei confronti del concorrente, che traggano cioè mero spunto o pretesto nella diffusione di notizie veritiere».

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