La Corte di Cassazione apre la strada ai danni punitivi

14/07/2017 14:08

Commento di Christian Di Mauro, partner e Claudio Pasina, praticante, dipartimento di Litigation di Hogan Lovells

Con la recente sentenza 16601/2017 , pronunciata a Sezioni Unite e depositata il 5 luglio, la Corte ha impresso una radicale inversione di rotta all'orientamento, fino ad oggi consolidato, secondo il quale sentenze straniere che condannano al pagamento dei danni punitivi non potevano essere riconosciute in Italia.

La vicenda giudiziaria inizia con una domanda di risarcimento danni promossa in Florida da un motociclista gravemente infortunato a seguito di un incidente. Il processo coinvolgeva la società italiana produttrice del casco asseritamente difettoso indossato al momento dell'incidente, l'importatore e il venditore.

Durante il processo il venditore chiudeva la vertenza in via transattiva per circa un milione e mezzo di dollari: una cifra considerevole e comprensiva di danni punitivi secondo la società italiana, che in sede di riconoscimento ne ha sollevato l'incompatibilità con l'ordinamento italiano.

Finora la Cassazione aveva considerato incompatibile con l'ordinamento italiano il riconoscimento di sentenze straniere che condannano al pagamento di danni punitivi. L'elemento di novità è quindi che i risarcimenti punitivi come quelli previsti dagli ordinamenti statunitensi non sono più ontologicamente incompatibili con il nostro.

Questa pronuncia, per quanto sia indubbiamente un punto di svolta, non implica che i giudici italiani potranno accogliere domande per danni punitivi nell'ambito di cause instaurate in Italia e rette dal diritto italiano. Un simile passo, infatti, richiederà un eventuale intervento legislativo ad hoc, come ribadito dalla sentenza. Un primo passo in quella direzione, però, è stato mosso e intanto le sentenze straniere che prevedono danni punitivi inizieranno a circolare.

L'impatto di questa sentenza non va quindi sottovalutato. Certo, il Supremo Collegio ha messo dei paletti con il principio di diritto fissato nella sentenza, suscettibile di restringere l'indiscriminata circolazione di sentenze del genere.

Tali paletti sono tipicità e prevedibilità e il principio di diritto si può riassumere come segue: ai fini della riconoscibilità nell'ordinamento italiano di una sentenza che condanna ai danni punitivi, è necessario che tali danni siano previsti da una norma e che la loro consistenza sia, almeno in termini di limiti quantitativi, prevedibile.

Alla luce di tale principio, la domanda che dovranno porsi le Corti d'Appello d'ora in avanti è se l'istituto che bussa alla porta sia in aperto contrasto con l'insieme di valori e norme che sono alla base del nostro ordinamento.

Tale contrasto sarà valutato nel caso concreto e non più in re ipsa per via di un'etichettatura ("punitivo") apoditticamente incompatibile con il nostro ordinamento.

Non si può escludere che questo possa essere il primo passo per un futuro ripensamento della tradizionale funzione generale della responsabilità.