Crisi di impresa. Concordato in continuità diretta - Gli utili prodotti dalla continuità sono qualificabili come "nuova finanza dinamica"

11/12/2017 15:14

COMMENTO A CURA DEL Dott. Tiziano Cetarini - Dottore commercialista e revisore contabile Advisor finanziario della procedura in epigrafe.


Nell'ambito della procedura di concordato in continuità diretta, ai sensi dell'art. 186-bis l.f., gli utili prodotti dalla continuità sono qualificabili come "nuova finanza dinamica" non soggetta al divieto di alterazione delle cause legittime di prelazione.
È quanto disposto dalla sezione fallimentare del Tribunale di Perugia con il decreto di omologazione di un concordato di risanamento emesso in data 22/11/2017 inerente ad una PMI operante nel settore della produzione di maglieria in cashmere.
Trattasi di una impostazione innovativa e dagli effetti particolarmente rilevanti per tutte quelle imprese che, incappate in una congiuntura economico-finanziaria, ma comunque credendo ancora nel proprio business di riferimento, si trovano nella condizione di dover far ricorso a tale tipologia di procedura quale strumento di risoluzione della crisi.
Grazie al riconoscimento di tale principio è infatti possibile procedere, tra l'altro, con lo stralcio dei debiti tributari (Iva e ritenute), prevedendone comunque un trattamento migliorativo rispetto allo scenario liquidatorio fallimentare e di pagare una percentuale dei debiti chirografari, comunque in misura inferiore rispetto ai privilegiati.
Il Tribunale di Perugia allineandosi a quanto disposto dalla Suprema Corte a sezioni unite (n. 760/2017) nonché dalla corte di Giustizia UE (sentenza del 07/04/2016, causa C-546/14) ha infatti ritenuto oramai pacifica la non obbligatorietà della transazione fiscale nel concordato preventivo, nonché la falcidiabilità di Iva e ritenute. Peraltro, la debitrice non avrebbe mai potuto soddisfare integralmente tali debiti, essendo stata certificata la relativa situazione di incapienza rispetto al pagamento dei debiti erariali in ipotesi liquidatoria nell'apposita attestazione redatta ai sensi dell'art. 160, 2° comma, l.f.
In merito al concetto di "nuova finanza dinamica", vari sono gli elementi che hanno indotto a ritenere che gli utili attesi nel Piano costituiscono a tutti gli effetti una risorsa esterna alla società, il cui utilizzo è svincolato dal rispetto dell'ordine dei privilegi; tra essi spiccano:
a)il principio della cristallizzazione del patrimonio del debitore alla data di deposito della domanda di "concordato in bianco";
b)la titolarità degli utili di esercizio in capo ai soci, utilizzabili dalla società soltanto previo impulso degli stessi;
c)la specialità degli art. 169, 45 e 55 l.f. rispetto all'art. 2740 c.c.;
d)l'interpretazione proposta dell'art. 160 2° comma l.f. dal Tribunale di Prato 07/10/2015 il quale sostiene che la misura dello stralcio possibile nei confronti dei creditori privilegiati ed il correlato divieto di alterazione dell'ordine dei privilegi si riferisce alla sola ipotesi della liquidazione dei beni, non disponendo alcunché in relazione alle diverse molteplici forme che il concordato può assumere;
e)la corretta valorizzazione del principio della miglior soddisfazione dei creditori, unico criterio guida nel concordato in continuità.
Nel medesimo decreto di omologa è stata inoltre accolta la richiesta di cancellazione dal Registro delle Imprese della dicitura "in concordato preventivo" sul presupposto che la procedura di concordato si chiude con l'omologa e che l'erronea indicazione "in concordato" crea difficoltà all'ottica di going concern poiché genera incertezze nei confronti dei vari stakeholders.
Sulla base di tali presupposti lo strumento del concordato in continuità diretta incrementa ulteriormente il proprio potenziale in termini di efficacia, efficienza e dinamicità rispetto alla gestione della crisi di impresa.

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