caso pratico - IMPUGNAZIONI

La formulazione dei motivi nell'appello

| 21/12/2017

Come deve intendersi la locuzione "specificità dei motivi" prescritta in tema di formulazione dell'atto di appello? In che consiste la sanzione dell'inammissibilità per carenza dei motivi specifici? Quali sono gli orientamenti giurisprudenziali sulla modalità di redazione dell'atto di appello? In che consiste la tecnica del "taglia e cuci"?



La nozione di "specificità dei motivi di appello", prevista a pena di inammissibilità dagli articoli 342 e 434 del Codice di procedura civile post riforma del 2012, impone all'appellante un onere di specificazione di un diverso contenuto della sentenza di primo grado, se non addirittura un progetto alternativo di sentenza o di motivazione, ovvero piuttosto solamente una compiuta contestazione di ben identificati capi della sentenza impugnata e dei passaggi argomentativi, in fatto o in diritto, che la sorreggono, con la prospettazione chiara ed univoca della differente decisione che ne conseguirebbe sulla base di evidenziate ragioni di dissenso rispetto al percorso adottato dal primo giudice? Questa la questione, ritenuta di massima importanza, che la III Sezione civile della Cassazione, attraverso l'Ordinanza interlocutoria del 5 aprile 2017, n. 8845, ha rimesso al Primo presidente della medesima Corte, affinché valuti l'opportunità di assegnare la trattazione del ricorso alle Sezioni Unite. La specificata questione, più in particolare, è stata ritenuta di particolare e massima importanza, in considerazione dell'oscillante ermeneutica sul punto manifestata, a seguito dell'entrata in vigore della riforma del 2012, da parte della giurisprudenza sia di merito che di legittimità. La III Sezione civile, in dettaglio, ha operato una tripartizione delle correnti interpretative:
a) l'esclusione di deduzioni che assumano una particolare forma ovvero riproducano la decisione appellata con differente contenuto, prescrivendo all'appellante di individuare in modo chiaro ed esauriente il quantum appellatum, circoscrivendo il gravame agli specifici capi della pronuncia impugnata nonché ai passaggi argomentativi che la sorreggono e formulando, sotto il profilo qualitativo, le ragioni di dissenso rispetto al percorso adottato dal primo giudice, "sì da esplicitare l'idoneità di tali ragioni a determinare le modifiche della decisione censurata" (Cassazione civ., Sez. Lavoro, 5 febbraio 2015, n. 2143).
b) il grado di specificità richiesto all'appellante sarebbe maggiormente accentuato, imponendo un ben preciso ed articolato onere processuale, "compendiabile nella necessità che l'atto di gravame, per sottrarsi alla sanzione di inammissibilità, offra una ragionata e diversa soluzione della controversia rispetto a quella adottata dal primo giudice" (Cassazione civ., Sezione Lavoro, 7 settembre 2016, n. 17712).
c) la specificità esige che i ragionamenti svolti nella pronuncia impugnata siano contrapposti a quelli dell'appellante, preordinati ad incrinare il fondamento logico e giuridico dei primi (Cassazione civ., 27 settembre 2016, n. 18392).

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