Servizi in Bitcoin e valute virtuali regolamentati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze

18/12/2017 10:50

COMMENTO A CURA DI Angelo Paletta, docente di management


Se in Cina le autorità governative hanno messo al bando le valute virtuali mentre in Russia stanno studiando se e come disciplinare la materia, in Italia il legislatore ha scelto la via della regolamentazione all'interno delle vigenti norme antiriciclaggio. Il Governo, delegato dal Parlamento, ha incaricato il Ministro dell'Economia e delle Finanze a disporre una prima attività di vigilanza sui prestatori di servizi in valute virtuali. Infatti, a Palazzo Chigi hanno deciso che le disposizioni circa l'abuso dell'attività finanziaria si possono applicare anche ai prestatori di servizi utilizzanti le criptovalute. Questi prestatori erogano servizi «relativi all'utilizzo di valuta virtuale, limitatamente allo svolgimento dell'attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso». Il nuovo testo normativo definisce come prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale «ogni persona fisica o giuridica che fornisce a terzi, a titolo professionale, servizi funzionali all'utilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale» (art. 1, co. 2 lett. ff), D.Lgs. n. 231/2007). Infatti, tramite l'art. 8 del D.Lgs. n. 90/2017, entrato in vigore il 4 luglio scorso, sono stati inseriti i commi 8-bis e 8-ter all'interno dell'art. 17-bis "Attività di cambiavalute" del D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141, relativo ai contratti di credito ai consumatori, nonché in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi. Con l'aggiunta di questi due commi il Governo ha sottoposto ad un decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze la definizione delle modalità e della tempistica con cui i prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare la propria operatività sul territorio nazionale agli uffici ministeriali di Via XX Settembre a Roma. La normativa novellata stabilisce che «la comunicazione costituisce condizione essenziale per l'esercizio legale dell'attività da parte dei suddetti prestatori. Con il decreto di cui al presente comma sono stabilite forme di cooperazione tra il Ministero dell'Economia e delle Finanze e le forze di polizia, idonee ad interdire l'erogazione dei servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale da parte dei prestatori che non ottemperino all'obbligo di comunicazione» (art. 8 D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 90). Il provvedimento normativo attua la Direttiva 2015/849/UE sulla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e reca modifiche alle Direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE nonché attua il Regolamento 2015/847/UE sui dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi ed abroga il Regolamento 1781/2006/CE.
Prima definizione giuridica di valuta virtuale
Il Governo italiano ha definito per la prima volta il concetto di criptovaluta. Infatti, con la locuzione «valuta virtuale» ha inteso individuare la «rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un'autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l'acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente» (novellato art. 1, co. 2 lett. qq, D.Lgs. 231/2007).
Verso una regolamentazione della convertibilità delle valute virtuali con valute fiat
Nel 2017 in Italia viene prevista la disciplina della convertibilità tra le valute virtuali con le valute fiat, ossia le divise monetarie non aventi un valore intrinseco ma uno garantito dal governo nazionale o dalla banca centrale che le emettono. Il D.Lgs. 90/2017 entrato in vigore il 4 luglio scorso, modificante il D.Lgs. 231/2007, stabilisce che il Ministro dell'Economia e delle Finanze disciplini con un decreto l'attività di dettaglio dei prestatori di servizi in criptovalute. Questa attività avente un crescente impatto sul risparmio pubblico finora è stata svolta senza regolamentazione pubblica dagli operatori privati che gestiscono la convertibilità delle valute virtuali con le valute fiat. Il fenomeno è oramai globale e ha raggiunto la quotazione sui mercati finanziari statunitensi, tanto che in Italia il MEF potrà non più vietare ma solo regolamentare l'attività delle valute virtuali. Tra l'altro, le criptovalute e questi servizi di conversione delle valute da diverso tempo hanno innescato un dibattito a livello internazionale. Infatti, la mutua convertibilità delle monete virtuali con le monete fiat, seppur ad un livello finora teorico, secondo alcuni ha posto in discussione il modello fondato sul paniere delle valute internazionali – dollari, euro, yen, yuan, sterline – stabilito dal Fondo Monetario Internazionale. Inoltre le significative potenzialità delle valute virtuali, aventi tecnologie digitali decentralizzate fondate sul peer-to-peer e sulle tecniche di crittografia su blockchain condivise, stanno attirando l'attenzione dei principali istituti bancari che studiano come introdurre nei propri servizi queste forme innovative di negoziazione.
Obblighi di iscrizione all'OAM per i prestatori di servizi in valute virtuali
Il Governo italiano ha esteso l'ambito normativo vigente per gli agenti in attività finanziaria e per i mediatori crediti anche ai prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale. Questi ultimi sono stati definiti dal legislatore quali «persone fisiche o giuridiche che forniscono a terzi, a titolo professionale, servizi funzionali all'utilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale» (novellato art. 1, co. 2 lett. ff, D.Lgs. 231/2007). Tali prestatori di servizi, ai sensi dell'art. 128-undecies Testo Unico Bancario, sono così obbligati all'iscrizione in una sezione speciale dell'OAM (Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi). L'essere iscritti nella categoria degli «altri operatori non finanziari» implica l'osservanza di specifici obblighi antiriciclaggio, in particolar modo di adeguata verifica della clientela e di individuazione del titolare effettivo. Per introdurre tale obbligo professionale, il Governo con il D.Lgs. 90/2017 ha modificato il D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.
Bitcoin quotati sul segmento di mercato Futures nelle Borse di Chicago
Dopo un primo divieto della SEC alla quotazione di un ETF nel New York Stock Exchange (NYSE), lo scorso lunedì 11 dicembre è stato quotato nel Chicago Board Options Exchange (CBOE) il primo futures sui Bitcoin. Si è trattato di un evento epocale, dato che uno dei più importanti mercati regolamentati al mondo ha accettato la negoziazione di contratti futures su valute virtuali. Ciò significa che gli investitori possono acquistare oggi ad un prezzo certo un Bitcoin di cui si entrerà in possesso in una data certa futura, nello specifico la scadenza è il 17 gennaio 2018. In tal modo gli investitori, operanti su un mercato regolamentato, possono attribuire un valore di negoziazione all'andamento della prima moneta virtuale della storia. Il primo contratto futures in Bitcoin con scadenza 17 gennaio 2018 è stato quotato in apertura a circa 15.000 dollari, per poi superare quota 18.000 in poche ore. L'euforia generale, che sempre più ammanta le valute virtuali, ha addirittura segnato un tilt tecnico di venti minuti sulle contrattazioni per l'elevato numero di accessi e persino due sospensioni nel corso della stessa seduta per due eccessi di rialzo. Il regolamento della piattaforma telematica della Borsa di Chicago, infatti, prevede la sospensione per due minuti delle transazioni che registrino una variazione di prezzo uguale o maggiore del 10%, mentre i minuti di stop aumentano a cinque se la volatilità sia uguale o maggiore del 20%.
Una settimana dopo, lunedì 18 dicembre, un altro future sui Bitcoin ha iniziato la negoziazione nel Chicago Mercantile Exchange, piattaforma telematica concorrente al CBOE sulla stessa piazza finanziaria di Chicago. Questa doppia negoziazione consentirà ai professionisti del trading finanziario di effettuare degli arbitraggi privi di rischio tra i prezzi dei due futures e lo stesso prezzo corrente di mercato dei Bitcoin. Tutto ciò ha come effetto immediato quello di migliorare l'efficienza di formazione del prezzo della valuta virtuale dandole maggiore affidabilità.
La BCE ha censito oltre 500 criptovalute in circolazione
La BCE, che non riconosce la parità giuridica delle valute virtuali con le valute fiat, ha censito oltre 500 criptovalute nel report "Virtual currency schemes – a further analysis" pubblicato a febbraio 2015. La posizione ufficiale della BCE ricalca quella di altre banche centrali, tra cui la Federal Reserve statunitense. Sta di fatto che i Bitcoin, giorno dopo giorno, registrano sempre maggiore fama nel mondo, confermandosi come la più importante criptovaluta sul mercato. Infatti, i Bitcoin sono stati la prima valuta virtuale in circolazione a partire dal 2009, la cui creazione è stata prima attribuita ad un fantomatico ingegnere giapponese di nome Satoshi Nakamoto, mentre dal 2016 parrebbe attribuirsi all'imprenditore australiano Craig Wright, esperto di sicurezza delle informazioni. Tra le oltre 500 monete virtuali coniate vi sono quelle che replicano la tecnologia dei Bitcoin e quelle che presentano gli elementi maggiormente innovativi. Tra le criptovalute più all'avanguardia vi sono Dash Digital Cash (DASH), Ethereum (EHT), Litecoin (LTC), Monero (XMR), Ripple (XRP).