Le scelte consapevoli degli investitori e la responsabilità contrattuale dell'intermediario finanziario in materia di adeguata informativa

14/07/2017 12:56


Antonella Russomanto, avvocato

In materia di intermediazione finanziaria, rispetto dei doveri di informazione unitamente ad una corretta esecuzione delle operazioni e alla responsabilità contrattuale costituiscono il laitmotive delle pronunce di Cassazione, intervenute con lo scopo di preservare l'interesse della clientela e la salvaguardia dei mercati.


Negli ultimi tempi, infatti, costante attenzione è stata dedicata alla definizione di questioni legate ai rischi sopportati dagli investitori e, di riflesso, alle garanzie che ogni intermediario è tenuto a fornire nell'espletamento di operazioni finanziarie rilevanti.


Da ultimo, la pronuncia n. 12544 del 18.05.2017 non ha fatto altro che precisare come l'intermediario sia tenuto ad assumere "una condotta intesa a rappresentare in modo puntuale e compiuto le caratteristiche dell'operazione inadeguata, con riguardo particolare ai rischi che la stessa viene propriamente a proporre". L'investitore, infatti, deve essere in grado di compiere una scelta consapevole e, di conseguenza, le ragioni che renderebbero inopportuno concludere un affare devono divenire dei "co-fattori della decisione" direttamente assunta dal cliente.


I giudici hanno precisato come neanche caratteristiche specifiche delle obbligazioni fornite alla controparte e nella fattispecie costituite da una valutazione dei titoli, definiti "di non facile liquidità" e "non quotati sul mercato Consob" possano ritenersi esaustive al fine dell'assolvimento dell'obbligo de quo. La sentenza, ad esempio, ha ritenuto totalmente non affrontato il tema relativo al rimborso a scadenza dei titoli stessi ed ha valutato al contrario come indispensabile per il cliente conoscere dettagli relativi a tali aspetti.


Ciò vuol dire che l'informativa deve necessariamente essere esaustiva, puntuale e diretta, costituendo il presupposto della valutazione compiuta dal cliente e la base per il futuro buon fine di ogni affare.


Chiaramente, la responsabilità dell'intermediario si rileva unicamente nel caso in cui vi sia un nesso di causalità tra l'inadempimento posto in essere ed il danno patito. D'altra parte, la Cassazione ha parallelamente puntualizzato come l'intermediario non sia esentato da colpa solo perché l'investitore risulti abitualmente coinvolto in operazioni di mercato.


Volendo comprendere le logiche sottese alla decisione, è utile rifarsi al fondamento normativo in materia: l'art 21 Tuf prevede che gli intermediari, nell'esercizio delle proprie funzioni, siano obbligati a comportarsi con diligenza e trasparenza, preservando costantemente i clienti da conseguenze che potrebbero determinare svantaggi economici a causa di un eccessiva rischiosità delle operazioni.


Nell'evitare conflitti di interesse insorti durante lo sviluppo del rapporto, è fondamentale che proprio gli intermediari soddisfino il dovere di informare adeguatamente la controparte, nelle ipotesi in cui il pericolo di danneggiarla divenga concreto e di prossima realizzazione.
Ne consegue che, qualora intervengano delle violazioni, si considererà leso il diritto del cliente alla tutela della propria sfera, con inadempimento da parte dell'intermediario e conseguente responsabilità contrattuale.


La materia è stata alquanto dibattuta e non si è giunti ad un inquadramento univoco della responsabilità, pur prevalendo la tesi per la quale la violazione delle disposizioni ex art. 21 Tuf non generi la nullità del contratto di intermediazione finanziaria, coincidendo unicamente con la violazione del dovere di corretta informazione che vige in fase di trattativa e formazione del rapporto sinallagmatico, determinando una responsabilità precontrattuale o contrattuale a seconda della fase, con connesso diritto al risarcimento del danno da inadempimento.


L'inosservanza delle norme di correttezza e buona fede, nelle ipotesi in cui non coincida con il momento di conclusione del rapporto che si instaura tra le parti, non è in grado neppure di viziare il contratto con l'invalidità, rimanendo circoscritta nell'ambito del corretto adempimento dei doveri di condotta che fanno capo all'intermediario relativamente all'esecuzione del contratto concluso (Tribunale Bari 18.05.2011 n. 1723).


Responsabilità precontrattuale, dunque, se si rimane nella fase precedente o concomitante alla stipula del contratto di intermediazione, giungendo alla risoluzione qualora le violazioni poste in essere si estendano ad operazioni di investimento compiute nel corso dell'esecuzione del negozio giuridico perfezionato. La misura del risarcimento sarà pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell'acquisto e quello effettivo del momento di avvio della domanda risarcitoria.


È opportuno sottolineare, pertanto, che non interviene la nullità del contratto di intermediazione e dei singoli atti posti in essere in virtù dello stesso.


La pronuncia puntualmente ricorda che "la violazione delle norme di comportamento non determina la nullità degli ordini di acquisto impartiti dal cliente all'intermediario" facendo scaturire unicamente una responsabilità civilistica.