CASO PRATICO/Azione di rivendicazione

Tutela della proprietà: azione di rivendicazione e prove

| 13/11/2017


Se il titolare del diritto di proprietà su un bene immobile viene privato del possesso dello stesso a opera di un terzo che non ha alcun titolo per esercitarlo e si rifiuta di restituirlo, quale rimedio può esperire per obbligarlo alla restituzione? Il diritto del proprietario è soggetto a un termine di prescrizione? Qual è la prova che incombe sul rivendicante? Se il detentore sine titulo afferma di aver acquistato il bene dallo stesso dante causa del rivendicante in base a un titolo di acquisto valido e trascritto in Conservatoria, a chi spetta la proprietà del bene? Chi ha venduto il bene può esercitare l'azione di rivendicazione? Se il convenuto non eccepisce la mancata prova del diritto di proprietà da parte del rivendicante, il giudice può rilevarla d'ufficio? Qual è la differenza fra azione di rivendicazione e azione di restituzione?

In tema di azioni a difesa della proprietà l'azione di rivendicazione e quella di restituzione, pur tendendo al medesimo risultato pratico del recupero della materiale disponibilità del bene, hanno natura e presupposti diversi. E infatti, con la prima azione, di carattere reale, l'attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà. Viceversa, con l'azione di restituzione, avente natura personale, colui che agisce in giudizio mira solo ad ottenere la riconsegna del bene stesso, sì da potersi limitare alla dimostrazione dell'avvenuta consegna in base ad un titolo e del successivo venir meno di questo per qualsiasi causa, o ad allegare l'insussistenza "ab origine" di qualsiasi titolo. Colui che agisca in rivendica deve provare la sussistenza dell'asserito diritto di proprietà sul bene anche mediante i propri danti causa fino a risalire ad un acquisto a titolo originario, ovvero dimostrando il compimento dell'usucapione. Tuttavia secondo un orientamento giurisprudenziale il rigore della prova della proprietà nell'azione di rivendicazione è attenuato in alcune ipotesi come ad esempio quando il convenuto sostiene, in via riconvenzionale, di aver acquistato per usucapione la proprietà del bene rivendicato, riducendosi in tal caso l'onere probatorio posto a carico dell'attore in rivendicazione alla prova di valido titolo di acquisto da parte sua e dell'appartenenza del bene ai suoi danti causa in epoca anteriore a quella in cui il convenuto assuma di aver iniziato a possedere, nonché alla prova che quell'appartenenza non è stata interrotta da un possesso idoneo ad usucapire da parte del convenuto (allineata con questa interpretazione si colloca Cass. 19 ottobre 2017, n. 24722 e Cass. 4 gennaio 2017, n. 83).

continua a leggere IL CASO PRATICO su Plus Plus 24 Diritto