Rientro anticipato del credito bancario in assenza di pregiudizi al capitale e alle garanzie

17/05/2017 14:22

di Angelo Paletta, docente di management


Con l'ordinanza sul ricorso d'urgenza iscritto al n. 62408 emessa il 29 novembre 2016 e depositata il 2 dicembre, la Nona Sezione Civile del Tribunale di Roma ha affermato l'inefficacia delle dichiarazioni di recesso di un istituto di credito da contratti di apertura di credito e di conto corrente, nonché dalla risoluzione dei contratti di mutuo ipotecario stipulati con un'azienda che aveva ricevuto due procedure esecutive da altre società ma che, non solo non aveva pendenze con l'Erario ma aveva gestito l'attività d'impresa – con dati contabili migliori nel bilancio approvato nel 2015 rispetto a quello dell'anno precedente – e senza cagionare pregiudizi alla banca, né per la restituzione del credito, né per le garanzie fornite.

Il fatto giuridico e l'azione di rientro anticipato del credito bancario

Un'azienda, operante nel settore del commercio all'ingrosso e al dettaglio di prodotti per ufficio e di cartoleria, aveva chiesto ad una banca di costruire insieme un complesso di operazioni atte a sviluppare l'attività d'impresa. L'azienda per questo motiva aveva ottenuto una linea finanziamento di 3.650.000 euro a lunga scadenza, costituita da tre distinti atti di mutuo ipotecario. La finalità di tale credito era quella di avere le risorse necessarie per effettuare un'operazione immobiliare tesa all'ampliamento dell'attività aziendale anche attraverso la locazione di spazi commerciali in favore di terzi.

Il finanziamento totale sarebbe stato erogato in più fasi secondo la logica dello "stato avanzamento lavori" per la realizzazione degli immobili. L'impresa ha mantenuto fede agli impegni sottoscritti, tanto che dalle dichiarazioni del perito della banca mutuante ha completato il 99,5% dei lavori programmati nonostante alcuni ritardi rispetto ai tempi programmati. Ma su tale ritardo l'istituto di credito non ha sollevato formali contestazioni di alcun tipo, tanto che il Tribunale di Roma lo ha interpretato come un tacito comportamento di non contrarietà. Inoltre, si erano presentati dei potenziali locatari interessati ad utilizzare i nuovi locali commerciali una volta ultimati i lavori di edificazione.

Resta il fatto che, nel frattempo, l'azienda mutuataria aveva ricevuto nell'agosto del 2015 una prima procedura esecutiva per un debito già pagato al 50% e peraltro contestato giudizialmente. Una seconda procedura esecutiva ha aggredito l'impresa per un credito azionato di non rilevante misura.

Per giunta, l'amministratore dell'impresa non ha nascosto una situazione transitoria di difficoltà finanziaria ed il consulente aziendale ha palesato la difficoltà di pagare 20.000 euro al mese di spese di rimborso del mutuo. Punto a favore dell'azienda, tuttavia, è pervenuto dallo stesso amministratore, che ha ribadito «la sussistenza di una attività tipica redditiva, il che consente di affermare che la continuazione della gestione mira a salvaguardare non solo l'attività d'impresa ma anche i legittimi interessi dei creditori sociali e le aspettative dell'imprenditore».

A fronte di tutto ciò, la stessa banca il 18 marzo 2016 – già dopo aver avuto notizia della prima procedura esecutiva – comunicava all'amministratore dell'impresa che «al momento non è previsto alcun intervento sulla linea già temporanea con scadenza gennaio 2017».

Invece poco dopo, il 27 maggio 2016, l'istituto di credito ha prima ritenuto di comunicare la volontà di sospendere gli affidamenti in essere e, poi, il 27 giugno di revocarli prima della scadenza contrattuale per supposto «peggioramento delle capacità economiche-finanziarie della società e la sopravvenienza di provvedimenti giudiziari a questa relativi». Ciò ha causato il rifiuto di erogare l'ultima trance di finanziamento pari ad euro 79.800 e di mettere in ammortamento i menzionati contratti di mutuo secondo gli accordi contrattuali.

Per giunta, la banca il 5 agosto 2016 procedeva a dichiarare risolto il rapporto con l'azienda (artt. 1186 e 1456 c.c.) unitamente alla richiesta delle somme corrisposte pari a 3.570.200 euro da maggiorare con gli interessi.

L'assenza di pregiudizi economico-finanziari fa accogliere il ricorso contro la banca

Il Tribunale civile di Roma ha evidenziato come nel ricorso dell'azienda contro la banca sussistessero i requisiti di fumus boni iuris e di periculum in mora del diritto fatto valere secondo la procedura d'urgenza. Ciò soprattutto in considerazione del «carattere di irreparabilità del pregiudizio che la ricorrente soffrirebbe nelle more del tempo necessario per ottenere tutela delle proprie ragioni in via ordinaria, attesa la verosimile incapacità della ricorrente di eseguire la pretesa restitutoria avanzata nei suoi confronti dalla banca se non attraverso la liquidazione della società e la cessazione dell'attività d'impresa».

Il giudice di Roma, pertanto, ha accertato l'inefficacia delle dichiarazioni di recesso della banca dai contratti di apertura di credito e di conto corrente del 27 giugno 2016 e della risoluzione operata dal medesimo istituto di credito per i contratti di mutuo ipotecario del 5 agosto 2016