La Corte di Giustizia Europea boccia la disciplina italiana in tema di mediazione obbligatoria nelle controversie consumeristiche. Ma la mediazione obbligatoria non va in vacanza

15/06/2017 15:39

di Valentina Morgante - Avvocato presso lo Studio BM&A - Dottore di ricerca in "Human Person, Liabilities and Contracts" Scuola Sant'Anna di Pisa


Giugno, tempo di pagelle.
E la mediazione obbligatoria finisce, v'è da dire non inattesamente, "rimandata a settembre" dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea
.


Sono passate soltanto due settimane dalla scelta del Legislatore (in sede di conversione del d.l. 50/2017, la c.d. "manovra correttiva dei conti pubblici") di porre anticipatamente fine alla fase di sperimentazione originariamente destinata a concludersi il 20 settembre 2017 ed introdurre stabil-mente nel nostro ordinamento processuale l'esperimento di un preventivo tentativo di mediazione quale condizione di procedibilità nel giudizio civile, ma la relativa disciplina è già, ancora una volta, oggetto di dibattito.


La Corte di Giustizia di Lussemburgo, nella sentenza C-75/16 del 14 giugno 2017, conformandosi in ampia parte alle conclusioni già prese dall'Avvocato Generale Henrik Saugmandsgaard ØE all'udienza del 16 febbraio 2017, ha infatti ritenuto che l'adozione da parte degli Stati Membri di una normativa interna che preveda, nelle controversie B2C (Business to Con-sumer), il ricorso alla mediazione obbligatoria quale condizione di procedibilità della domanda giu-diziale possa ritenersi compatibile con il diritto dell'Unione Europea soltanto a condizione che non venga imposta l'assistenza necessaria di un legale e il consumatore possa ritirarsi dalla procedura in qualsiasi momento, senza dover addurre alcuna giustificazione a fondamento della propria scelta.


La vicenda giudiziale sottesa alla pronuncia della Corte


La Corte di Giustizia, su rinvio pregiudiziale del Tribunale di Verona, era stata chiamata a prendere posizione sul rapporto tra il sistema di ADR previsto per le controversie dei consumatori dal D.Lgs. 130/2015 (attuativo nel nostro Paese della direttiva 2013/11/UE del 21 maggio 2013) e le norme in tema di mediazione che nel nostro Ordinamento impongono nelle controversie civili B2C - a pena di improcedibilità del giudizio di merito - il preventivo esperimento del procedimento di mediazione, caratterizzato dall'assistenza necessaria di un avvocato e senza possibilità per le parti di ritirarsi se non per giustificato motivo.


In questo contesto, l'Avvocato Generale aveva affermato l'incompatibilità tra la normativa italiana dettata dagli articoli 5, comma 1-bis e 8 comma 1 del decreto legislativo n. 28/2010 - che prevedono in via generale l'assistenza obbligatoria da parte di un avvocato nel corso del procedimento di me-diazione - e l'articolo 8, lettera b) della direttiva 2013/11/UE, che esclude invece espressamente che gli Stati possano obbligare le parti a farsi assistere da un avvocato nel corso di una mediazione di una lite, quando questa sia insorta tra un professionista e un consumatore.


Analogamente, l'Avvocato Generale aveva nella proprie conclusioni ritenuto che l'articolo 8, comma 4-bis del decreto legislativo n. 28/2010, nella parte in cui esso non consente, se non in presenza di giustificato motivo, al consumatore di ritirarsi dal procedimento di mediazione senza subirne conse-guenze sfavorevoli nell'ambito del successivo procedimento giudiziario, contrastasse con l'articolo 9, paragrafo 2, lettera a) della direttiva 2 2013/11/UE che sancisce invece la libertà totale del con-sumatore di ritirarsi dalla procedura in qualsiasi momento, anche per motivi puramente soggettivi.


Il dictum della Corte di Giustizia


Nella sentenza la Corte, in via preliminare, chiarisce che la direttiva 2008/52/CE del 21 maggio 2008 trova applicazione alle sole controversie transfrontaliere, mentre nelle controversie prive di elementi di transnazionalità (tra cui il giudizio a quo) la compatibilità tra normativa interna e diritto comunita-rio va verificata facendo riferimento alla direttiva 2013/11/UE del 21 maggio 2013.
Posta tale premessa, la Corte specifica che la natura "volontaria" del ricorso a procedure di ADR po-stulata dalla direttiva 2013/11/UE, cui nel nostro ordinamento è stata data attuazione con il D.Lgs. 130/2015, attiene non alla libertà delle parti di ricorrere o meno alla procedura, bensì al fatto che le parti - ed in particolare la parte che vi partecipi in qualità di Consumatore - possano gestire la proce-dura in autonomia, senza l'assistenza necessaria di un avvocato, e porvi fine in qualsiasi momento, anche senza giustificato motivo.


Secondo i Giudici di Lussemburgo, dunque, le norme di cui agli artt. articoli 5 comma 1-bis, 8 comma 1 e 8 comma 4-bis del decreto legislativo n. 28/2010 contrastano in effetti l'effettività del diritto di accesso al giudice sancito dall'articolo 1 della direttiva 2013/11 nella parte in cui impon-gono al Consumatore che prende parte a una procedura ADR di essere assistito necessariamente da un avvocato e prevedono, sotto altro profilo, che dal ritiro del consumatore dalla procedura ADR, con o senza un giustificato motivo, possano derivare conseguenze processuali sfavorevoli nei suoi confronti nelle successive fasi della controversia.
In relazione a quest'ultimo aspetto, tuttavia, la Corte precisa che, purché il consumatore possa ritirarsi successivamente al primo incontro con il mediatore, il diritto nazionale può legittimamente preve-dere sanzioni in caso di immotivata mancata partecipazione delle parti alla procedura di mediazione.


Con l'occasione la Corte ha inoltre ribadito le condizioni necessarie ad assicurare, in via generale, la compatibilità tra la normativa comunitaria in tema di ADR consumeristiche e la legislazione degli Stati Membri in tutti i casi in cui il ricorso alla mediazione costituisca nell'ordinamento interno con-dizione di procedibilità della domande giudiziale, rimettendo al giudice nazionale il compito di veri-ficarne il rispetto nel caso concreto.


Secondo i Giudici di Lussemburgo, è in particolare a tal fine necessario che:
• il procedimento non conduca a una decisione vincolante per le parti senza che il consumatore ab-bia precedentemente accettato la soluzione proposta.;
• la procedura non ritardi in modo rilevante la possibilità di sottoporre la controversia a un giudice;
• nelle more dell'esperimento della procedura di mediazione, la prescrizione rimanga sospesa e sia impedito il perfezionarsi di eventuali decadenze;
• il Consumatore non debba sopportare costi, o quantomeno "costi ingenti", per accedere alla procedura;
• l'utilizzo di strumenti elettronici non costituisca l'unica modalità di accesso alla procedura di conciliazione;
•pendente la procedura di conciliazione sia in ogni caso possibile per il consumatore adire il Giudice per ottenere la concessione di provvedimenti cautelari d'urgenza.


Entro questi limiti, la mediazione obbligatoria non andrà dunque in vacanza.