Un ingorgo normativo: art. 164 bis cpc, art. 2668 ter cpc; art. 617 cpc; art. 388 cpc: la soluzione non sta nello sfogliare il massimano della cassazione

14/02/2018 10:06

COMMENTO A CURA DELL'AVV. PAOLO DI GRAVIO


Il fatto: con provvedimento del 22.5.2012 il Giudice dell'esecuzione immobiliare disponeva ex art. 164 bis cpc, la chiusura anticipata della procedura esecutiva di cui all'annotato provvedimento e disponeva la cancellazione delle trascrizioni pregiudizievoli.
Il provvedimento veniva tempestivamente impugnato dal creditore procedente con atto di opposizione agli atti esecutivi e il giudizio si concludeva con sentenza del novembre 2013 con cui Il Tribunale in accoglimento della opposizione, riconosceva l'illegittimità del provvedimento di chiusura anticipata disponendone la revoca.
Il creditore procedente provvedeva dunque alla riassunzione della procedura che veniva riattivata.
Il Giudice dell'esecuzione disponeva il rinnovo della CTU per la valutazione e formazione dei lotti.
Depositata la relazione veniva delegato il professionista per le operazioni di vendita del compendio pignorato.
Trascorso un anno, senza fissazione di aste, il notaio depositava, su richiesta del Giudice dell'esecuzione, una relazione nella quale faceva rilevare la mancato rinnovo della trascrizione del pignoramento.
Dunque, come riferito, dopo la chiusura anticipata della procedura esecutiva si è reso necessario un giudizio di opposizione, conclusosi con esito favorevole con sentenza emessa solo in data 15.01.2018, e cioè successiva alla scadenza del ventennio dalla trascrizione del pignoramento.
Dunque i venti anni dalla trascrizione del pignoramento venivano a scadere nelle more della definizione del giudizio di opposizione. Prima di quella data non era possibile ovviamente provvedere al rinnovo della trascrizione poiché il provvedimento di chiusura con cui il Giudice dell'esecuzione aveva ordinato la Cancellazione delle trascrizioni non era stato sospeso, pertanto il conservatore non poteva provvedere al rinnovo della trascrizione né lo potevano il creditore procedente e il procuratore pena l'insorgere di eventuali responsabilità civili professionali e penali. Conclusa l'opposizione invece il Conservatore non ha voluto procedere al rinnovo essendo nelle more trascorsi oltre 20 anni.
Il Giudice dell'esecuzione nel provvedimento annotato, si è conformato all'orientamento del Supremo Collegio cristallizzato con sentenza che, comunque, non contemplava specificatamente il caso allo stesso sottoposto; questi neppure ha ritenuto di considerare una decisione con cui il Tribunale di Lamezia Terme con ordinanza del 07.03.2016 ha statuito che "La mancata (tempestiva) rinnovazione della trascrizione del pignoramento non è causa di estinzione del processo esecutivo. Omissis … Avvenuta la tardiva rinnovazione (che equivale a nuova trascrizione dell'originario pignoramento), non può arrestarsi la procedura, in quanto la fattispecie a formazione progressiva è completa e i beni possono essere messi in vendita (o, meglio, possono proseguirsi le operazioni di vendita già pendenti), con l'unica precisazione per cui si dovrà accertare previamente che non siano divenuti opponibili atti pregiudizievoli".
Sul punto, il Tribunale di Lamezia Terme ha accolto l'orientamento giurisprudenziale che esclude l'estinzione de plano dell'esecuzione quale conseguenza della mancata rinnovazione tempestiva, per le ragioni che è opportuno illustrare di seguito.
Avuto riguardo alla normativa di settore, l'art. 2668 ter cc ricollega alla mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento la perdita di efficacia della trascrizione e non già la definitiva perdita di efficacia del pignoramento, quale primo atto dell'esecuzione, o, peggio ancora, l'estinzione della procedura.
Nota il Giudice, infatti, che il codice prevede espressamente le ipotesi di inefficacia del pignoramento (si vedano gli artt. 497, 567, 624 co. 3 cpc). Se ne deve inferire che, laddove il legislatore non abbia inteso comminare espressamente tale sanzione, non possa automaticamente giungersi all'estinzione dell'esecuzione, con inevitabile caducazione di tutti gli atti della procedura compiuti in (oltre) vent'anni.
La chiave di lettura fornita dal Tribunale calabrese è la seguente: vanno posti su due piani distinti l'atto di pignoramento (costitutivo del vincolo sui beni subastati) e la trascrizione dello stesso, quale momento successivo ed idoneo a consentire la produzione degli effetti sostanziali nei confronti dei terzi e di pubblicità notizia nei confronti dei creditori concorrenti, indispensabile perché il giudice dia seguito all'istanza di vendita dei beni esecutati.
In caso di mancata rinnovazione tempestiva, pertanto, "il pignoramento mantiene la propria efficacia quale atto impositivo del vincolo e atto introduttivo della procedura esecutiva, mentre la sopravvenuta inefficacia della trascrizione importa esclusivamente che non possano essere messi in vendita i beni se non si sia provveduto alla rinnovazione ovvero a nuova trascrizione di quell'originario pignoramento, ancora efficace: nulla e nessuna norma vieta, infatti, che l'avente diritto rinnovi oltre i termini il pignoramento e che, di conseguenza, il medesimo pignoramento originario produca nuovamente gli effetti che gli sono propri, salva, com'è evidente, l'eventuale trascrizione medio tempore compiuta di atti dispositivi pregiudizievoli, che potrebbero divenire opponibili".
Peraltro, la disciplina della trascrizione del pignoramento è stata modellata, attraverso un mero richiamo, alla disciplina della rinnovazione dell'iscrizione dell'ipoteca e della trascrizione delle domande giudiziali.
Ne discende che in caso di mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento, detto atto mantiene la propria efficacia, che consiste, principalmente, nell'imprimere il vincolo, nell'originare gli obblighi di custodia in capo al debitore e nel dare inizio all'esecuzione, ma il giudice non potrà porre in vendita senza nuova trascrizione dell'originario pignoramento; ciò in quanto – come statuito anche da recente arresto di legittimità (Cass. 20.04.2015, n. 7998) – il pignoramento è una fattispecie a formazione progressiva.
Detto in altri termini, l'inefficacia della trascrizione non tempestivamente rinnovata non si "comunica" all'atto di pignoramento (e per esso a tutti gli atti successivi della procedura), con la conseguenza che la rinnovazione tardiva può ben intendersi come nuovo momento di quella "fattispecie a formazione progressiva" originata dalla notifica del pignoramento, ergo come nuova trascrizione del medesimo pignoramento, con efficacia ex nunc e con salvezza degli atti processuali compiuti.
Va da sé che la nuova trascrizione – mutuando le parole del Giudice – "prenderà grado dalla data in cui viene compiuta".
In definitiva, la tardiva rinnovazione (che equivale a nuova trascrizione dell'originario pignoramento), non può arrestare la procedura, in quanto la fattispecie a formazione progressiva è completa e i beni possono essere messi in vendita o, meglio, possono proseguirsi le operazioni di vendita già pendenti, previo accertamento che medio tempore non siano divenuti opponibili atti pregiudizievoli; a tanto si potrà pervenire esclusivamente attraverso il deposito di documentazione ipocatastale o certificazione notarile sostitutiva da parte del creditore Banca, che ha proceduto alla tardiva rinnovazione. Alla luce delle argomentazioni esposte, il Tribunale assegnava un termine alla Banca creditrice entro il quale depositare documentazione ipocatastale ex art. 567 cpc (o certificazione notarile sostitutiva) relativamente a tutti i beni pignorati (sul punto anche Tribunale di Nocera Inferiore 27/09/2011).
Laddove il codice intende comminare la sanzione dell'inefficacia all'atto di pignoramento lo prevede espressamente, mentre l'inefficacia della trascrizione non impedisce che una rinnovazione tardiva di quest'ultima possa intendersi quale nuova trascrizione, con effetti ex nunc e salvezza degli atti processuali ed evidente risparmio di tempi e costi del "sistema giustizia".
L'inefficacia della trascrizione non deve dunque determinare la chiusura anticipata del processo. Infatti, la successiva reiterazione della trascrizione, con effetto ex nunc - astrattamente possibile poiché estranea al pignoramento, già in sé perfetto - consentirebbe il compimento di ulteriori atti esecutivi, sempre che il debitore non abbia nel frattempo disposto del diritto pignorato. In base a questa impostazione, il giudice dell'esecuzione, quando la trascrizione del pignoramento sia divenuta inefficace, dovrebbe assegnare agli interessati termine perentorio per eseguire una nuova trascrizione e depositare un ulteriore documentazione ipocatastale per provare che sussistono ancora le condizioni per disporre la vendita.
Nel caso le condizioni per disporre la vendita erano rimaste invariate; i beni non sono stati alienati a terzi né esistevano ulteriori creditori, pertanto non sussisteva alcun ostacolo a disporre il rinnovo seppure tardivo.
Inoltre nel caso in esame il mancato rinnovo non è dipeso dalla inerzia del creditore ma dalla impossibilità oggettiva di provvedere al rinnovo in tempi utili e cioè entro la scadenza, per le ragioni sopra spiegate.
Non era dunque sufficiente "richiamarsi" ad un (diverso) precedente giurisprudenziale della Cassazione, che peraltro neppure si attagliava al caso di specie, né può sempre valere il criterio per cui i giudici di merito, senza assumere coraggiose iniziative, si limitano alla sola ricerca di comode massime giurisprudenziali.
Ogni fattispecie ha delle peculiarità: quella in esame non escludeva nemmeno la possibilità per il creditore procedente – e per il suo procuratore – di "finire sotto processo" per inosservanza di provvedimenti del giudice civile non sospesi ex art. 388 c.p. Peraltro tale provvedimento neppure era stato sospeso dal giudice della opposizione.
Il caso andava sicuramente affrontato in maniera diversa. Vi è anche un Giudice delle leggi che può verificare, come in questo caso, se le conseguenze di un provvedimento di chiusura anticipata del processo esecutivo viola il diritto di difesa ex art. 24 della Costituzione (per il creditore) nel caso tale provvedimento sia impugnato e, nelle more, si addivenga alla fattispecie prevista dall'art. 2668 ter cpc.
Un ingorgo normativo esiste, ma la soluzione non era e non è la acritica ricerca di precedenti giurisprudenziali non attinenti in maniera specifica il caso di specie.