Reclamo e mediazione tributaria fino a 50.000,00 euro: analisi prospettica

14/06/2017 15:16

di Stefano Loconte e Giuseppe Lo Presti, Studio Legale e Tributario Loconte & Partners


Il D.L. n. 50/2017, entrato in vigore il 24 aprile scorso , ha esteso l'applicazione dell'istituto del reclamo-mediazione alle controversie di valore non superiore a cinquantamila euro. Ciò, si renderà applicabile con riferimento agli atti impugnabili notificati a decorrere dal primo gennaio 2018 (art. 10, comma 2, D.L. n. 50/2017). Fino a tale data, per la proposizione del reclamo e la formulazione dell'eventuale proposta di mediazione, si continuerà ad applicare la previgente soglia di ventimila euro. Il valore della controversia, inoltre, continuerà a determinarsi applicando le disposizioni proprie dell'art. 12, comma 2, D.lgs. n. 546/1992, per cui occorrerà riferirsi all'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l'atto impugnato.

Pertanto, come disposto dal nuovo art. 17-bis D.lgs. n. 546/1992, così come sostituito dall'art. 9, comma 1, lett. l), del D.lgs. n. 156/2015, la proposizione dell'impugnazione produce oltre agli effetti sostanziali e processuali del ricorso, anche quelli del reclamo.

Il reclamo, dunque, a seguito del predetto intervento di riforma ed a partire dal primo gennaio 2016, non è più un atto distinto dal ricorso, bensì è lo stesso atto che, preliminarmente attiverà un procedimento di carattere amministrativo ed eventualmente, ma di certo a posteriori, richiederà l'intervento dell'autorità giudiziaria.

Tutto ciò a differenza di quanto è accaduto sino al 31 dicembre 2015, dove, il contribuente che intendeva proporre ricorso, doveva dapprima presentare apposita istanza di reclamo-mediazione.

Inoltre, nel testo del nuovo art. 17-bis, così come modificato ad opera del D.lgs. n. 156/2015, non appare più l'inciso "relative ad atti emessi dall'Agenzia delle Entrate".

Ciò significa che, per i ricorsi notificati a partire dal primo gennaio 2016, l'applicazione dell'istituto è estesa a tutte le controversie tributarie, anche nel caso in cui parte in giudizio sia un ente impositore diverso dall'Agenzia delle Entrate (ad esempio, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, un Ente locale o ancora l'Agente della riscossione). La giustificazione di tale espansione, come disposto all'interno della relazione illustrativa allo schema di Decreto, pone la sua ragion d'essere nel principio di economicità dell'azione amministrativa.

Sulla base di tale espansione, si giustifica, poi, quanto recentemente disposto dall'art. 10, comma 3, D.L. n. 50/2017, il quale ha esteso anche ai rappresentanti dell'agente della riscossione che concludono accordi di mediazione, la limitazione della responsabilità per danno erariale alle sole ipotesi di dolo.

Proprio la combine tra queste due importanti innovazioni, di cui una già pienamente operativa, vale a dire l'ampliamento dell'ambito oggettivo di applicazione dell'istituto, e l'altra che si renderà applicabile con riferimento agli atti impugnabili notificati a partire dal primo gennaio 2018, vale a dire l'innalzamento della soglia per cui è possibile raggiungere un accordo di mediazione a cinquantamila euro, lascia presumere, pro-futuro, il successo che il ricorso a tale istituto deflattivo potrà riscontrare.

L'ultimo rapporto trimestrale sullo stato del contenzioso tributario (periodo ottobre – dicembre 2016) censito dal MEF, conferma una riduzione complessiva delle liti rispetto al 2015, pari al 8,39%. In particolare, il contenzioso contro l'AE si riduce del 19,44% (-9.817 ricorsi), quello contro gli Enti Territoriali del 22,84% (-7.104 ricorsi), quello contro l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 31,61% (-404 ricorsi) e quello contro altri Enti del 3,36% (-526 ricorsi). La riduzione è attribuibile alla nuova disciplina dell'art. 17-bis attuata con la riforma di cui al D.lgs. n. 156/2015.

Si comprende bene come l'innalzamento della soglia a cinquantamila euro possa contribuire a ridurre ulteriormente il ricorso al giudice tributario. Naturalmente, l'impatto operativo di tale riforma farà registrare numeri sensibilmente inferiori. Tutto questo perché, come confermato dallo stesso documento del MEF, sotto il profilo economico, il 74,50% dei ricorsi pervenuti è di valore inferiore/uguale a ventimila euro (pari a 27.294 ricorsi). Questi, ovviamente, erano già ricompresi nella previgente soglia per cui il contribuente poteva tentare di raggiungere un accordo di mediazione.

Soltanto il 23,25% dei ricorsi pervenuti, invece, è di valore superiore a ventimila euro (pari a 8.519 ricorsi), mentre il 2,24% è di valore indeterminabile (pari a 822 ricorsi) e l'1,17% rientra nella fascia economica superiore ad un milione di euro (pari a 427 ricorsi).

Per quanto concerne, invece, il soggetto che sarà tenuto all'esame del reclamo e dell'eventuale proposta di mediazione, il comma 4, dell'art. 17-bis, dispone che tale attività compete alle Agenzie fiscali, le quali, però, dovranno provvedere con apposite strutture diverse e autonome da quelle che curano l'istruttoria degli atti reclamabili.

Il legislatore non ha previsto l'istituzione di un soggetto terzo a ciò deputato, in quanto, in ambito tributario, l'istituto del reclamo-mediazione si configura maggiormente come espressione dell'esercizio di un potere di autotutela nonché più adeguata determinazione dell'ente impositore.
Qualche interrogativo in merito alle modalità operative di gestione interna alla pubblica amministrazione, anche alla luce dei numeri più recenti di cui si è dato evidenza, potrebbe porsi soprattutto con riferimento alle realtà meno strutturate (come ad esempio i comuni di più piccole dimensioni). In tal caso, oltre l'onere di una ulteriore funzione da svolgere, si pone anche la questione di una stretta vicinanza tra l'Ufficio che ha emesso l'atto impugnato e l'Ufficio che sarà chiamato a rivalutarlo ed eventualmente propendere per un annullamento in autotutela.