Residenza fiscale

Residenza fiscale: "l'abitazione permanente" quale situazione di fatto

| 05/12/2017 14:07

Recentissimi i chiarimenti della Suprema Corte di Cassazione in tema di Convenzioni contro le doppie imposizioni. L'intervento - con sentenza n. 26638 del 10 novembre scorso - si è reso necessario per definire i confini della nozione di residenza fiscale, che si riconnette al concetto di abitazione permanente.

In termini generali, si è fiscalmente residenti in uno Stato se si rispettano le condizioni previste dalla normativa domestica vigente in quel Paese. Tuttavia, può accadere che un soggetto risulti residente in due Paesi diversi poiché le regole per stabile la residenza fiscale spesso variano da Stato a Stato. Pertanto, la Convenzione contro le doppie imposizioni, redatta sulla base del Modello OCSE, stabilisce, all'art. 4, una serie di criteri da tenere in considerazione laddove si verifichi un conflitto di residenza. Il primo di tali criteri fa riferimento all'abitazione permanente, in quanto afferma che la residenza del soggetto si ricollega allo Stato in cui lo stesso ha un'abitazione permanente. Qualora, tuttavia, il soggetto disponesse di un'abitazione permanente in entrambi i Paesi, al fine di determinare l'effettiva residenza si avrà riguardo allo Stato in cui il soggetto detiene relazioni personali ed economiche più strette.

Nel caso sottoposto all'esame della Corte, il soggetto risultava proprietario di una casa di civile abitazione nel territorio russo, requisito che – letto alla luce del comma 2 dell'art. 4 della Convenzione Italia-Russia – sarebbe stato da solo sufficiente per affermare che il soggetto fosse effettivamente residente in Russia.
L'Agenzia delle entrate, tuttavia, in sede di contraddittorio rilevava la circostanza che il soggetto risiedesse anche a Milano, nell'abitazione di proprietà della compagna. Pertanto, di fatto, egli disponeva di un'abitazione permanente in entrambi gli Stati.

Innovativa la portata della sentenza in commento: per la prima volta i giudici della Suprema Corte affermano – quasi a voler togliere ogni dubbio in ordine all'art. 4 della Convenzione – che il requisito dell'abitazione permanente consiste in una situazione di fatto, e non di diritto. Il concetto di "permanent home" (abitazione permanente), in accordo a quanto previsto dal modello di convenzione OCSE, si riconnette non già, infatti, alla necessità di possedere l'abitazione a titolo di proprietà, quanto piuttosto alla possibilità di poterne disporre a proprio piacimento per periodi di tempo illimitati.
Nel caso di specie, dunque, è stato impossibile determinare la residenza fiscale solamente sulla base del criterio dell'abitazione permanente.

La Suprema Corte, infatti, ha applicato il criterio – gerarchicamente inferiore rispetto a quello appena menzionato – della determinazione della residenza nello Stato in cui le relazioni personali ed economiche del soggetto sono più strette.
Ed è sulla base di tale precisazione che i giudici della Corte di Cassazione ritengono sia in Italia l'effettiva residenza del soggetto, in quanto ivi, a prescindere dalla disponibilità di una casa a titolo di proprietà, risultavano effettivamente più forti le sue relazioni personali.

Il requisito del "centro di interessi vitali", nonché le precisazioni relative al concetto di abitazione permanente quale situazione di fatto, appaiono decisivi per i giudici della Suprema Corte: viene accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate e rinviata la causa alla Commissione Tributaria Regionale di Milano.