Sulla nullità della notifica dell'atto di citazione di primo grado e le relative conseguenze

17/03/2017 16:32

Nota a cura dell'avv. Christian Camesasca

Corte d'Appello di Milano, sentenza n. 4491/2016 (disponibile in Plus Plus 24 Diritto)

Con questa, recente, Sentenza, la Corte d'Appello del capoluogo lombardo torna ad occuparsi, in guisa molto succinta ma altrettanto chiara, della nullità della notificazione dell'atto introduttivo del Giudizio di primo grado e degli effetti che dalla declaratoria di nullità scaturiscono.

La vicenda trae origine dall'appello presentato da una parte, risultata soccombente e rimasta contumace nell'ambito del Giudizio di primo grado, avverso la Sentenza n. 3093/2015, emessa dal Tribunale di Monza, in data 15.12.2015, che aveva visto accogliere le domande formulate dagli attori di riduzione del prezzo d'acquisto pattuito per la compravendita di un immobile, nonché di risarcimento danni, in ragione dell'esito, nefasto (ordinanza di demolizione delle opere abusive e rimessa in pristino degli immobili), di una procedura d'accertamento per opere realizzate, asseritamente dai convenuti, in assenza di permesso di costruire ad opera del Comune in cui era ubicato l'immobile compravenduto.

L'appellante, fu quindi condannato, unitamente all'allora comproprietaria dell'immobile oggetto di compravendita, ai sensi degli artt. 1484 e 1489 del c.c., a corrispondere agli attori una cospicua somma a titolo di risarcimento danni e riduzione del prezzo.

Avverso detta Sentenza, uno dei venditori risultati soccombenti, presentava appello avanti la Corte d'Appello di Milano chiedendo di dichiararsi la nullità o l'inesistenza della notifica della citazione dell'atto introduttivo del giudizio di primo grado e, per l'effetto, la nullità della Sentenza appellata.

Ciò in ragione del fatto che la notifica di detto atto veniva richiesta ,dagli allora attori ed odierni appellati, indicando un indirizzo di residenza dell'allora convenuto, odierno appellante, errato e detta notifica, previamente tentata ex art. 139 c.p.c., veniva effettuata e si perfezionava ai sensi dell'art. 140 c.p.c. mentre nessuno ritirava gli atti presso la Casa Comunale nei termini previsti ex lege.

Parte appellante sosteneva, nel proprio atto d'appello, che la notificazione dell'atto introduttivo del giudizio di primo grado doveva essere dichiarata inesistente o nulla, e così pure tutti gli atti consequenziali, inclusa la Sentenza di primo grado, per aver il Giudice di prime cure commesso un c.d. error in procedendo poiché, in realtà, in detto giudizio il contraddittorio non si era correttamente instaurato nei propri confronti.

Il tutto, argomentando che la notifica ex art. 140 c.p.c., non esclude, ma, al contrario, postula che sia stato, esattamente, individuato il luogo di residenza, domicilio o dimora del destinatario, e che la copia non sia stata consegnata per mere difficoltà di ordine materiale, quali la momentanea assenza, l'incapacità o il rifiuto delle persone indicate dall'art. 139, c.p.c., di ricevere l'atto (Cass. 15 febbraio 1996 n. 1166 ; App. Potenza, 10 novembre 2011 ).

La fattispecie in esame, difatti, presuppone il tentativo preliminare di notifica a mani del destinatario (Cass. civ. 23 aprile 80 n. 2693 ) ed, a tal fine, il destinatario deve essere ricercato, preventivamente, nel comune di residenza - ed in subordine, in quello di dimora o domicilio - presso la sua casa di abitazione o dove ha l'ufficio o esercita l'industria o il commercio.

Più precisamente, il soggetto istante deve effettuare le opportune ricerche con l'ordinaria diligenza ed, in linea di principio, in applicazione dell'art. 44 c.c., la notificazione va eseguita nel luogo di residenza risultante dai registri anagrafici. La possibilità di notificare l'atto presso la dimora abituale, in luogo della residenza, richiede, dunque, obbligatoriamente, un preliminare tentativo di notifica presso la residenza o, almeno e comunque, una prova, che grava sul notificante, della effettiva prevalenza della dimora sulla residenza.

Costituisce, infatti, principio cardine del nostro ordinamento giuridico quello che prevede che l'onere di effettuare la ricerca del destinatario grava sul soggetto che promuove la notificazione, così come l'onere di provare di averla eseguita con l'ordinaria diligenza (Cass. Civ. 16 maggio 2006 n. 11639).

Il legislatore ha fissato un ordine, tassativo, da seguire per l'individuazione del comune (prima quello di residenza, poi di dimora ed infine di domicilio); tuttavia ha poi lasciato libero il notificatore di cercare, indifferentemente, il destinatario in uno qualsiasi dei tre luoghi previsti (casa, ufficio o dove esercita l'industria o il commercio).

Ma l'ordine dei luoghi indicati dall'articolo 139 c.p.c. per la notifica è in successione preferenziale.
Pertanto, solo se la residenza e il domicilio del destinatario sono nello stesso luogo, la notifica può effettuarsi, alternativamente, nell'una o nell'altro; se invece i rispettivi luoghi sono diversi, la notifica nel domicilio è nulla, se la residenza non è ignota (Corte App. Roma, 17 maggio 2011 ).

In tema di notificazioni, l'art. 139 c.p.c., nel prescrivere che la notifica si esegue nel luogo di residenza del destinatario e nel precisare che questi va ricercato nella casa di abitazione o dove ha l'ufficio o esercita l'industria o il commercio, non dispone un ordine tassativo da seguire in tali ricerche, potendosi scegliere di eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell'impresa o presso l'ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel Comune in cui il destinatario ha la sua residenza (Cass. Civ. 1 febbraio 2010, n. 2266; Cass. Civ. 13 agosto 2004, n. 15755 ).

La Suprema Corte di Cassazione con la Sentenza n. 14119 del 04/06/2013 ha statuito che "la nullità della notifica non consegue ad un comportamento del notificando, ma alla mancata individuazione del soggetto al quale è stato consegnato l'atto da notificare (precisa individuazione prescritta anche dall'art. 7 comma 4 L. n. 890/1982) e alla notifica in luogo nel quale il destinatario non risultava risiedere" (conforme Cass. Civ., 21 marzo 2011 n. 6470).

Non solo, la notificazione è anche inesistente quando eseguita in luogo o persona non avente alcun collegamento con il destinatario della notificazione stessa essendo a costui del tutto estraneo (v. Cass. Civ., ordinanza 3 giugno 2013 n. 13970 ).
Infatti, diversa dalla nullità è l'inesistenza della notifica: si tratta di un vizio non disciplinato dalla legge ma individuato dalla dottrina e giurisprudenza nelle ipotesi più gravi in cui non è possibile individuare alcun collegamento tra il destinatario dell'atto e il soggetto o luogo presso il quale esso è notificato.

Dal punto di vista pratico, la principale differenza tra nullità e inesistenza risiede nel fatto che solo la prima può essere sanata. La notifica non può, infatti, essere dichiarata nulla quando ha, comunque, raggiunto il suo scopo cioè quando la copia è giunta lo stesso al destinatario effettivo dell'atto.

È il caso, per esempio, della notifica effettuata a persona non convivente, la quale ha poi consegnato l'atto al destinatario. La notifica è nulla perché non avvenuta secondo modalità di legge, ma la dimostrazione del fatto che ha raggiunto, comunque, il suo scopo (far conoscere l'atto al destinatario effettivo) sanerebbe la nullità.

La notifica inesistente, invece, non può mai essere sanata perché non essendoci alcun collegamento tra il soggetto/luogo della notifica ed il destinatario quest'ultimo non può mai venire a conoscenza dell'atto notificato.

Si possono riscontrare diversi casi di nullità/inesistenza della notifica, attinenti al notificante, al destinatario, all'atto da notificare, al luogo di notifica, alla relata di notificazione.

Nello specifico la notifica veniva richiesta in un luogo in cui l'appellante risultava, documentalmente, non aver mai risieduto ed in un Comune in cui non risultava più risiedere da diversi anni.

Da ciò, la Corte meneghina traeva la conclusione che, evidentemente, non era stata svolta, previamente, dagli attori alcuna ricerca circa la residenza del convenuto.

Pertanto, la Corte accoglieva l'appello presentato dichiarando la nullità della notificazione dell'atto di citazione in primo grado e disponeva, ex art. 354 c.p.c., la rimessione della causa al primo Giudice