Impatto sulle PMI dell'addendum alle Linee guida della BCE sui Non Performing Loan

12/12/2017 12:11

COMMENTO A CURA DI di Angelo Paletta, docente di management


La Banca Centrale Europea (BCE), dopo aver pubblicato il 20 marzo 2017 le Linee guida per le banche sui crediti deteriorati, anche detti "Non Performing Loan" (NPL), il 4 ottobre 2017 ha pubblicato un "addendum". Il documento licenziato dalla BCE è stato studiato per integrare le Linee guida sugli NPL, precisando le aspettative quantitative dell'Autorità di vigilanza sui livelli minimi di accantonamento prudenziale che devono essere previste per le esposizioni deteriorate, ossia le "Non Performing Exposurese" (NPE). Se l'addendum è vigente dalla sua data di pubblicazione, l'applicazione dei livelli minimi di accantonamento considera le nuove NPE classificate che si manifesteranno dal 2018. Le aspettative della BCE si basano sia sulla durata temporale di un credito che viene classificato come deteriorato, stabilendo un'anzianità dell'esposizione, sia sulle garanzie reali detenute qualora presenti. Le disposizioni contenute nell'addendum sono misure che andrebbero recepite come "livelli minimi di accantonamento prudenziale". Tutto ciò per uniformare in Europa il trattamento prudenziale delle NPE. Resta un dato di fatto che nei bilanci delle banche sussiste un rischio correlato ad ingenti consistenze di NPE aventi caratteristiche di elevata anzianità e prive di copertura. Questo ha condotto la BCE a disporre alle banche che accantonino risorse finanziarie fino al 100% delle NPE a partire dal prossimo anno: ciò nei fatti rischia di essere un'indiretta stretta all'erogazione di nuovo credito, specialmente per le PMI.


Accantonamenti prudenziali fino al 100% dei nuovi NPL
Tutte le banche dovrebbero assicurare che i livelli di accantonamento prudenziale a fronte di nuove NPE, così come definiti nelle sezioni precedenti, siano misurati sulla base della tavola seguente: 1) dopo due anni di anzianità 100% per la parte non garantita; 2) dopo sette anni di anzianità 100% per la parte garantita. L'applicazione di livelli minimi non dovrebbe configurarsi come un incremento repentino degli accantonamenti (effetti "cliff edge"); dovrebbero al contrario essere introdotti dalle banche in maniera adeguatamente graduale, a partire dal momento in cui l'esposizione è classificata come NPE e fino a quando ci si attende che il livello degli accantonamenti prudenziali raggiunga il 100%. Per le esposizioni garantite le banche dovrebbero quindi seguire almeno un percorso lineare nell'applicazione dei livelli minimi di accantonamento, raggiungendo progressivamente l'obiettivo del 100% nel corso dei sette anni. Tali livelli minimi non andrebbero considerati come migliore prassi per la tempistica nella costituzione di accantonamenti, ma piuttosto quale strumento di vigilanza per affrontare le situazioni anomale e assicurare che le banche non accumulino NPE di elevata anzianità a fronte di un grado insufficiente di copertura mediante accantonamenti. Le banche dovranno quindi continuare a iscrivere in bilancio gli accantonamenti contabili in linea con le proprie valutazioni e conformemente ai principi contabili in vigore; in tal modo, nella grande maggioranza dei casi, l'introduzione di livelli minimi di accantonamento prudenziale non produrrà alcun effetto.


Forte impatto sulle PMI dell'addendum su NPL e NPE
Le novità dettate dalla vigilanza prudenziale, in realtà, seppur indirettamente, non riguarderanno solo gli istituti di credito. Infatti, al di là dei complessi tecnicismi tipici dei sistemi di vigilanza bancaria, tali disposizioni avranno un significativo impatto sul credito alle famiglie ed alle PMI. L'applicazione era programmata a partire dal 1° gennaio 2018, ma le rimostranze ricevute dalle associazioni bancarie europee ha fatto slittare di qualche mese l'effettiva vigenza delle disposizioni. Sta di fatto che i tradizionali parametri per ottenere i finanziamenti bancari da parte delle PMI non solo rispondevano alle regole stringenti di Basilea 3, ma l'implementazione regolamentare dell'addendum ha ristretto ulteriormente la possibilità di ottenere linee di credito. Il novero di soluzioni lasciate soprattutto alle PMI, ma inaccessibile alle microimprese, è quella di uscire dall'obsoleto schema bipartito di finanziamento aziendale composto dal capitale proprio e dal capitale di credito bancario. L'orientamento sempre più forte è diretto verso un nuovo modello tripartito, ove si completano vicendevolmente capitale proprio, credito bancario e risorse liquide provenienti dai mercati finanziari. Questa nuova impostazione richiede innanzitutto un'evoluzione culturale di imprenditori, manager e professionisti che supportano le PMI nell'operatività adottando soluzioni di finanza ordinaria e straordinaria. Tali considerazioni sono direttamente correlate alle disposizioni dell'addendum, sebbene questo non abbia formalmente un carattere vincolante. Allo stesso tempo, però, tutte le banche europee dovrebbero motivare ogni scostamento dall'addendum nonché riferire in merito al raggiungimento dei livelli minimi di accantonamento prudenziale, che vanno dichiarati con frequenza almeno annuale.


Ratio del rafforzamento delle norme di vigilanza prudenziale della BCE
Le disposizioni della BCE sono orientate a colmare le eventuali lacune sulle aspettative prudenziali minime tramite accantonamenti di bilancio calibrate al massimo livello possibile. Ciò implica che qualora un istituto di credito applicasse il trattamento contabile da applicare e fosse in grado di maturare i livelli minimi di accantonamento prudenziale, la stessa banca dovrebbe rettificare di propria iniziativa il capitale primario di classe 1, in adempimento all'articolo 3 del CRR sull'adozione di requisiti più stringenti. Le disposizioni della BCE hanno un collegamento con gli obiettivi prefissati dal Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria (CBVB), che ha evidenziato le responsabilità delle autorità di vigilanza nel dover esaminare i processi interni per il controllo della gestione del rischio di credito e la valutazione degli attivi, nonché nell'assicurare accantonamenti sufficienti per perdite su crediti. In particolare, il CBVB è interessata alla valutazione delle esposizioni al rischio di credito e dell'adeguatezza patrimoniale delle banche. Nelle Linee guida della BCE sono richiamate sia le "Guidelines on credit institutions' credit risk management practices and accounting for expected credit losses" del CBVB (2015) e "Guidelines on credit institutions' credit risk management practices and accounting for expected credit losses" dell'ABE (2017), sia I "Principi fondamentali per un'efficace vigilanza bancaria" del CBVB (2012) e Basilea 2, secondo pilastro (2006)". L'impianto normativo del settore si completa con la IV Direttiva europea sui requisiti patrimoniali "Capital Requirements Directive" (CRD IV).


Addendum alle Linee guida della BCE: possibili scostamenti da motivare
Lo stesso documento licenziato dalla BCE prevede che siano possibili degli scostamenti contabili e finanziari rispetto ai livelli minimi ammissibili. Tuttavia, ciò risulta possibile solo qualora una banca dimostrasse – in modo alternativo – sulla base di evidenze accettabili che: a) la calibrazione dei livelli minimi di accantonamento prudenziale non si giustifica per uno specifico portafoglio o esposizione; b) l'applicazione dei livelli minimi non è ragionevole in circostanze giustificate (ad esempio "pulling effect" su tutte le esposizioni in bonis di un debitore). Le banche sottoposte al processo di conformità riceveranno una valutazione di vigilanza in merito agli scostamenti e alle relative giustificazioni. Il processo previsto dalla BCE include un complesso di attività di accertamento, composte sia da approfondimenti da parte dei gruppi di vigilanza congiunti (GVC) di pertinenza, sia ispezioni in loco o entrambi gli interventi. Al termine di ogni processo di valutazione sugli scostamenti dai parametri prefissati dall'addendum, vi saranno gli esiti del processo di revisione e valutazione prudenziale (supervisory review and evaluation process, SREP) del Meccanismo di Vigilanza Unico. Qualora non le autorità di controllo non registrassero la conformità prudenziale bancaria, potranno essere adottate misure prudenziali in virtù dei poteri vigilanza previsti dal quadro di regolamentazione vigente a livello europeo e nazionale.


Progressi nell'applicazione al sistema bancario europeo dello standard IFRS 9
Il 24 novembre 2017 la BCE ha pubblicato il rapporto SREP 2017, nel quale sono state sintetizzate le principali conclusioni ed aspettative in materia di vigilanza bancaria europea sull'applicazione dell'IFRS 9. Con l'acronimo inglese SREP si intende riferirsi all'attività tecnica denominata "Supervisory Review and Evaluation Process". Infatti la BCE attua periodicamente con i propri ispettori un dettagliato processo di valutazione e revisione della supervisione. In tal modo, la Vigilanza della Banca Centrale Europea misura sia i requisiti patrimoniali dovuti da ogni intermediario, sia i rischi rilevanti a cui le banche sono esposte nel loro business, sia i presidi messi in atto per controllarli. Al termine del processo, infatti, si comunicano ad ogni banca gli obiettivi fondamentali da raggiungere in tempi certi con adeguati correttivi per fronteggiare concretamente le problematiche riscontrate.


Cambia lo standard contabile degli strumenti finanziari: nel 2018 dallo IAS 39 all'IFRS 9
L'International Accounting Standards Board (IASB), importante organismo emanante i principi contabili 39. Nel 2008, dopo l'inizio della crisi economica, lo IASB assunse la decisione di emanare un nuovo standard contabile denominato IFRS 9. Questo aveva una funzione specifica mirata a rilevare e valutare meglio gli strumenti finanziari. Anni dopo, precisamente il 24 luglio 2014, lo IASB ha emesso la versione definitiva dell'IFRS 9, che ha definitivamente sostituito lo IAS 39. Il nuovo standard entrerà in vigore dal 1° gennaio 2018, ma in modo volontario alcune aziende lo hanno già introdotto.