Termini per il deposito del ricorso: il fischio di fine partita

19/06/2017 14:51

di Stefano Loconte e Irene Barbieri – Studio Legale e Tributario Loconte & Partners


E' con la sentenza a Sezioni unite del 29 maggio 2017, la n. 13452 che gli Ermellini sembrano aver definitivamente chiuso, anche per il comparto tributario, la partita sui termini per il deposito del ricorso. Non c'è più alcun dubbio: in caso di notifica del ricorso a mezzo posta, i trenta giorni dettati dal Legislatore per la costituzione in giudizio decorrono non dalla data di spedizione dell'atto, bensì dal giorno della sua ricezione da parte del destinatario.

Un emblematico revirement, insomma, quello dei Giudici del Palazzaccio che, inaugurando un nuovo trend giurisprudenziale, sono approdati ad una vera e propria revisione del più classico orientamento circa il dies a quo per il deposito del ricorso. In passato, infatti, a partire dalla pronuncia n. 20262 del 2004 , sembrava al contrario acclarato che a rilevare fosse la data di " spedizione postale del documento incorporante il ricorso, e non dalla sua ricezione da parte del destinatario" (nello stesso senso Cass. civ. Sez. V, 31 marzo 2011, n. 7373,Cass. civ. Sez. V , 19 giugno 2007, n. 14246, Cass. civ. Sez. V, 8 gennaio 2008, n. 1025).

Diverse le disposizioni normative che militavano a favore di un simile orientamento.

In primis l'articolo 16 del D.Lgs n. 546/92, ultimo comma, primo periodo, secondo cui qualsiasi comunicazione tramite servizio postale va considerata fatta alla data di spedizione. Ancora il successivo articolo 20, comma II, a mente del quale il ricorso a mezzo posta s'intende proposto al momento della spedizione.

Infine, l' art. 22 del medesimo D.Lgs. n. 546 del 1992, le cui prescrizioni circa le modalità di deposito del ricorso (copia dello stesso e fotocopia della ricevuta di spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale) lasciavano presupporre unicamente la spedizione del ricorso e non anche la sua ricezione, sottraendo pertanto il predetto adempimento alla regola di cui all' art. 16, comma V, secondo periodo, ai sensi del quale "i termini che hanno inizio dalla notificazione o dalla comunicazione decorrono dalla data in cui l'atto è ricevuto".

Ebbene, nel tentativo di ricondurre ad unitarietà i principi dettati in materia di notificazioni, i Giudici di Piazza Cavour hanno raddrizzato la rotta, precisando che la regola per la quale la notificazione a mezzo del servizio postale si considera effettuata al momento della spedizione piuttosto che del ricevimento, va interpretata in senso restrittivo, essendo- la sua unica ratio - quella di porre al riparo il notificante da eventuali decadenze incolpevoli, dovute cioè a disservizi postali.

Se si estendesse il predetto principio- in via analogica- alla diversa ipotesi in cui il perfezionamento della notifica rappresenta il momento iniziale, si giungerebbe a ritenere effettuata la notificazione in un momento addirittura anteriore rispetto a quello dell'effettivo ricevimento dell'atto, con conseguente ingiustificata decurtazione del termine a disposizione per il compimento della relativa attività giudiziale.

Lo aveva d'altronde già osservato la Suprema Corte nel 2008, con la sentenza n. 12185 : "la regola, desumibile dall'art. 16, u.c., secondo cui la notificazione a mezzo del servizio postale si considera effettuata al momento della spedizione, in quanto volta ad evitare che eventuali disservizi postali possano determinare decadenze incolpevoli a carico del notificante, si riferisce infatti ai soli termini entro i quali la notificazione stessa deve intervenire, ed avendo carattere eccezionale non può essere estesa in via analogica a quelli per i quali il perfezionamento della notificazione rappresenta il momento iniziale, trovando in tal caso applicazione il principio generale secondo cui la notificazione si perfeziona con la conoscenza legale dell'atto da parte del destinatario".
(cfr, tra le altre, Cass. civ. Sez. V, 21 aprile 2011, n. 917, Cass. civ. Sez. VI - 5 Ordinanza, 28 maggio 2014, n. 12027, Cass. civ. Sez. VI - 5 Ordinanza, 1 febbraio 2016, n. 1900).

Né tanto meno varrebbe a dimostrare il contrario il tenore testuale dell'art. 22 Dlgs. n. 546/92 il quale, tra gli atti da depositare per la costituzione in giudizio dell'attore, annovera – ex multis- la ricevuta di spedizione postale del ricorso e non anche l'avviso di ricevimento. Ciò infatti implica soltanto la possibilità, per il ricorrente, di costituirsi in giudizio a prescindere dal recapito dell'atto al destinatario, quindi prima ed indipendentemente dalla ricezione.

Insomma, è ormai pacifico che il dies a quo fissato per la costituzione in giudizio del ricorrente prenda a decorrere dalla data di recapito postale dell'atto al destinatario, rilevando il momento della consegna dello stesso all'ufficiale giudiziario soltanto ai fini della tempestività dell'impugnazione.

Con un importante allineamento quindi tra processo civile e amministrativo e processo tributario, alla luce delle recenti pronunce giurisprudenziali parrebbe finalmente scongiurato il rischio di una possibile disparità di trattamento tra i casi di notifica diretta a mezzo raccomandata postale e normale notificazione tramite ufficiale giudiziario, rispetto alla quale non si dubita che il dies a quo per la costituzione del ricorrente si computi dalla ricezione del ricorso ad opera del destinatario.

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