REATI TRIBUTARI: sequestro preventivo finalizzato alla confisca e carenza di legittimazione ad agire

06/09/2017 09:01



Nota a cura dell'avv. Fabrizio Ventimiglia, Studio Legale Ventimiglia

La Suprema Corte di Cassazione ha ribadito con la sentenza n. 28090/17 il suo consolidato orientamento in ordine alla carenza di legittimazione ad agire, in capo al Curatore fallimentare, avverso il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni della società fallita.


In particolare, nel caso di specie erano stati assoggettati al vincolo della misura cautelare reale i saldi attivi giacenti sui conti correnti della società in virtù della commissione del reato di cui all'art. 10 bis del D.lgs. 74/2000 da parte dell'imprenditore.


La Suprema Corte, ha in primo luogo ribadito – con riferimento all'impugnazione proposta dal Curatore fallimentare avverso il provvedimento di sequestro – come la curatela sia priva di legittimazione ad agire sul rilievo della sua posizione di terzietà, in quanto priva della titolarità dei beni oggetto della misura cautelare reale e della mancanza di un rapporto di rappresentanza dei creditori.


Tale carenza di legittimazione, dunque, deve essere a fortiori ribadita laddove, come nel caso di specie, la dichiarazione di fallimento sia intervenuta successivamente al provvedimento di sequestro.


Quando i beni sono stati assoggettati al vincolo della cautela reale, infatti, erano indubbiamente nella disponibilità dell'imprenditore o comunque della società, non potendo in alcun modo essere ricompresi nell'attivo di un fallimento non ancora dichiarato.


Si aggiunga ancora che, in ogni caso, la successiva apertura del fallimento non comporta alcuna successione a titolo particolare del Curatore al fallito, in considerazione del fatto che, da un lato, quest'ultimo conserva il diritto di proprietà sui suoi beni e, dall'altro, che il pregresso vincolo penale assorbe ogni potere fattuale su tali beni, escludendo ogni diversa disponibilità sugli stessi.

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